
L’immagine di sé stesso che il presidente Trump ha postato su Truth Social lo scorso 12 aprile, il giorno dopo è stata da lui ritirata spiegando che essa non lo ritraeva con le sembianze di Cristo, bensì come un medico della Croce Rossa nell’atto di risanare un malato: «It's supposed to be as a doctor making people better, and I do make people better. I make people a lot better».
Di fatto l’immagine, capace di suscitare critiche immediate anche tra i Maga sia cattolici che protestanti, affida a una grafica oleograficamente pacchiana il messaggio megalomane di Trump. Ma in che cosa consiste questo messaggio, e come mai la sua connotazione “cristologica” è risultata subito chiara a tutti, coprendo ulteriormente di ridicolo i tentativi di smentita del presidente Usa? È questo il tema a cui ho dedicato una lezione durante il corso di Introduzione all'Iconografia, rivolto a studenti e studentesse del corso di Beni culturali del nostro ateneo. Infatti, come gran parte dell’immaginario collettivo contemporaneo, anche la recente immagine trumpiana - prodotta dichiaratamente dalla IA - attinge a una tradizione visiva più che millenaria, veicolando una serie di messaggi che vengono assorbiti in modo spesso inconscio. Da qui la necessità di decodificarli, cioè di interpretare il passato per capire il presente, con tutte le insidie che esso contiene.
Partiamo dalla figura del presidente Trump al centro della scena, ritratto con la mano destra posata sulla fronte di un uomo che sembra giacere in un letto d’ospedale, forse in fin di vita: la forza taumaturgica del gesto è sottolineata dai raggi che lo circondano e che si sprigionano in modo analogo dalla mano sinistra, che pare reggere una sorta di sfera luminescente. Questo è il primo chiaro rimando all’iconografia cristiana, a cui la IA deve essere ricorsa quando Trump, o chi per lui, le rivolse una richiesta che con tutta probabilità suonava così: «Paint me as a healing Jesus». Si tratta di una fusione dell’immagine del “Christus medicus”, che ritrae Gesù nell’atto di risanare i malati, con la ben più canonica iconografia del “Salvator mundi”, secondo cui Cristo è raffigurato nell’atto di reggere una sfera nella mano sinistra (sfera che allude al globo terrestre, che può essere rappresentato trasparente o come un più realistico orbe terracqueo), mentre tiene la mano destra alzata nel tradizionale gesto benedicente. Quest’ultima immagine godette di una certa fortuna soprattutto in epoca rinascimentale, nella pittura italiana come in quella d’oltralpe: basti ricordare il noto Salvator mundi recentemente attribuito a Leonardo (c. 1505-1515), battuto all’asta nel 2017 e ora in una collezione privata di Abu Dhabi, così come l’analogo dipinto di Albrecht Dürer (ante 1505) al Metropolitan Museum di New York.
Un secondo elemento chiaramente cristologico, che affonda le sue radici nell’arte medievale, è l’alone di luce che attornia la figura di Trump, creando un riverbero a mo’ di aureola sulla sua chioma bionda: tutto questo è un ovvio rimando alla cosiddetta “mandorla” di luce - in chiara opposizione alle tenebre - che circonda la figura di Cristo quando egli è presentato “in gloria”, cioè quando appare nell’alto dei cieli nel suo ruolo di Dio onnipotente oppure di Dio giudice: è così che lo vediamo ad esempio nelle scene del Giudizio universale affrescate da Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova (1303-1305) e dal Beato Angelico nella Cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto (1447).
In entrambe queste raffigurazioni Cristo indossa una tunica rossa con un manto bianco; Trump indossa gli stessi colori, ma invertendoli: la sua veste è bianca mentre il manto che gli copre le spalle, ricadendo sul petto come fosse una stola, è rosso. Si tratta di una combinazione assai rara nell’iconografia di Cristo, il quale compare vestito di bianco, ma solo di bianco, nell’episodio della Trasfigurazione, dato che il testo evangelico parla esplicitamente delle sue vesti candide. È possibile che l’IA interpellata dal presidente abbia attinto all’immaginario del film Jesus Christ Superstar, dove Cristo è effettivamente, e inopinatamente, sempre vestito di bianco. Ciononostante l’accoppiata della tunica bianca con la stola rossa è estremamente sospetta, soprattutto alla luce del fatto che, poche ore prima di pubblicare il post con questa immagine, Trump aveva attaccato Papa Leone XIV. Di fatto l’abito candido sormontato dalla mozzetta e dalla stola (entrambe rosse, colore che rimanda alla clamis purpurea, una delle insegne imperiali che nell’Alto Medioevo passarono al pontefice) costituiscono l’abbigliamento con cui il papa si presenta nelle occasioni pubbliche ufficiali, a partire dal momento della sua elezione. Difficile dunque non sospettare che con questa scelta Trump non intendesse porsi in aperta competizione con il pontefice, appropriandosi dei suoi attributi visivi più riconoscibili.
Concludiamo soffermandoci sulla figura meno immediatamente riconoscibile tra quelle che popolano la scena, cioè l’inquietante personaggio che, alla guida di un gruppo di soldati, fluttua tra i raggi di luce sulla testa di Trump: se le sue grandi ali ricordano la dea della Vittoria di origine greco-romana, il diadema radiato che gli cinge il capo richiama la Statua della Libertà. Si tratterebbe dunque della personificazione di un’America vittoriosa, e non è un caso che una figura analoga sia stata progettata per sormontare il monumentale Arco di Trionfo che Trump intende costruire a Washington per celebrare i 250 anni dalla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti. D’altra parte, nell’immagine postata da Trump, questa figura avanza minacciosa indossando un gilet tattico nelle cui tasche portamunizioni si intravvedono granate e caricatori: una triste conferma di come la IA sia perfettamente al passo coi tempi.




