L'intervento del Presidente Sergio Mattarella ©UniTrento ph. Marco Parisi

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«L'Ateneo, crescente e veloce successo»

L'intervento integrale di Sergio Mattarella alla cerimonia d'inaugurazione

12 febbraio 2026
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Rivolgo un saluto di grande cordialità a tutti i presenti, ai Presidenti delle Province autonome del Trentino, dell’Alto Adige Südtirol, al Sindaco di Trento, a tutti i presenti, con un ringraziamento al Magnifico Rettore per l’invito a essere presente in questa duplice occasione così significativa.
Un saluto di grande riconoscenza ai Rettori di altri Atenei, al Corpo accademico, al Senato accademico di questa Università, al personale tecnico-amministrativo, alle studentesse e agli studenti con particolare intensità.

Sono passati molti decenni dall’intuizione di Bruno Kessler e dall’impegno di Nino Andreatta per l’avvio di questo Ateneo, che si è sviluppato – come dalla relazione del Magnifico Rettore è emerso – con crescente, veloce successo. Con il contributo di tutte le componenti dell’Università, come ha sottolineato la Presidente della Consulta del personale.

Il Magnifico Rettore ha impostato la sua relazione con l’orgoglio di questo passato, ma verso il futuro, verso l’innovazione. Ed è questa la dimensione in cui dobbiamo, sempre più velocemente, procedere.

Dalle parole del Presidente del Consiglio studentesco è venuto, nelle tante considerazioni che ha svolto, l’invito a considerare il progresso come un’occasione di responsabilità per ciascuno.
E questo è quello che mi pare sia emerso dall’intervento del Presidente del Consiglio di amministrazione, Dottor Bernabè: l’impegno verso il futuro è quello che l’incalzare delle novità, delle innovazioni, richiede con particolare attenzione e impegno. Naturalmente, sulla base della storia, di quanto acquisito, delle basi di origine.

Ringrazio il Professor Tognon a nome di tutti, anche per la sua lectio. Magnifico Rettore, è stata una particolare coincidenza quella di intitolare, questa mattina, ad Alcide De Gasperi la Biblioteca centrale, in questo anno.

Siamo nell’ottantesimo anno della Repubblica, di cui Alcide De Gasperi è stato il primo Capo. Il primo Capo dello Stato è stato Alcide De Gasperi. Per due settimane, ma quelle cruciali, significative, della nascita della Repubblica.
Al Palazzo del Quirinale, nel percorso delle visite – ogni giorno molto numerose – vi è una sala che ricorda la storia della Repubblica, con le immagini dei Presidenti che si sono succeduti. E inizia, appunto, con Alcide De Gasperi, primo Capo dello Stato di questa nostra Repubblica.

E quindi l’intitolazione di questa magnifica struttura, dovuta al genio di Renzo Piano - che diventa adesso il luogo degli studenti, dell’approfondimento, della riflessione -, evoca una quantità di significati. Certo, anzitutto, quello dell’identità trentina di De Gasperi, identità sempre conservata con determinazione. E il suo ruolo di bibliotecario – come ha ricordato il Magnifico Rettore – nella Biblioteca Vaticana, dove la Santa Sede assicurò a De Gasperi un lavoro, che Pio XI fece difendere con una risposta ferma alle proteste del regime fascista per questa scelta di immettere De Gasperi nella Biblioteca Vaticana. A quanto poi ha fatto in quegli anni.

Tra le lettere di De Gasperi – ve ne è un’infinità che andrebbe letta con attenzione – ve n’è una a Luigi Sturzo in cui parla del suo lavoro alla Biblioteca Vaticana, e di come lo interpreta, di come lo vive. In un periodo in cui non poteva neppure scrivere con il suo nome.
C’è un bel volume di quegli anni su “I tempi e gli uomini che prepararono la Rerum Novarum”, che De Gasperi scrisse e pubblicò, ma non col suo nome, ma con il nome di Mario Zanatta. Nome inesistente, ma non poteva scrivere.
Il significato, quindi, della sua presenza in quella Biblioteca va ben oltre il lavoro che gli era stato affidato e consentito.

Mi pare che il Magnifico Rettore abbia parlato della Biblioteca come presidio di cultura, di studio e quindi di libertà.
Per questo, questa giornata – questi due momenti: il momento della Biblioteca intitolata ad Alcide De Gasperi e l’apertura dell’Anno accademico – ha un grande significato.

E io ringrazio ancora per essere stato invitato e, con queste poche parole, per poter esprimere l’apprezzamento all’Ateneo, a quanto fa, alla crescita. Esprimere anche gli auguri ai prossimi primi laureati in Medicina di questa Università.

Con un ringraziamento al Corpo accademico, un ringraziamento – per me consueto, ma indispensabile – a tutte le nostre Università per quanto fanno per trasmettere cultura.

E in questo momento difficile della vita del mondo, con difficoltà rispetto alle quali – come è emerso dalla lectio del Professor Tognon – De Gasperi ci parla ancora, di fronte ai rischi che elementi di barbarie ritornino nei rapporti tra gli Stati nella vita internazionale, quella di elaborare, approfondire, sviluppare e trasmettere cultura è la più provvidenziale, indispensabile, preziosa risposta che si possa dare alle difficoltà che il mondo attraversa.

Grazie per quanto fate. Buon Anno accademico!