

Il 20 maggio ricorre la Giornata mondiale delle api, istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni unite in occasione della nascita di uno dei precursori dell'apicoltura moderna, lo sloveno Anton Janša (1734-1773). La giornata si prefigura l’intento di ricordare l’importanza che gli impollinatori - messi sempre più a rischio da cambiamenti climatici, inquinamento ed uso di pesticidi per coltivazioni - hanno per il nostro ecosistema. Tuttavia, questi animali non sono solo fondamentali per l’arricchimento delle nostre tavole di frutta, verdura e miele, ma sono altresì strumenti utilissimi per arricchire le nostre conoscenze su abilità cognitive e funzionamento del cervello.
Le api costituiscono un modello animale oggigiorno largamente studiato nelle neuroscienze, data anche la loro complessa organizzazione sociale, nonché le capacità comunicative peculiari (come la famosa ‘danza’ con cui le foraggiatrici comunicano alle compagne la posizione di fonti di cibo). Il variegato spettro di intelligenza dimostrato da questi insetti è recentemente tornato alla ribalta da fresche conferme che hanno contribuito a risolvere un acceso dibattito scientifico: se esperimenti iniziali avevano suggerito la capacità delle api di distinguere la numerosità di elementi osservati, altri avevano sollevato la critica che tali valutazioni fossero influenzate da altre caratteristiche visive non riconducibili al numero. La nostra recente analisi ha ristabilito l’evidenza per cui tali insetti sono capaci di usare indizi puramente numerici.
Ma gli studi sulle abilità cognitive delle api sono ben più ampi e sorprendenti: dal possesso di una codifica astratta della quantità (generalizzazione da ‘più numeroso’ a ‘più grande’ e viceversa), a capacità di categorizzazione astratta (differenziazione di quadri impressionisti da cubisti), ad apprendimenti di regole e associazioni complesse. Tutto ciò, elaborato da un cervello di un millimetro cubo formato da appena un milione di neuroni. Non stupisce, dunque, come le api siano materia di studio e un modello fondamentale per le neuroscienze moderne. L’accessibilità del loro piccolo network neuronale ha permesso di investigare, tra le altre cose, come i pesticidi influiscano sulla morfologia e la funzione di varie aree cerebrali.
Oppure come diverse combinazioni odorose siano codificate dalle sottostrutture alla base dei centri primari di elaborazione olfattiva. E ancora, come la lateralizzazione del cervello e una codifica asimmetrica dell’informazione sia fondamentale in differenti processi cognitivi, analogamente a ciò che accade anche nell’uomo. In sostanza, come una struttura cellulare complessa quale il cervello, condivisa da tutti gli animali, indipendentemente dalle sue dimensioni, possa supportare elaborazioni così sofisticate come quelle che le api e gli umani mettono in atto quotidianamente.
Il Centro interdipartimentale Mente Cervello (Cimec) dell’Università di Trento si è distinto a questo proposito, perché proprio qui sono state condotte alcune delle ricerche più importanti e originali sul cervello e il comportamento di questi insetti. Potrà sorprendere che i neuroscienziati si dedichino a cervelli in miniatura come quelli delle api. Ma l’idea che coltiva chi fa scienza è riuscire ad individuare i principi primi, le regole di funzionamento di un sistema. Indagare come funziona il cervello impiegando sistemi neuronali semplici serve proprio a questo: a capirne i principi di funzionamento più generali.
Per tutte queste ragioni è bene ricordare l’importanza delle api in ogni circostanza. E, ogni anno, nella Giornata mondiale delle api, celebrare questi insetti straordinari anche per il loro importante contributo alle nostre conoscenze su come funziona il cervello.




