
Il giorno 14 marzo, denotato negli Stati Uniti come 3.14, si festeggia il numero Pi greco (π = 3,14).
L’ideatore di questa celebrazione è stato lo statunitense Larry Shaw, che nel 1988 all’Exploratorium di San Francisco, museo di scienze interattivo costruito negli anni 60 dal fisico Frank Oppenheimer, ha organizzato una giornata di festa con cortei circolari e vendita di torte di frutta (in inglese pie, che ha la stessa pronuncia di π).
Ogni anno nell’occasione vengono promosse iniziative per far dialogare la matematica con altri ambiti disciplinari come la filosofia, con varie espressioni artistiche come la musica e con la vita di tutti i giorni. Un modo per riscoprire storia, quotidianità ed evoluzioni della matematica. Appuntamenti saranno proposti anche a Trento in collaborazione con il Dipartimento di Matematica, l’Unione Matematica italiana ed Euregio Klassika al Castello del Buonconsiglio e al Muse.
Quando parlo della matematica, di cose da raccontare ne avrei moltissime.
Penso al magico momento nella Magna Grecia quando nella Scuola di Pitagora si creava una Teoria dei Numeri, associandoli alle lunghezze sia dei segmenti sia delle corde vibranti. Questo intreccio tra Geometria e Musica è alla base dello sviluppo culturale, sociale ed economico del nostro mondo ed ha portato alla creazione di sofisticati argomenti concettuali con i quali ci confrontiamo tutti i giorni.
La potenza dei numeri come strumento per comprendere tanti fenomeni, sia quelli naturali che quelli astratti della mente umana, ha permesso ai matematici, dall’antica Magna Grecia ad oggi, di affrontare problemi di grande complessità. Non sempre si riesce a risolverli, molti sono ancora aperti e rappresentano delle sfide per la matematica contemporanea.
L’evoluzione delle scale musicali, a partire dalla Scala Pitagorica fino alla Scala Temperata (o temperamento equabile), rappresenta un percorso sperimentale nella prassi musicale che, nei secoli, ha accompagnato la creazione della Teoria dei Numeri. Quest’ultima poggiandosi sui numeri naturali, si è estesa ai numeri razionali, irrazionali, algebrici e trascendenti.
Pi greco, che possiamo definire come l’area di un cerchio di raggio uno o come il rapporto tra la lunghezza della circonferenza e un suo diametro (l’equivalenza tra le due definizioni è stata dimostrata da Archimede), è un numero che i matematici mettono tra quelli più difficili da comprendere e utilizzare. È un numero “trascendente”, che, semplificando, potremmo dire trascende dagli strumenti dell’algebra.
Π però appare con sorprendente regolarità nella descrizione dei grandi problemi della scienza moderna. Ad esempio, è un ingrediente fondamentale nella equazione di Campo di Einstein, le cui soluzioni sono le onde gravitazionali, che potremmo definire la “musica dell’Universo”. Appare anche nei valori delle Zeta di Riemann, la funzione forse più importante per la matematica contemporanea, in grado (congetturalmente) di descrivere la distribuzione dei numeri primi. Questi ultimi sono gli atomi, le note fondamentali, dell’aritmetica; ogni numero naturale, infatti, si scopone in maniera unica in primi, come avevano intuito i matematici greci. Comprendere la loro distribuzione (frequenza), sia all’interno di tutti i numeri, sia nella scomposizione di un numero fissato, è un po’ come scrivere lo spartito di una musica, che vibra nell’aria o che si crea nella mente.




