Editoriali

Le regole del gioco

Un'interpretazione giuridica del calcio

22 gennaio 2026
Versione stampabile
il professor Antonio Cassatella
di Antonio Cassatella
professore associato al Dipartimento Facoltà di Giurisprudenza

Di solito i giuristi non si occupano di sport, e, quando lo fanno, questo avviene soprattutto in rapporto a quanto succede fuori dai campi da gioco: ricorsi al Tar per mancate iscrizioni ai campionati professionistici, controversie in materia di doping, o addirittura vicende penali legate a fenomeni criminali presunti o reali (si pensi al calcioscommesse, alle infiltrazioni criminali negli stadi e simili). Accade però ogni tanto – e lo farà questa settimana a Trento venerdì 23 gennaio alla Facoltà di Giurisprudenza grazie alla presentazione di un libro scritto a più mani da giuristi – che il focus si sposti sulle regole del gioco e si discuta di quanto avviene nel corso delle competizioni sportive, con un’attenzione particolare a quello che resta lo sport più popolare e seguito in Italia: il calcio.

La tesi è molto originale e vuole che tutte le regole che si applicano nel campo da gioco siano vere e proprie regole giuridiche, da interpretare e applicare secondo criteri giurisprudenziali, in quanto lo stesso sport regolato può dirsi un “ordinamento giuridico” che esprime un interesse collettivo al normare lo svolgimento delle competizioni. Questo non orienta solo l’attività dei giocatori tenuti all’osservanza delle regole, ma soprattutto quella di chi deve applicare la regola per dirimere i conflitti che avvengono in capo e per attribuire all’una o all’altra squadra quanto le spetta sul campo: l’arbitro.

Una figura, quella dell’arbitro, che può essere assimilata a quella di un funzionario pubblico dotato di poteri sanzionatori, come potrebbe esserlo un vigile urbano o il membro di un’autorità garante del corretto funzionamento di un mercato regolato. L’aspetto più interessante in questo senso è quello dell’applicazione all’attività dell’arbitro sportivo tutti i criteri che orientano l’attività dei funzionari pubblici nell’individuazione dei fatti rilevanti e nell’applicazione delle regole ai singoli casi. Pensiamo, ad esempio, a quanto l’arbitro è chiamato a sanzionare un fallo, ad accertare un fuorigioco o ad assegnare un goal, anche con il supporto delle nuove tecnologie (Var, telecamere, sensori ottici).

Quali sono le implicazioni di questo modo di interpretare il calcio, come giocato a livello semiprofessionistico e soprattutto professionistico? Ricordiamo (e il libro ha il merito di prendere la cosa sul serio) che il calcio non è più un passatempo o un fenomeno ricreativo, ma un vero e proprio business che muove enormi capitali a livello globale e correlati interessi, sia nella gestione dei team, sia nello sviluppo del territorio situato attorno agli impianti, oltre che nel mercato dei diritti radiotelevisivi e di sfruttamento dei marchi sportivi, delle scommesse lecite.

Un’attività sportiva di tale rilevanza economico-sociale va regolata, anche nel campo da gioco, in maniera tale da tutelare le aspettative di tutti i soggetti coinvolti nell’evento, dentro e fuori dal campo. Questo implica una crescente domanda di regole certe, e di un’applicazione precisa, coerente e misurata di quelle regole. Ecco allora che diviene evidente come il modello di riferimento sia quello dell’interpretazione giuridica, non perché essa sia infallibile, ma in quanto evoca la figura del giurista come soggetto che applica professionalmente le regole.

L’arbitro diventa così il perno di questo sistema, chiamato non solo a far rispettare le regole, ma a interpretarle (e in questo punto sta la complessità del tema) in tempo reale secondo criteri di coerenza, proporzionalità e ragionevolezza, molto simili a quelli propri dell’applicazione del diritto. È proprio in questa funzione interpretativa, oggi ulteriormente rafforzata dall’avvento del Var e dall’introduzione di regole più analitiche e formalizzate rispetto a quelle del passato, che si coglie la trasformazione profonda del ruolo arbitrale nel calcio contemporaneo. Un ruolo sempre meno affidato alla valutazione individuale del professionista e sempre più vincolato a procedure, standard decisionali e controlli, anche ex post. La giurisprudenza, allora, può offrire un metodo di lettura e di applicazione delle regole capace di rafforzarne la legittimazione. Un contributo a un’evoluzione più trasparente del calcio.
Approfondimenti e dettagli sull’incontro sono disponibili, assieme alla locandina, a questo indirizzo.