

Ci ha lasciati, a 84 anni, Edoardo Boncinelli, forse la figura di genetista-divulgatore più nota in Italia nell’ultimo quarto di secolo. Dado, come tutti nell’ambiente lo chiamavano, ha vissuto più vite professionali, e in ciascuna di esse è riuscito ad imporsi per l’originalità del suo apporto e l’impatto che ha avuto.
Fisico di formazione, si era presto orientato verso la biologia molecolare e la genetica. Questo passaggio dalla fisica alla biologia non è stato solo un cambio di campo bensì il segno di una visione della scienza come impresa unitaria, dove le domande fondamentali non si lasciano rinchiudere in compartimenti stagni. Negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso ha contribuito ad operare una profonda trasformazione nel nostro paese, importando i metodi e la mentalità operativa della biologia molecolare anglosassone nel contesto di una disciplina qui ancorata ad approcci puramente formali. Erano quegli gli anni del suo impegno al Cnr di Napoli, luogo all’epoca di grande avanguardia scientifica in Italia. Per comprendere la sua forza trasformativa, basti dire che un libretto tecnico scritto col collega Antonio Simeone e direttamente ricavato dai loro protocolli di laboratorio diventò una specie di manuale pratico sulle nuove tecniche, fra cui il sequenziamento del DNA, che circolava fotocopiato nei nostri laboratori di allora, e sul quale in tanti ci siamo formati. La sua figura, lucida, appassionata e profondamente interdisciplinare, ha rappresentato per generazioni di ricercatori un modello di pensiero aperto, rigoroso e capace di andare oltre i confini disciplinari. È stato fonte d’ispirazione non solo per le sue scoperte, ma per il suo modo di pensare e di essere scienziato: curioso, riflessivo, mai dogmatico.
La notorietà internazionale del Boncinelli scienziato è legata alla identificazione e allo studio nel nostro genoma di una classe di geni, i cosiddetti geni omeotici, diretti responsabili della costruzione dell’architettura del corpo durante lo sviluppo. Versioni più semplici di questi geni erano già state studiate anni prima nel moscerino della frutta, dove era stato possibile attribuire loro questo ruolo perché il corpo degli insetti mostra con maggiore evidenza la stessa struttura segmentale presente nei vertebrati fino all’uomo, e mutazioni in questi geni sconvolgevano la formazione di specifici segmenti. L’intuizione di Boncinelli fu quella di ricercare i geni omeotici nei mammiferi, coerente alla visione darwiniana che soluzioni di base si mantengono lungo tutto l’arco dell’evoluzione. Le scoperte del suo gruppo irruppero nella genetica molecolare di allora, completamente dominata da ricercatori statunitensi e britannici, come la dimostrazione che qualcosa di importante nel campo poteva giungere anche da un laboratorio dell’Europa del sud.
Con i primissimi anni duemila è cominciata una nuova fase della vita di Dado Boncinelli, che, sessantenne, ha di fatto lasciato la ricerca attiva per concentrarsi sull’insegnamento e soprattutto sulla divulgazione. Pilastro di quella che oggi chiamiamo terza missione dell’università, divenne la sua occupazione di gran lunga principale, prendendo le forme della pubblicazione di una settantina di libri in un quarto di secolo – un’attività editoriale di straordinaria intensità avente come baricentro i temi della biologia e della genetica inquadrati in un una prospettiva che potremmo dire umanistica, con continuo riferimento al sapere filosofico e letterario.
La sua scrittura, asciutta e mai banale, ha avvicinato la complessità della genetica, del cervello, della coscienza e dell’evoluzione anche a chi non aveva una formazione scientifica, contribuendo a costruire una cittadinanza più consapevole e critica. Assieme alle numerose collaborazioni giornalistiche e alla partecipazione a festival ed eventi culturali, i libri di Boncinelli rimangono come un corpus per nulla datato che ci riporta le idee sempre originali, interessanti e talora folgoranti di un uomo di scienza prestato alla riflessione sulla scienza. Senza nulla togliere a chi fa oggi della divulgazione un importante mestiere – cruciale vorremmo dire nel nostro paese, in gravissimo ritardo in questa funzione – Boncinelli è stato forse il capostipite e l’indiscusso maestro dello sparuto novero di chi invece ha all’attivo una rilevante attività di ricerca e da questa prospettiva si dedica all’impatto e alla percezione della scienza nella società, dando un contributo diverso in natura e non meno essenziale. In un’epoca segnata dalla frammentazione del sapere e dalla sfiducia nella scienza, Boncinelli ha rappresentato una voce limpida, autorevole, capace di costruire ponti tra le discipline e tra la scienza e la società.
Edoardo Boncinelli ha insegnato che la scienza è un’impresa profondamente umana, che richiede logica, ma anche immaginazione e senso critico. La sua eredità è viva nelle idee che ha lasciato, nei ricercatori che ha ispirato e in tutti coloro che, grazie a lui, hanno imparato a guardare la realtà con occhi più attenti e mente più aperta.




