Editoriali

In ricordo di Fabio Roversi Monaco

Sapere, conoscenza, cultura e arte come via di sviluppo personale e collettivo

2 aprile 2026
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la professoressa Daria de Pretis (ph. Claudia Mazza)
di Daria de Pretis
professoressa emerita dell’Università di Trento

Fabio Roversi Monaco, rettore dell’Università di Bologna per quindici anni (1985-2000), rimane per molti, sicuramente per tutti quelli che l’hanno conosciuto, “il” Magnifico Rettore, l’unico o il «massimo primo tra i pari», come lo definì Umberto Eco che gli era amico nell’ode che gli dedicò al termine del suo mandato. Nelle commemorazioni di questi giorni sono stati ricordati molti aspetti del suo straordinario impegno di studioso, uomo di cultura, amante dell’arte e mecenate, protagonista della vita accademica, civile, economica del suo tempo.

Il suo nome resta principalmente legato all’università: certamente alla sua gloriosa, amatissima Università di Bologna, ma, insieme, all’università come istituzione. Da rettore lanciò l'Ateneo bolognese verso il mondo e a Bologna portò il mondo a celebrarne i novecento anni. L’Alma Mater era allora un’università di antico lignaggio ma un po’ polverosa, come lo era la maggior parte degli atenei italiani. Le celebrazioni determinarono una sorta di “risorgimento” dell’accademia e diedero nuova linfa all’idea, antichissima ma infiacchita, dell’università come luogo specifico dell’universalità del sapere, come “grande fuoco” di cultura, memoria, conoscenza, pensiero, discussione, fuoco diffuso in mille sedi e sopravvissuto per più di mille anni, sempre capace di ravvivarsi e innovarsi nel corso dei secoli. Sotto la sua guida iniziò ed ebbe compimento un processo di apertura e di internazionalizzazione che avrebbe costituito un modello di riferimento globale. Il rinnovamento investì ogni aspetto dell’istituzione universitaria, dall’organizzazione alle strutture operative, dalla cura degli studenti e dei docenti al rapporto con la città e le altre istituzioni pubbliche e private. Anche questa rinnovata consapevolezza del ruolo dell’università nella vita civile fu e resta un modello per tutti.

Nel 1988 a Bologna 430 rettori di tutto il mondo firmarono la Magna Charta Universitatum, che afferma l’indipendenza dell’università e i principi fondamentali di libertà della conoscenza, inscindibilità fra ricerca e insegnamento, globalità del sapere al di là di tutti i confini, geografici, politici, ideologici, ripudio dell’intolleranza e affermazione del dialogo fra culture. La Charta, la cui attuazione sarebbe poi stata da lui stesso coordinata per molti anni, è oggi sottoscritta da oltre ottocento università in rappresentanza di quasi cento paesi. Su quella scia, il rettore Roversi Monaco avrebbe poi dato vita nel 1999 al Bologna Process con l’obiettivo di costruire uno Spazio europeo dell’università, basato su principi e criteri condivisi, e rendere effettiva la circolazione e lo scambio di studenti, docenti e ricercatori.

Dopo il Rettorato Roversi Monaco fu artefice di nuove iniziative culturali. Ideò fra le altre il progetto Genus Bononiae, uno straordinario museo diffuso in vari luoghi di cultura bolognesi, che acquistò e restaurò rendendoli fruibili al pubblico. Il sapere, la conoscenza, la cultura, l’arte, non erano per lui semplice oggetto di godimento e crescita personale, ma mezzo di innalzamento della persona e di sviluppo collettivo, strumento per realizzare il bene comune.

Fabio Roversi Monaco è stato naturalmente anche un grande giurista, studioso raffinato del diritto pubblico e del diritto amministrativo, maestro di un’importante scuola di diritto, diffusasi da Bologna in molti atenei anche stranieri. È stato, per un quarto di secolo, direttore della Scuola di Specializzazione in Studi sull’Amministrazione pubblica (Spisa) di Bologna, amministratore delegato della Treccani, presidente di altre varie istituzioni. Fu protagonista del processo che condusse alla privatizzazione delle fondazioni bancarie e contribuì in modo decisivo al loro rafforzamento patrimoniale e alla loro redditività. Autore di innumerevoli scritti, diresse riviste, collane giuridiche e comitati editoriali.

In questa veste di studioso e organizzatore degli studi giuridici lascia un’eredità preziosa anche nel nostro Ateneo trentino. All’inizio degli anni ’80 del secolo scorso fondò, con Rodolfo Sacco, la Facoltà di Giurisprudenza, scuola di diritto e di vita accademica per molti di noi, dalle cui fila sarebbero usciti due rettori, Fulvio Zuelli e io stessa. Vorrei concludere con un ricordo personale. Di fronte al crescente successo di Giurisprudenza a Trento mi diceva scherzando che lo sapeva che non avrebbe dovuto fondarla: tutti studenti persi per Bologna! In realtà, essendo come tutti i grandi molto generoso, godeva del nostro successo e di quello di un ateneo che, sia pur giovane, era riuscito a svilupparsi così brillantemente in continuità con i valori universali dell’università cui ha dedicato la vita.