Difficile da inquadrare in una sola disciplina, la figura di Ivan Illich attraversa la storia, la filosofia, la sociologia. Cresciuto parlando quattro lingue, quando gli chiesero quale fosse la sua lingua madre rispose “nessuna”. Il suo pensiero resiste al tentativo di ricondurlo a un’appartenenza disciplinare tanto quanto geografica, culturale e politica. La sua stessa biografia attraversa istituzioni diverse. Dall’istituzione forse più antica nel nostro percorso di civilizzazione, quella della chiesa, fino alle istituzioni tipiche dello stato moderno. E questo sarà uno dei motivi dello scandalo creato dalle riflessioni di Illich. Qual è l’eredità di questo pensatore eretico? Ne abbiamo parlato con Michele Nicoletti, professore di Filosofia politica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento e promotore del convegno che si terrà il 25 febbraio a Palazzo Paolo Prodi. Considerando l'amicizia che legava Ivan Illich a Paolo Prodi, il convegno è anche l'occasione per ricordare alcuni momenti significativi di questo legame, tra cui una conferenza affollatissima che si tenne a Sociologia nel 1978 (*vedi nota in calce all'articolo).
Esaminando le istituzioni, Illich comincia col criticare l’istituzione scolastica. «Se pensiamo che, da sempre, il pensiero democratico associa la democrazia – cioè l’uguaglianza delle persone e il protagonismo politico di ogni cittadino – all’istruzione pubblica obbligatoria, capiamo perché le critiche che Illich muove all’istituzione scolastica costituiscano una sorta di eresia agli occhi di chi aspirava a un cambiamento e a una trasformazione della società», ci racconta il professor Nicoletti. «Negli stessi anni – prosegue – l’esperienza di Don Milani mostrava con forza che senza la capacità di leggere, di scrivere e far di conto i bambini dell’Italia rurale sarebbero rimasti impiegati nei lavori manuali. In questa prospettiva, la scuola per tutti, obbligatoria, era vista come strumento di liberazione e di democratizzazione. Illich, d’altro canto, non contestava la forza di liberazione della conoscenza. Quello che lui metteva sotto osservazione erano gli effetti secondari, indesiderati della istituzionalizzazione dell’istruzione obbligatoria. La sua radicale provocazione – e questo è molto importante anche oggi – ci invita sempre a considerare l’ambiguità e l’ambivalenza dei processi che noi definiamo di progresso». In cosa consiste questa ambivalenza? «Non è tanto la presenza delle scuole a fare problema – risponde il docente – ma il fatto che l’istruzione non sia tale se non documentata dalla frequenza per un certo numero di anni all’interno di un edificio scolastico, a contatto con dei professionisti dell’insegnamento che seguono un programma prestabilito, con l’obiettivo di insegnare materie che possono essere frammentate e suddivise in competenze». È un tema contemporaneo, se pensiamo che la scuola è una questione aperta e dibattuta all’interno della nostra società. Potremmo poi ampliare il ragionamento a quanto sosteneva Illich in merito al sistema sanitario, per trovare un nesso con la realtà. «Abbiamo un sistema sanitario pubblico in grande sofferenza e lo avvertiamo come uno dei drammi della nostra epoca in quanto espone le persone più fragili, più vulnerabili alle malattie. Illich non invitava certamente ad abbandonare le cure mediche per chi ne aveva bisogno ma mostrava come questo processo di istituzionalizzazione delle cure mediche avesse come effetto quello di espropriare progressivamente le persone, e la comunità nel suo insieme, della capacità di curarsi da sé».
Oltre alla scuola e al sistema sanitario, al centro degli scritti di Ivan Illich c’è la questione della tecnica, della tecnologia, che porta con sé il rischio di un impoverimento della capacità umana di produrre da sé ciò di cui ha bisogno. «Oggi possiamo vivere in modo più confortevole però, all’interno delle società cosiddette progredite, con un alto tasso di sviluppo tecnologico, sosteneva Illich, gli uomini hanno perso la capacità di provvedere ai loro bisogni fondamentali. Mentre gli uomini di un tempo si procuravano da mangiare con le loro mani, si curavano da soli, si costruivano le case, trovavano il modo di sviluppare la loro istruzione, il loro sapere, noi oggi dipendiamo in tutto e per tutto dalla tecnologia. Dipendiamo dal mercato, dal valore di scambio, dobbiamo comperare quello che mangiamo. Questa istituzionalizzazione ha inoltre fatto sì, che sia un ente esterno, cioè lo Stato, che certifica se la tua casa è fatta in un certo modo, se tu sei sano o ammalato, se tu sei istruito o non istruito. Questo è il problema».
Un tema rilevante, dibattuto da Illich ma anche oggi, è poi quello dell’energia. «Illich poneva la questione sulle relazioni che i diversi tipi di energia mettevano in atto: relazioni tra le persone e relazioni con la natura. C’è un esempio molto noto a questo proposito, riguardo all’uso della bicicletta e dell’automobile. È chiaro che l’automobile ci consente di andare più veloci – diceva Illich - ma per costruire, riparare, mettere in moto un’automobile, abbiamo bisogno di competenze specialistiche. Mentre una bicicletta non la possiamo costruire autonomamente ma la possiamo riparare e manutenere». «Ivan Illich – prosegue Nicoletti - riteneva che l’essere umano fosse fatto di un corpo e questo corpo andasse usato. Per camminare, invece di usare solo e sempre i mezzi meccanici per spostarsi. E come i piedi per camminare, usare le mani per costruirsi le cose, per fabbricare, per pulire, etc. Quindi non era semplicemente una critica al modello sociale ma aveva in sé un aspetto antropologico ed esistenziale affascinante. Si dice che “la tecnica è neutra, dipende da come la usi”. Un’automobile, infatti, la puoi usare per trasportare un ferito in ambulanza fino all’ospedale oppure la puoi usare per fare una rapina o per investire una persona. Quindi la tecnica non si può dire che sia buona o cattiva, dipende. Ma se pensiamo ad un’automobile piuttosto che a una bicicletta, diceva Illich, è chiaro che cambiano le relazioni tra le persone, al pari delle relazioni tra l’essere umano e la natura. Questo tema, della non neutralità della tecnica, è molto attuale e lo ritroviamo nelle riflessioni contemporanee sull’energia».
Questi e altri temi del pensiero di Ivan Illich saranno al centro del convegno “La società conviviale e i suoi nemici” che si terrà il 25 febbraio a Palazzo Paolo Prodi. Il convegno è organizzato insieme alla Fondazione Alexander Langer Stiftung poiché anche Langer era legatissimo al pensiero di Illich.
*la foto che pubblichiamo a corredo dell'articolo è tratta dal volume "L'Università a Trento. 1962 - 2002" curato da Fabrizio Cambi, Diego Quaglioni ed Enzo Rutigliano. Ritrae Ivan Illich durante una lezione di maieutica in un'affollatissima aula di Sociologia, oggi aula Kessler. Era il 23 febbraio 1978: dopo due mesi di scontri, polemiche, episodi incresciosi e interventi delle forze dell'ordine e dibattiti la cultura riprendeva un posto di primo piano.




