Editoriali

In ricordo di Carlo Ginzburg

Libertà di pensiero e inesauribile curiosità, profondità e lucidità delle analisi

25 giugno 2026
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il professor Paolo Carta
la professoressa Luisa Antoniolli
di Paolo Carta e Luisa Antoniolli
docenti del Dipartimento Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Trento

La scomparsa di Carlo Ginzburg lascia un vuoto profondo nella cultura italiana. Per quanti, come me, hanno avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, a quel vuoto si aggiunge la perdita di un amico. Lo avevo ammirato fin dai miei primi anni di studio, molto prima di condividere con lui l’ufficio quando ci trovammo entrambi visiting professor all’École Normale. Fu allora che nacque un dialogo intenso, nutrito da continui scambi di idee, intuizioni e scoperte intorno a Machiavelli e al suo pensiero. In seguito ho cercato di non perdere mai l’occasione di ascoltarlo, specialmente nei seminari che teneva all’Italian Academy della Columbia University.

Ogni volta si restava colpiti dalla libertà del suo pensiero, dalla finezza del metodo e dalla sua inesauribile curiosità. Con Trento aveva costruito un legame forte, alimentato dalla presenza di amici, allievi e studiosi come Massimo Rospocher, Lucio Biasiori e Cora Presezzi, con i quali dialogava spesso alla Fondazione Bruno Kessler, in occasioni pubbliche sempre molto partecipate.

Quando lo invitammo alla Facoltà di Giurisprudenza per un confronto con i giuristi, lui che aveva interrogato da storico il mondo dei processi, delle prove e degli indizi, accolse l’invito con entusiasmo caloroso. La sua lezione, davanti a una sala gremita, resta uno dei momenti più belli che la Facoltà abbia ospitato in questi ultimi anni. Il giorno seguente incontrò i nostri dottorandi.

Ne nacque una conversazione appassionata, generosa e vivacissima. Ascoltava i loro progetti con attenzione autentica, interveniva con misura, rilanciava domande. Mostrava verso le ricerche dei più giovani una curiosità partecipe, quasi ammirata. In quella disponibilità all’ascolto si riconosceva una delle qualità più rare della sua intelligenza. Mancherà lo studioso. A chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, mancherà tantissimo anche l’amico.

(di Paolo Carta)

L’incontro trentino con Carlo Ginzburg del marzo 2023, intitolato ‘Ripensare il paradigma indiziario. Prove, morfologia, storia’, prendeva le mosse dall’interesse per i temi affrontati in un suo notevolissimo saggio del 1979, Spie. Radici di un paradigma indiziario. Ginzburg rilanciò, proponendo di analizzare due temi connessi ma diversi, ovvero quello del rapporto tra morfologia e storia, e quello delle prove, che aveva affrontato in dialogo con lo storico americano Bruce Lincoln in un volume apparso in italiano nel 2022 (pubblicato originariamente da University of Chicago Press nel 2020), ovvero Il vecchio Thiess. Un lupo mannaro baltico tra caso e comparazione.

Nel saggio  del 1979 Ginzburg aveva analizzato il fondamentale cambio di modello epistemologico avvenuto alla fine del XIX secolo nelle scienze umane, che ha portato ad una graduale (seppur parziale) convergenza fra scienze naturali e scienze umane, generando forti tensioni: 'L'indirizzo quantitativo e antiantropocentrico delle scienze della natura da Galileo in poi ha posto le scienze umane in uno spiacevole dilemma: o assumere uno statuto scientifico debole per arrivare a risultati rilevanti, o assumere uno statuto scientifico forte per arrivare a risultati di scarso rilievo. (...) Viene però il dubbio che questo tipo di rigore sia non solo irraggiungibile, ma anche indesiderabile per le forme di sapere più legate all'esperienza quotidiana - o, più precisamente, a tutte le situazioni in cui l'unicità e insostituibilità dei dati è, agli occhi delle persone implicate, decisiva.'

Si tratta di considerazioni oggi più che mai attuali: l’imponente sviluppo di analisi quantitative anche nelle scienze sociali, soprattutto nell'economia, ma sempre più anche in altre discipline, quali la sociologia e la politologia, ed in misura minore anche nel diritto, mostra la capacità espansiva del metodo galileano anche al di fuori delle scienze naturali. Ginzburg richiama la necessità di consapevolezza dei rischi connessi ad approcci che promettono rigore scientifico e oggettività, ma che possono comportare una distorsione della complessità dei fenomeni analizzati, e risultare quindi parziali o addirittura fallaci.

Il volume del 2022 parte invece dallo studio del caso di un processo giudiziario per licantropia verificatosi alla fine del XVII secolo nella Livonia, e tocca un altro tema fondamentale per le scienze umane e sociali, ovvero la possibilità di passare dall’analisi di un caso alla definizione di un modello. La domanda chiave è fino a che punto sia possibile generalizzare i risultati dell'analisi di un caso specifico: se si utilizza un paradigma scientifico 'individualizzante', lo studio dei casi è centrale ed è assorbito dall’analisi delle caratteristiche specifiche salienti. La contestualizzazione del caso consente però di generalizzare i tratti individuali, e quanto più ampio è il contesto analizzato, tanto più ampie saranno le conclusioni che si possono trarre, e quindi la possibilità di individuare dei modelli che raggruppano casi diversi. L’analisi evidenzia il ruolo fondamentale della comparazione, che consente, anche attraverso un'analisi morfologica/strutturale, di evidenziare caratteristiche comuni e difformi di casi diversi. La dimensione storica risulta fondamentale, perché consente di costruire modelli o paradigmi che rispecchiano correttamente la realtà, al di là delle categorie astratte. Come evidenziato da Lincoln nel dialogo con Ginzburg, 'la comparazione è ineludibile. Non c'è conoscenza senza comparazione'. Seppure riferita all’analisi storica, l’affermazione rimarca la centralità della comparazione come chiave essenziale per lo studio dei fenomeni sociali, ed appare centrale anche per il diritto, al di là delle rigidità concettuali e tassonomiche.

La profondità e la lucidità delle analisi di Carlo Ginzburg, e la fecondità del dialogo interdisciplinare che abbiamo potuto avere con lui, ci lasciano un’eredità importante di riflessioni metodologiche e di spunti di ricerca.

(di Luisa Antoniolli)

 

Nota. Le due parti dell'editoriale sono complementari. La prima è un ricordo più personale, la seconda è maggiormente legata ai temi di studio di Ginzburg.

All’Università di Trento, Palazzo di Giurisprudenza, il 29 marzo 2023 si tenne la conferenza-incontro con Carlo Ginzburg “Ripensare il paradigma indiziario. Prove, morfologia, storia”. Nei link utili, locandina d'archivio e videoregistrazione dell'evento.