Il regista Leo Muscato, la protagonista Paola Minaccioni e una parte del cast durante le prove del Miles gloriosus. Foto di Michele Pantano

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A teatro con il soldato fanfarone

Giovedì 13 giugno, il "Miles gloriosus" di Plauto debutta al Teatro greco di Siracusa nella traduzione di Caterina Mordeglia

4 giugno 2024
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di Daniele Santuliana
Ufficio Stampa e Relazioni esterne

Sono passati oltre 2000 anni da quando Tito Maccio Plauto scrisse il suo Miles gloriosus, 20 dall’ultima rappresentazione di un suo testo al Teatro greco di Siracusa. Dal 13 al 29 giugno, l’opera del commediografo di Sarsina tornerà in scena nel Parco archeologico della Neapolis per iniziativa dell'Istituto Nazionale del Dramma Antico (Inda) con un cast di quarantasette attrici e la regia di Leo Muscato. La traduzione dell’opera è di Caterina Mordeglia, docente di Storia del teatro latino all’Università di Trento.

Professoressa Mordeglia, come si approccia a un lavoro di questo tipo?

Caterina Mordeglia ©UniTrento - Ph. Giovanni Cavulli«Quando si traduce per una rappresentazione scenica, è necessario tenere conto di alcuni accorgimenti. Prima di tutto, bisogna tenere presente il pubblico a cui ci si rivolge. Il Teatro greco di Siracusa, con la sua capienza di oltre 4.500 posti, è una scena molto particolare, perché accoglie spettatori e spettatrici molto diversi: c’è un pubblico più colto, che già conosce il testo rappresentato; c’è un pubblico locale, formato dai tanti appassionati e appassionate di teatro antico; c’è poi il pubblico dei curiosi attratti dalla location e dall’esperienza. La traduzione deve soddisfare tutti questi pubblici, essere filologicamente corretta, ma al tempo stesso godibile e attuale».

Quali sfide presenta tradurre un’opera come quella di Plauto?

«Il latino di Plauto è particolare, pirotecnico, scoppiettante. Una lingua pensata per la rappresentazione scenica, non una lingua quotidiana. È importante che la traduzione restituisca le particolarità insite nel testo, quello che la critica chiama “lirismo comico”».

Qualche esempio dei suoi interventi sul testo?

«Nel Miles, troviamo spesso l’intercalare edepol, letteralmente "per Polluce", che io ho tradotto con "per Bacco" o "per Dio". C’è poi un passaggio in cui il personaggio di Periplectòmeno cerca di dimostrare la propria urbanitas citando una città pugliese poco familiare allo spettatore moderno. Nella traduzione, la città è diventata "Canicattì", più familiare per i contemporanei, in particolare per il pubblico siciliano. Per quanto riguarda le figure di suono, ho cercato di mantenere nella traduzione gli effetti fonici e di ridondanza, ad esempio nelle espressioni "bello bellissimo" o "la tua bellissima bellezza"».

L’allestimento del regista Leo Muscato prevede un cast interamente femminile, a partire dalla protagonista Paola Minaccioni. Quanto è stato rilevante nella sua traduzione?

«Penso che la scelta di Muscato sia vincente e anche filologicamente coerente, visto che rovescia il modello antico, dove tutti i ruoli, anche quelli femminili, erano interpretati da uomini. Il cast tutto di donne permette inoltre di demitizzare il potenziale di aggressività collegato a un’ambientazione militare. La composizione del cast non ha influito però sul mio lavoro di traduzione, che si è concluso con la consegna del testo al regista e non riguarda la messa in scena vera e propria».

Da Shakespeare a Brecht, l’archetipo del "soldato fanfarone" è tornato spesso nella letteratura occidentale. Quali sono le ragioni della fortuna di questo personaggio?

«Il soldato fanfarone di Plauto è il primo di una serie di soldati fanfaroni che si ritrovano in oltre 2000 anni di teatro, da Shakespeare al "Vantone" di Pasolini. Plauto è l’archetipo di quasi tutte le maschere e delle situazioni comiche successive. Anche "L’avaro" di Moliere ha il suo archetipo nell'Aulularia. Tutto quello che arriva in Occidente in termini di archetipi teatrali arriva dalla tradizione latina, anche perché i testi greci sarebbero stati riscoperti solo con l’Umanesimo».

Per concludere, qual è l’emozione di ridare la parola a un testo scritto oltre 2000 anni fa e portato in scena in una cornice così prestigiosa come il Teatro greco di Siracusa?

«I testi di Plauto, e più in generale quelli della tradizione latina, non sono rappresentati di frequente al Teatro greco di Siracusa. L’ultimo, “L’Anfitrione”, è andato in scena oltre vent’anni fa. Le opere di Plauto sono sì molto rappresentate, ma in contesti di altro tipo, come teatri o rassegne estive. E spesso la chiave interpretativa è quella farsesca dell’avanspettacolo. L’allestimento di Siracusa – con le quasi cinquanta persone in scena – abbinato alla location prestigiosa rende senz’altro quest’esperienza un unicum nel panorama nazionale e internazionale».

Giovedì 13 giugno alle 21.15, Rai 5 dedicherà uno speciale alle rappresentazioni organizzate dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico al Teatro greco di Siracusa per l’estate 2024. Si parlerà naturalmente anche del Miles gloriosus di Plauto. Dopo la trasmissione, il video rimarrà a disposizione su RaiPlay. La programmazione completa dell’Istituto nazionale del dramma antico è su www.indafondazione.org.