Editoriali

Per Giulio. E per chi fa ricerca

Contro paura e controllo, per la libertà. Nel segno di Regeni

27 maggio 2026
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Rachele Nieri
di Rachele Nieri
rappresentante della Consulta della componente dottorale e titolari di contratti di ricerca, Università di Trento

Pubblichiamo il testo integrale dell’intervento pronunciato in occasione del dibattito che ha seguito la proiezione speciale del documentario 'Giulio Regeni - Tutto il male del mondo' all’Università di Trento il 26 maggio 2026, nell’ambito dell’iniziativa “Le università per Giulio Regeni” sostenuta dalla Fondazione Elena Cattaneo ETS, con Fandango e Ganesh Produzioni.

Come ricercatrici e ricercatori del nostro Ateneo, ma prima di tutto come colleghe e colleghi di Giulio, siamo onorati di poter essere qui per parlare a nome della categoria di cui faceva parte.

Ed è proprio su questo concetto di comunità che vorremmo soffermarci. Le relatrici e i relatori di oggi che seguiranno questo intervento sono persone che, per competenza, copriranno gli aspetti giuridici, accademici ed etici; per noi, invece, la storia di Giulio è un monito che tocca la nostra identità quotidiana. Ci ricorda il ruolo cruciale delle dottorande, dei dottorandi e di tutte le persone che fanno ricerca con contratti precari, in Italia e nel mondo, ma che, esattamente come Giulio, sono professionisti della ricerca, autori di nuova conoscenza per le società. Figure che, purtroppo, troppo spesso rischiano di rimanere invisibili sia per la società che per le università stesse.

La nostra componente costituisce l'humus profondo dell'intera ricerca che viene fatta negli Atenei. Di fatto, la ricerca in prima linea la facciamo noi, ogni giorno, in un contesto accademico in cui il personale strutturato e i professori sono spesso assorbiti da didattica, compiti gestionali e non hanno quasi più il tempo materiale per farla.

Ma non è solo una questione di tempo o di numeri. La nostra è una comunità giovane, per questo caratterizzata da una forza vitale e da una curiosità che serve alla ricerca stessa per non inaridirsi: siamo la linfa che inebria e rigenera i senior, stimolando continuamente quel confronto che permette alla conoscenza di evolversi. Certamente siamo una componente in formazione, anche se chiunque faccia ricerca sa bene che la propria competenza cresce continuamente e non si esaurisce con un titolo o un posto di ruolo, e forse a volte siamo caratterizzati da ingenuità, ma si tratta di un’ingenuità positiva, perché mossa dal desiderio di capire, di conoscere.

Tutti questi aspetti sono le virtù che permettono alla ricerca di esistere, ma sono anche le stesse che da sempre risultano scomode per chi esige il controllo e il silenzio. Le autocrazie, come quella egiziana che il documentario ci ha tragicamente mostrato, temono la conoscenza indipendente e la libertà di porre domande. La storia di Giulio ci dimostra, nel modo più doloroso, come l'utilità della ricerca per la società si scontri con rischi drammatici.

E questo deve essere un promemoria fondamentale anche per i nostri senior, per i professori e le istituzioni: se i giovani ricercatori sono la linfa che viaggia in prima linea, i senior hanno il dovere etico di supervisionare e proteggere questa forza con una cura quasi genitoriale. Non si può fare ricerca senza sicurezza, e non si può lasciare la responsabilità del rischio sulle spalle di chi è più esposto e meno tutelato.

La paura e il controllo sono nemici della ricerca e della libertà. Oggi siamo qui per dare voce e dignità a tante colleghe e colleghi che lavorano nell'ombra e nell'incertezza, e a Giulio in primis. Che la sua storia sia per tutti noi un monito a mantenere sempre vivo il fuoco della curiosità e della conoscenza, per porre un limite invalicabile a chiunque, in ogni tempo e in ogni luogo, cerchi di imporre il silenzio, di mantenere l'ignoranza e di condannarci all'oblio.