Editoriali

Il futuro delle Olimpiadi invernali

Tra opportunità di sviluppo, visione di sistema e capacità di resilienza

2 febbraio 2026
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il professor Umberto Martini ©UniTrento ph.Alessio Coser
di Umberto Martini
professore ordinario al Dipartimento di Economia e Management

I grandi eventi sportivi sono iniziative di portata internazionale, dove alla dimensione agonistica e all’eccellenza nelle diverse discipline, si sovrappone una vasta partecipazione di pubblico (in presenza e via mass media), e, conseguentemente, di sponsor e investitori, interessati a sfruttarne la visibilità globale. Per questo, coinvolgono direttamente e indirettamente una molteplicità di attori, e hanno un significativo impatto sull’economia locale del territorio in cui hanno luogo. La loro complessità organizzativa richiede considerevoli attività di pianificazione e di coordinamento, legate anche agli investimenti necessari per le infrastrutture di supporto e per la gestione delle attività logistiche e operative, a cui si associano budget e responsabilità di alto livello.

Le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali rappresentano un caso emblematico dei grandi eventi sportivi: già dal momento in cui sono state assegnate il 24 giugno 2019 dal Comitato olimpico interazionale (Cio), i diversi territori ospitanti (oltre alla città di Milano - che ospiterà l’inaugurazione con la cerimonia allo stadio di San Siro - e al suo hinterland di Rho e di Assago, Cortina d’Ampezzo, Bormio (So), Livigno (So), Tesero e Predazzo in Valle di Fiemme (Tn), Rasun-Anterselva (Bz), hanno avviato una serie di processi organizzativi, infrastrutturali e logistici destinati a lasciare un segno permanente. Dal punto di vista della comunicazione, oltre all’innegabile effetto sull’immagine e la notorietà delle diverse destinazioni coinvolte, i giochi olimpici determinano un consistente flusso di ospiti e visitatori, che va ben oltre gli atleti e i relativi membri di team, staff e Federazioni, ma coinvolgono il mondo dei media, degli sponsor e, non ultimo per importanza e dimensione, la folla degli appassionati che desiderano vivere “live” i diversi eventi agonistici e le manifestazioni di contorno.

I giochi olimpici alimentano perciò almeno due tipi di capitale: un capitale immateriale, legato a immagine, notorietà e vocazionalità dei territori ospitanti; e un capitale materiale, legato alle strutture e alle infrastrutture realizzate per l’evento, destinate ad avere un’utilità ripetuta nel tempo a beneficio dei territori medesimi. Da questo punto di vista, il consistente investimento di risorse economiche, umane, organizzative e ambientali deve essere finalizzato non solo all’ottimo svolgimento dell’evento, quanto piuttosto alla generazione di ritorni e di ricadute positive nel lungo periodo. Si parla, a questo proposito, di legacy dei grandi eventi, intendendo con questo la capacità che devono avere di lasciare un payoff positivo nel lungo periodo, in grado di compensare lo sforzo finanziario e organizzativo, il consumo di risorse naturali e di generare valore aggiunto. Affinché ciò accada, è necessario prima di tutto garantire l’equilibrio economico/finanziario degli investimenti effettuati, che si lega sia all’ottimizzazione e all’efficienza dei processi, sia alla generazione di ricavi da molteplici ambiti di attività.

Un grande evento deve però riuscire a generare altri tipi di legacy, quali un effetto di alone positivo sul pubblico che ha assistito agli eventi nel territorio; un ritorno di visibilità e notorietà su scala mondiale, grazie ai contatti creati e ai diversi target raggiunti tramite i media, che si lega alla riconoscibilità dei territori e al loro corretto posizionamento nella percezione dei diversi mercati a cui si rivolgono; un risultato in termini di richiamo, legato alla capacità di generare presenze turistiche prima, durante e dopo l’evento. Le infrastrutture, le strutture, i flussi e la movimentazione di persone non possono essere neutre in termini di impatto sociale e ambientale: considerato il forte coinvolgimento della comunità locale e del territorio nel suo insieme, deve essere valutata attentamente la dimensione sociale delle ricadute del grande evento. E, non ultimo, deve essere valutato anche l’impatto ambientale, ossia la salvaguardia delle risorse naturali e culturali che vengono messe in pericolo non solo dall’elevato carico antropico durante l’evento, ma anche dal possibile aumento della frequentazione turistica ad esso conseguente.

In definitiva, ciò che conta è che i benefici generati dall’evento siano in grado di giustificare gli inevitabili impatti economici, sociali e ambientali, come accade per qualsiasi investimento proiettato in un orizzonte temporale di lungo periodo. Da ultimo, non si può non fare una riflessione legata al futuro delle olimpiadi invernali, messe alla prova dal cambiamento climatico e dalla conseguente modificazione delle precipitazioni nevose, soprattutto alle basse quote. Sarà ancora possibile, nei prossimi decenni, organizzare attività outdoor di questa rilevanza. In questo senso i giochi olimpici invernali sono anche una metafora delle difficoltà di gestione di eventi complessi, che richiedono per questo non solo grandi competenze, ma anche capacità di resilienza e adattamento che, fino a pochi anni fa, passavano in secondo piano.