Editoriali

Il senso del lavoro di ogni giorno

Persone, risultati e traguardi che fanno l’Ateneo

11 febbraio 2026
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il rettore Flavio Deflorian all'inaugurazione dell'anno accademico 2025 2026 ©UniTrento ph. Marco Parisi
di Flavio Deflorian
rettore dell'Università di Trento*

Vorrei iniziare parlando di ricerca, che continua a essere uno dei pilastri dell’identità del nostro Ateneo. Da anni, infatti, i nostri risultati ci collocano ai vertici del sistema universitario italiano: siamo stabilmente tra i primi dieci atenei per finanziamenti alla ricerca, sia nazionali sia internazionali. È un’eccellenza che non resta confinata nei dipartimenti e nei centri, ma che dialoga con il territorio, trasformando la conoscenza in opportunità concrete di sviluppo. A questo risultato contribuiscono anche i due nuovi Consolidator Grant dello European Research Council ottenuti nel 2025 e l’Erc Proof of Concept vinto all’inizio di quest’anno. Si tratta di riconoscimenti tra i più competitivi a livello europeo. Con questi successi, l’Ateneo raggiunge quota 49 finanziamenti Erc dal 2007: un dato rilevante, basato esclusivamente sull’eccellenza scientifica dei progetti e dei curricula.

A fine 2025 è arrivata un’ulteriore conferma: l’Università di Trento si è aggiudicata tre finanziamenti nel secondo bando del Fondo Italiano per la Scienza, promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Questi traguardi si collocano in un quadro generale molto solido. Per il terzo anno consecutivo, infatti, l’Università di Trento guida la classifica Censis dei medi atenei statali italiani. Il punteggio più elevato lo abbiamo ottenuto nella dimensione internazionale, un ambito in cui ci confermiamo la migliore università statale italiana anche nella classifica assoluta.
In questa prospettiva si inserisce il forum di Eciu, l’European Consortium of Innovative Universities, che abbiamo ospitato a giugno. È stata un’occasione preziosa di confronto su temi come competitività, innovazione e nuovi modelli di apprendimento.

Un altro passaggio decisivo del 2025 riguarda l’ambito sanitario. A dicembre, infatti, abbiamo salutato la nascita dell’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino, Asuit. Non è solo un cambio di sigla. Con questa realtà si apre una nuova fase nel rapporto tra Università e sistema sanitario provinciale. È un passaggio storico, che consolida il percorso avviato con la Scuola di Medicina e con l’attivazione delle prime scuole di specializzazione. La costituzione di Asuit è più di un traguardo organizzativo: vogliamo costruire un vero modo di “fare insieme”, integrando ricerca, formazione e assistenza. La sfida dei prossimi anni sarà rendere questa integrazione sempre più concreta, arrivando a una reale osmosi tra l’Università e chi lavora negli ospedali, con una partecipazione più forte alla ricerca, all’innovazione e alle scelte strategiche. 
In questo percorso, il 2026 segnerà anche un momento dal forte valore simbolico: vedremo i primi laureati e le prime laureate in Medicina e Chirurgia dell’Università di Trento. Li ho definiti i nostri “pionieri”, perché saranno i primi a portare a compimento un progetto nuovo, complesso e ambizioso.

Potrei continuare ancora a lungo con l’elenco dei traguardi raggiunti, ma credo sia più importante ricordare un altro aspetto. Dietro ogni successo c’è un lavoro quotidiano silenzioso, fatto di ore spese in aula, nei laboratori, negli uffici e nel dialogo costante con la società. Per questo, anche a nome del direttore generale Alex Pellacani, desidero ringraziare chi ogni giorno fa vivere l’Università di Trento: docenti, dirigenti, personale tecnico e amministrativo, collaboratori ed esperti linguistici. Senza la vostra competenza, il vostro impegno e la vostra passione, questi risultati oggi sarebbero impensabili. Vorrei ora condividere con voi alcune delle sfide che ci attendono nel prossimo futuro. Le sfide, a dire il vero, sono molte. Ed è giusto così, perché siamo un’università che continua a rinnovarsi, a porsi obiettivi sempre più ambiziosi. 
Le sfide, inoltre, sono in sintonia con lo spirito delle Olimpiadi che si disputano in questi giorni, anche vicino a noi. E nello sport, come nella vita accademica, ogni sfida è un'opportunità per crescere, per mettersi alla prova e avvicinarsi alla versione migliore di noi stessi.

La prima grande sfida del nuovo anno accademico riguarda il piano edilizio. La sua attuazione è oggi una delle nostre priorità. È un tema strategico per lo sviluppo dell’Ateneo e di tutto il territorio, che ormai riconosce nella sua Università una parte di sé. Per questo motivo è necessario delineare un programma chiaro e puntuale. Grazie al sostegno del finanziamento provinciale, possiamo ora pianificare con maggiore precisione ciò che serve. Abbiamo bisogno di nuovi spazi per crescere, per rafforzarci, per rispondere alle esigenze di una comunità accademica in evoluzione. Penso, in questo caso, soprattutto alla nuova sede di Medicina. È necessario, inoltre, adeguare i nostri edifici ai tempi in cui viviamo: renderli più funzionali, più accessibili, più sostenibili. Senza dimenticare gli interventi di manutenzione straordinaria indispensabili per tutelare e valorizzare il nostro patrimonio immobiliare. È una grande occasione che va perseguita se vogliamo che la nostra università sia al passo con le migliori realtà internazionali.

La seconda sfida che ci attende è il processo di fusione tra il Dipartimento di psicologia e scienze cognitive e il Centro interdipartimentale mente-cervello. Parliamo di due realtà scientifiche e accademiche di primo piano. Ciascuna, nel proprio ambito disciplinare, rappresenta un punto di riferimento a livello nazionale e internazionale per l’Università di Trento. E insieme contribuiscono a qualificare Rovereto come vera città universitaria. La fusione è la soluzione più razionale per accompagnare la crescita delle due strutture accademiche. Serve a consolidare e ampliare la posizione di rilievo scientifico già costruita nella ricerca, nella didattica e nelle attività di terza missione. E serve a rafforzare ulteriormente un’attrattività che entrambe le realtà esprimono già oggi.

*(tratto dall’intervento all’inaugurazione dell’anno accademico)