Editoriali

Ora legale, a chi conviene?

Tra risparmio energetico, politica e salute: la scelta di cambiare non è neutra

18 marzo 2026
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Il professor Maurizio Fauri ©UniTrento
di Maurizio Fauri
professore di Sistemi elettrici per l'energia all’Università di Trento

Nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo 2026, torna l’ora legale e le lancette vanno spostate in avanti di un'ora. L'idea originale fu di Benjamin Franklin che, nel 1784, pubblicò sul Journal de Paris la proposta di svegliarsi prima per sfruttare la luce del mattino e risparmiare così il consumo di candele. L'ora legale divenne, però, realtà concreta soltanto durante la Prima guerra mondiale quando la Germania la introdusse nel 1916 per ridurre il consumo di carbone destinato all'illuminazione artificiale.
L'Inghilterra seguì a stretto giro e anche l'Italia adottò l’ora legale per la prima volta nel 1916, sempre a causa della guerra; poi la abbandonò e la riprese con discontinuità, finché il suo utilizzo fu definitivamente ufficializzato nel 1965. Storicamente, la motivazione principale dell'ora legale è sempre stata il risparmio energetico, soprattutto durante la crisi petrolifera degli anni '70, quando l'obiettivo era ridurre i consumi sfruttando un'ora in più di luce serale.
Dal 2004 ad oggi, Terna ha stimato per l’Italia un risparmio complessivo di oltre 12 miliardi di kilowattora e circa 2,3 miliardi di euro, con benefici ambientali significativi in termini di minori emissioni di CO₂. 
Oggi, tuttavia, questa motivazione è dibattuta perché il mondo è cambiato e i consumi energetici non sono più quelli di cinquant'anni fa. L'illuminazione a Led è molto più efficiente ed il picco di assorbimento si è spostato nelle ore pomeridiane a causa della climatizzazione estiva.
A seguito di questo dibattito, nel 2018 la Commissione europea lanciò una consultazione pubblica con un esito dell'84 per cento a favore dei cittadini europei che intendevano abolire il cambiamento di orario.
Il Parlamento europeo approvò quindi una direttiva per porre fine al cambio dell’ora entro il 2021, lasciando a ogni stato membro la libertà di scegliere se adottare in via permanente l'ora solare o quella legale. Il Consiglio dell'Unione europea non è però riuscito a trovare un accordo finale perché la scelta del cambiamento di orario non implica solo aspetti tecnici, ma è influenzata anche da ragioni geografiche e politiche. Per gli Stati del Nord Europa sarebbe preferibile avere sempre l'ora solare per garantire un minimo di luce mattutina, mentre gli Stati del Mediterraneo, come Italia e Spagna, spingono per avere sempre l'ora legale per un maggior vantaggio nel turismo, nel commercio e nel risparmio energetico. Ci sono inoltre questioni di armonizzazione economica che complicano il quadro: provando ad ipotizzare il caso in cui la Francia adottasse l'ora legale e la Germania quella solare, si intuisce come possano subito nascere dei notevoli scompensi del mercato unico, oltre a disagi per i trasporti e le comunicazioni.
Esistono poi da valutare gli impatti sul corpo umano provocati dal cambio dell'ora, partendo dal ritmo circadiano (l’orologio biologico interno) che regola quasi tutte le funzioni fisiologiche: dal ciclo sonno-veglia alla secrezione ormonale, dalla temperatura corporea alla pressione sanguigna, dal metabolismo fino all'umore. Questo orologio è sincronizzato principalmente dalla luce blu del mattino che segnala all'ipotalamo che è giorno. La melatonina, l'ormone del sonno, viene soppressa dalla luce e rilasciata nell'oscurità. L'intera cascata ormonale che regola la veglia, l'attenzione, la digestione e il sistema immunitario segue questo ritmo con una precisione affinata in milioni di anni di evoluzione. 
Quando le lancette vengono spostate in avanti di un'ora, al corpo viene imposto uno sfasamento artificiale che, per circa una settimana o più, crea un disallineamento dell'organismo tra l'orologio biologico e quello sociale (legato ai calendari e agli impegni). Si possono creare dei disturbi alla salute che non provocano solo sonno e stanchezza, ma alterazioni sul metabolismo del glucosio per il cambio del ritmo dei pasti, modifica dell'umore ed episodi depressivi, mutamento del ciclo del cortisolo che regola la pressione arteriosa e l'aggregazione piastrinica. Per fortuna, nella maggior parte dei casi questi effetti sono transitori, dato che il corpo umano riesce ad adattarsi.
Il gesto di spostare le lancette non è affatto neutro. Dietro la modifica di una sola ora c'è la biologia millenaria del corpo umano, la fisica del sole, l'economia dell'energia, la psicologia dell'abitudine e perfino la complessità della governance sovranazionale. Chi l’avrebbe mai detto?