Editoriali

La forza dell’empatia

Guardare al futuro mettendosi nei panni degli altri

18 dicembre 2025
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il professor Flavio Deflorian, rettore dell'Ateneo di Trento ©UniTrento ph. Pierre Teyssot
di Flavio Deflorian
rettore dell'Università di Trento

Con l’avvicinarsi della fine dell’anno e delle festività natalizie, è naturale fermarsi a riflettere. I momenti di passaggio, infatti, offrono l’occasione ideale per ripensare a quanto è accaduto, ripercorrere le tappe dei nostri vissuti personali e, al contempo, guardare al domani, cercando di inquadrare tutto questo in una cornice di senso condiviso.

Il 2025 è stato senza dubbio un anno intenso per l’Università di Trento. Abbiamo portato avanti progetti rilevanti in diversi ambiti: abbiamo, ad esempio, rafforzato la formazione e la ricerca in ambito medico, proseguito l’intensa attività dei Dipartimenti di eccellenza e ottenuto riconoscimenti internazionali per la qualità della nostra ricerca. Accanto alle novità, abbiamo affrontato una quotidianità spesso intensa, scandita da didattica, ricerca, iniziative di terza missione, attività amministrative e organizzative. Un lavoro collettivo, reso possibile dall’impegno e dal contributo di tutto l’Ateneo.

Dicembre però non è solo tempo di bilanci. Per nostra impostazione, infatti, siamo sempre più inclini a guardare in avanti, piuttosto che indietro. La comunità universitaria è soprattutto una comunità studentesca che, per la sua età media, guarda naturalmente al futuro.

Guardare al futuro in questo momento però non è facile. L’incertezza domina gli scenari dove si profilano cambiamenti geopolitici radicali, capaci di mettere in discussione conquiste che sembravano ormai consolidate, soprattutto nella nostra Europa. Valori di collaborazione, di democrazia, di rispetto per la diversità non sono più generalmente condivisi e ritenuti universali. Il rifiuto della guerra come strumento per risolvere problemi si affievolisce e la legge del più forte, ad ogni livello, sembra prendere piede. Le nuove tecnologie (in particolare l’AI) generano entusiasmo e speranze, ma anche apprensione e dubbi. Siamo in un momento di transizione, di passaggio critico, con molte incertezze appunto.

Forse nei decenni scorsi non abbiamo colto prontamente i segnali premonitori che avrebbero potuto aiutarci ad affrontare meglio le sfide attuali; oggi, tuttavia, non dobbiamo cadere nell’errore opposto, quello di restare intimoriti e impotenti di fronte alla complessità della situazione.

Siamo ancora in tempo per riprendere in mano le redini del futuro riaffermando i valori di tolleranza, universalità e rispetto che sono il fondamento di quanto facciamo all’Università. La storia ha sempre alternato momenti di crisi e difficoltà a momenti di crescita. Non bisogna rassegnarsi, ma riaffermare le cose in cui crediamo, partendo da qui.

L’Università ha oggi più che mai un compito educativo e formativo decisivo e, forse anche per questo, è guardata con insofferenza da parte di qualche esponente politico. Il libero pensiero ed il rispetto per gli altri sono la quotidianità in ogni Università degna di questo nome, ed è così ovviamente anche da noi. E la collaborazione con la società e con le altre istituzioni omologhe in tutto il mondo è il modo che abbiamo, quotidianamente, per contagiare con i nostri valori altri ambienti. Sia chiaro, il mondo universitario, studentesco e accademico, non è moralmente migliore della società, ne è uno specchio, e basta leggere i giornali per averne conferma. Ma è il luogo in vengono custoditi i valori che possono, se praticati, essere un seme che può, con molta pazienza, dare frutto nella società tutta.

Ci sono sfide che sono necessariamente collettive e che affronteremo assieme, ma ci sono contributi che ognuno di noi può dare, in ogni momento e in ogni ruolo. A questo riguardo c’è una parola che mi piacerebbe fosse al centro del prossimo anno, ed è empatia. L’empatia è la capacità di mettersi nei panni degli altri e condividerne il punto di vista. Alcuni ritengono questo sentimento un segno di debolezza, ma in realtà è la capacità, la forza, di uscire da una visione autoreferenziale e capire e rispettare di più.

Nell’augurare a tutte e tutti voi un Natale sereno e riposante, vi auguro anche di avere un po’ di tempo da dedicare a ciò che durante l’anno è facile trascurare e un 2026 pieno di empatia.