
Massimo Bertamini, Max per i colleghi ed amici, ci ha lasciati dopo una lunga battaglia venerdì 8 maggio 2026. In lui convivevano peculiari competenze scientifiche e spiccata umanità, dualismo che lo rendeva una persona stimata in modo trasversale e incondizionato da colleghi, studenti, amici.
Il percorso professionale di Massimo inizia nel 1980 con il diploma di enotecnico all’Istituto agrario di San Michele all’Adige (Iasma). Dopo la laurea in Scienze agrarie a Padova nel 1986 ed il servizio militare, rientra a Iasma come insegnante di viticoltura. Per cinque anni si divide tra le docenze e la sperimentazione viticola, finché nel 1991 sceglie definitivamente la strada della ricerca. Diventa ricercatore di ruolo nel 1995 e senior nel 2002, assumendo negli anni la responsabilità di unità e dipartimenti. Forte è stata negli anni la spinta all’internazionalizzazione: per vent'anni è stato il riferimento per i corsi internazionali con Geisenheim e Wiesbaden in Germania, gestendo la formazione universitaria per la neonata Fondazione Edmund Mach. Questo lungo impegno didattico e scientifico è culminato nel 2014 con l'abilitazione scientifica nazionale e, nel 2017, con la chiamata come professore di seconda fascia al Centro Agricoltura Alimenti Ambiente (C3A) dell’Università di Trento come docente di Viticoltura 1 e Viticoltura 2. Nonostante la malattia, Massimo ha continuato nell’operato didattico con costanza e dedizione fino a pochi giorni dalla sua scomparsa, dimostrando una passione smisurata verso l’insegnamento. Questo suo cammino dignitoso e consapevole nella malattia ha colpito profondamente e rimarrà indelebile in tutti i colleghi che lo hanno conosciuto: un esempio raro di forza, perseveranza e amore per la vita, che si è trasformato per noi in una sua intensa, ultima, lezione.
Massimo è stato un ricercatore caratterizzato da intuizioni lucide e visionarie, pioneristiche ma allo stesso tempo di immediata e reale utilità per il settore produttivo. Le sue ricerche sull’attività fotosintetica della vite e sulle basi fisiologiche della risposta della pianta a diversi stress ambientali rimangono sicuramente tra le prime nel panorama mondiale, in particolare per l’utilizzo di tecniche innovative nello studio della foto-inibizione fogliare e degli stress termici tramite l’analisi di emissione della fluorescenza della clorofilla. Lavorando su alcune tematiche specifiche, come le risposte alle basse temperature notturne, ha saputo anticipare contesti oggi cruciali, offrendo riscontri concreti per la gestione del vigneto di quota. Questa sua capacità di leggere la biologia della pianta, fino al risvolto più prettamente enologico, gli permetteva di decifrare integralmente le complesse interazioni che governano la fisiologia della vite, riuscendo a tradurre la ricerca di base in linee guida fondamentali per i viticoltori. I numerosi progetti che abbiamo condiviso dal 2022 in poi seguivano questi fondamenti. Nonostante nell’ultimo anno la malattia rendesse sempre più difficile il lavoro sperimentale e didattico in campo, il suo entusiasmo non si è mai spento. Massimo aveva avviato una serie di approfondimenti su temi storici come la potatura e la concimazione della vite; mi confidava spesso i suoi dubbi su certi dogmi della letteratura e del settore produttivo e passavamo tempo, quando possibile, a confrontarci nel nostro ufficio. Proprio negli ultimi mesi aveva iniziato a condividere quel materiale, presentandolo poi a lezione nelle ultime settimane. Pochi giorni prima di lasciarci, è riuscito a presentare questi studi in pubblico. Tanti colleghi mi hanno poi contattato, colpiti da quanto quelle idee fossero ancora una volta spiazzanti ed innovative: un'eredità profonda che sarà nostro compito valorizzare, portando avanti il suo lavoro.
Ricercatore di valore, Massimo aveva poi un legame speciale con gli studenti della laurea triennale in viticoltura ed enologia del Centro Agricoltura Alimenti Ambiente, corso di laurea che nasce, si realizza e diventa in pochi anni tra i migliori percorsi universitari italiani in scienze agrarie (primo nel 2024 secondo il Censis) anche grazie al prezioso sforzo di Massimo. Agli studenti aveva dedicato una profonda e toccante riflessione in memoria del caro collega Claudio Moser, scomparso anch’egli pochi anni fa. Ricordo ancora con entusiasmo una sua lezione a cui partecipai nel 2021: rimasi colpito dal suo modo di insegnare, schietto eppure di intensità straordinaria, rigoroso ma sempre alleggerito da metafore a volte scherzose, calibrate per rendere digeribili concetti di ecofisiologia vegetale talvolta ostici. Del resto, Massimo ha insegnato per anni formando generazioni di professionisti e, dal mio arrivo a San Michele all’Adige, non ho ancora incontrato un solo collega, tecnico o enologo, che non sia stato suo allievo e che non ne conservi un ricordo nitido, affettuoso e pieno di stima. Non a caso il C3A ha deciso all’unanimità di dedicare il premio alla didattica alla sua memoria. La sua vera passione, però, erano le esercitazioni in vigneto: la potatura, la gestione verde e i campionamenti per le valutazioni della qualità delle uve erano alla base dei suoi corsi. Momenti che culminavano nella attesa giornata campale: sedici ore filate di monitoraggio in vigneto a piccoli gruppi, l'atto finale con cui chiudeva il semestre e terminavano le lezioni del terzo anno. Partecipare ed aiutarlo dal 2022 in tutto questo è stato estremamente motivante, appagante e formativo.
Mi diceva spesso, scherzando, che il suo era un nome impegnativo e carico di aspettative. Oggi, chi ha incrociato la sua competenza, forza ed empatia sa che quel nome non avrebbe potuto trovare persona migliore a cui appartenere.
Mancherai a tanti, un ultimo abbraccio Max.





