Editoriali

Abbattere i muri

L’ecologia globale della porta accanto

4 marzo 2025
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la professoressa Maria Giulia Cantiani ©UniTrento
di Maria Giulia Cantiani
professoressa di Ecologia al Dipartimento di Ingegneria civile ambientale e meccanica di UniTrento

Sono molti i muri che dovrebbero essere abbattuti nell’epoca attuale, impresa ciclopica che forse solo le giovani generazioni riusciranno a portare avanti. I muri che, nel mio piccolo, cerco di abbattere con il lavoro di docente di Ecologia, al corso di laurea triennale in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio, sono prima di tutto i muri delle aule, quel diaframma fisico che separa i luoghi dove si studia dal mondo “fuori”. Ho la fortuna di insegnare a Mesiano dove l’edificio, nonostante le sue vecchie magagne, ha il grande pregio di essere circondato da un parco abbastanza ampio e ricco di specie arboree. “Quattro passi fuori dall’aula” è un’attività che propongo ormai da diversi anni agli studenti, nella prima giornata di sole, all’inizio del corso, invitandoli ad osservare, a cercare differenze e somiglianze tra le diverse specie vegetali, di cui ancora non conoscono il nome. È un esercizio che in un primo momento li lascia stupiti, talvolta scettici, spesso incuriositi, ma alla fine quasi sempre soddisfatti e desiderosi di tornare di nuovo a esplorare il parco.

Dal parco di Mesiano alle pendici della Marzola, per cominciare a riflettere su come sono fatti gli ecosistemi forestali di prossimità, quelle foreste periurbane che hanno avuto un ruolo strategico ai tempi del covid, in quel periodo in cui le persone, confinate per lunghi mesi nelle proprie abitazioni, potevano finalmente tornare a contatto con la natura, sia pure fornite di mascherina e a debita distanza l’una dall’altra. In un’attività laboratoriale, condotta in occasione del seminario sui servizi ecosistemici nell’a.a. 2020/2021, quando i corsi venivano tenuti in modalità blended, le interviste condotte sul campo da un gruppo di studenti ne hanno messo in risalto l’importanza per il benessere psicofisico dei cittadini. Chi non poteva frequentare in presenza, conduceva invece la ricerca tramite un questionario online. Tutti sono rimasti molto colpiti da quanto emergeva dalle loro indagini, che hanno fornito uno spunto per ragionare su aspetti di conservazione, di gestione degli ecosistemi e di governo del territorio.

Per allargare ancor più gli orizzonti, durante il corso vengono proposte ogni anno agli studenti delle visite di studio che hanno lo scopo di far loro conoscere gli ecosistemi di montagna e le formazioni ripariali e di confrontarsi con i tecnici che operano sul territorio nei diversi ambiti connessi alla gestione delle risorse naturali, alla difesa del suolo, alla salvaguardia della biodiversità. Queste attività hanno molte utili ricadute: messi a diretto contatto con i problemi concreti, gli studenti familiarizzano con la mentalità, l’approccio metodologico e il linguaggio specialistico di chi da tempo lavora nella pratica nei diversi settori, possono discutere di temi ambientali direttamente con i tecnici che operano sul campo e spesso, grazie a queste esperienze, vedono in una nuova prospettiva quanto hanno appreso in teoria, traendone motivazione per il proseguimento dei propri studi. Ciò è facilitato dal crearsi di un’atmosfera informale in cui ognuno si sente libero di esprimere la propria opinione e di fare domande.

Se è importante che gli studenti escano dall’aula per entrare in contatto con il mondo esterno, altrettanto utile e stimolante è portare funzionari di enti pubblici, ricercatori di varie discipline e professionisti a incontrare gli studenti per parlare loro di temi specifici, raccontare la propria esperienza lavorativa, discutere di possibili soluzioni ai grandi problemi ambientali che caratterizzano il nostro tempo. Ho sempre visto un grande apprezzamento per queste iniziative, sia da parte degli studenti che si proiettano così verso possibili sbocchi lavorativi, sia da parte degli ospiti esterni (alcuni: “vecchi” studenti del nostro corso di laurea) che sono contenti di avere l’occasione di incontrare dei giovani, di parlare delle proprie attività e magari di riallacciare i contatti con il mondo accademico. Qualche mese dopo la tempesta Vaia, che nell’ottobre del 2018 ha distrutto enormi estensioni di foreste nelle Alpi centro-orientali, nell’ambito del corso di ecologia è stato organizzato un seminario, aperto anche al pubblico, in cui spiegare la dinamica dell’evento, valutarne le conseguenze sul territorio e fare il punto sulle modalità di intervento. Colleghi del Dipartimento e tecnici forestali della Provincia si sono confrontati di fronte a una platea attenta, costituita non solo dagli studenti, ma anche da cittadini attratti dal desiderio di capire qualcosa di più su quanto accaduto.

Nel corso degli anni, mi sono convinta che ci sono dei temi che non possono essere trattati in una prospettiva troppo settoriale perché travalicano i confini tra i vari ambiti scientifici e richiedono uno sforzo comune per essere affrontati. Parlare in modo serio di sostenibilità oggi e affrontare in modo efficace i problemi connessi al modello di sviluppo occidentale impone di abbattere i muri che esistono tra le discipline. Il ciclo di seminari di Introduzione ai cambiamenti climatici, organizzato dal Dicam e giunto alla terza edizione, fa uno sforzo in questa direzione. Dopo ecosistemi e acqua, quest’anno si è scelto di occuparsi di energia. Proposto agli studenti di tutti i corsi di laurea, è aperto anche al pubblico. L’idea è riuscire a trattare un tema complesso da diverse prospettive, con il concorso di docenti del nostro e di altri dipartimenti e con il contributo di uno o due studiosi esterni. I risultati sono stati finora incoraggianti: gli studenti apprezzano l’opportunità di cimentarsi con materie non sempre famigliari, ma di cui riconoscono l’importanza, i cittadini portano uno stimolante contributo alla discussione e noi docenti facciamo un ottimo esercizio per coordinarci tra noi e riuscire a parlare di argomenti difficili con un linguaggio semplice e comprensibile a tutti.

Per approfondire

How to Teach Ecology to Students of Environmental Engineering, https://dx.doi.org/10.4995/HEAd19.2019.9124

Trying to keep in touch with Nature during the COVID-19 pandemic: an experience from the University of Trento, https://doi.org/10.4995/HEAd24.2024.17237

Being effective when talking about Climate Change: an experience from the University of Trento, https://doi.org/10.4995/SEED2024.2024.19007