Editoriali

In ricordo di Gianfranco Paci

Maestro e studioso umile e generoso che voleva ricostruire la verità storica

22 ottobre 2025
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il professor Enrico Cavada
di Enrico Cavada
già docente a contratto di Archeologia medievale cristiana all’Università di Trento

Una carriera accademica brillante dedicata allo studio e all’insegnamento dell’epigrafia: romana innanzitutto. Gianfranco Paci, nato a Camerano (Ancona), primo docente di Storia romana dell’Ateneo trentino, all’età di 79 anni si è spento recentemente a Sirolo, dove risedeva.

Allievo di Lidio Gasperini, del quale ha proseguito l’opera a Macerata in quella stessa università dove si era laureato a pieni voti. Proficua è stata la vita di docente, avviata a Trento nel 1986 come professore straordinario e poi ordinario incaricato di Storia romana alla Facoltà di Lettere e Filosofia da pochissimi anni istituita e contribuendo all’avvio delle attività e dei corsi. Rientrato a Macerata nel 1990, vi ha ricoperto e diretto ininterrottamente con entusiasmo e passione la cattedra di Epigrafia romana, fino alla quiescenza. Professore emerito dal 2015, nel corso della carriera di docente è stato anche visiting professor alla Sorbonne Université e l’École normale supérieure di Parigi oltre che membro di prestigiose associazioni e accademie scientifiche nazionali e internazionali.

Legato all’insegnamento all’Università di Macerata, Gianfranco Paci ricoprì anche numerosi incarichi istituzionali: direttore del Dipartimento di Scienze archeologiche e storiche dell’Antichità e del Centro di documentazione e ricerca sull’Africa settentrionale (cui restano legate le missioni dell’Università di Macerata in Libia e in Tunisia, presidente del consiglio del corso di laurea in Lettere, prorettore e preside della Facoltà dal 2006 al 2012). Ha diretto la collana «Ichnia» del Dipartimento di Scienze archeologiche e storiche dell’Antichità e condiretto la rivista «Picus. Studi e ricerche sulle Marche nell’Antichità» contribuendo enormemente con gli scritti contenuti a precisare e ampliare la conoscenza dell’antichistica di questa regione.

Come ricercatore e studioso del mondo antico, Gianfranco Paci ha saputo ritagliarsi una propria, specifica fisionomia caratterizzata da ampiezza di temi, da varietà delle fonti e dalla capacità di muoversi con agilità in contesti geografici e cronologici differenti. Accanto alla competenza, un’innata gentilezza, l’attenzione sincera verso tutti gli interlocutori e la capacità di rendere il proprio interesse un terreno di lavoro comune, accessibile e stimolante.

Elementi ben sottolineati nel messaggio di cordoglio espresso ai famigliari e a quanti lo hanno conosciuto e stimato dal rettore dell’Ateneo maceratese Johan McCourt che ha ricordato nella sua  figura non solo il maestro che ha saputo insegnare, dialogando e ascoltando, ma soprattutto l’uomo di grandi doti e grande bontà intellettuale sempre contrassegnata da un profondo “rispetto e umanità nei rapporti con i colleghi, generosità verso gli allievi, umiltà di studioso mosso da vivace curiosità e dal desiderio di ricostruire la verità storica”.

Solidamente attaccato all’epigrafia del mondo romano, sia in caratteri latini che in caratteri greci, che la vasta bibliografia degli scritti (oltre 400) dimostra sempre di conoscere di prima mano, Gianfranco Paci ha abbracciato la storia antica ben oltre i confini del territorio marchigiano. Accurate e spesso logoranti ricognizioni hanno così interessato luoghi dell’Italia settentrionale e dei territori alpini, ma anche della Dalmazia, Albania e dell’Africa settentrionale ripetutamente frequentate con missioni archeologiche ed edizione di corpora epigrafici (Cirene, Narona e Salona).

Nel periodo in cui tenne la cattedra a Trento, Gianfranco Paci ebbe modo di interagire con il territorio e le sue istituzioni dimostrando interessi per il materiale epigrafico regionale che produssero una serie di lavori unitamente a un più robusto saggio uscito nel secondo volume della Storia del Trentino, pubblicato nel 2000 (ed. Il Mulino/Bologna). Oltre al riesame di testi noti o inediti, questi interessi hanno riguardato monumenti votivi e funerari, i reperti epigrafici dell’Alto Garda con un corpus servito per la ricomposizione del lapidario del Museo Alto Garda. Citazione particolare meritano infine due contributi più tardi: uno (2002) riguardante un fitto testo in caratteri greci inciso su un sottile filatterio in lamina d’argento arrotolata, datato tra II e III secolo d.C. e di complessa trascrizione; l’altro sulle attestazioni testimoni della mobilità di tridentini del mondo antico in diverse regioni dell’impero e di forestieri a Trento (2018).

Ma prima di tutto questo, Gianfranco Paci durante gli anni di presenza nell’Ateneo trentino e nei successivi è stato un interlocutore e amico prezioso per l’Ufficio Beni archeologici provinciale, con cui - e con rara disponibilità - ha condiviso plurime occasioni di confronto e accurate ricognizioni: per tutte valga la salita nell’estate del 1989 al monte Pergol (catena del Lagorai) a ritrovare e documentare con rigore e metodo un’iscrizione confinaria del municipium romano di Trento, incisa con caratteri monumentali su una parete di porfido a oltre 2000 metri di quota e unica ad oggi nota.

Pax tecum, vir bone et perite!