2004, istituzione della Facoltà di Scienze cognitive a Rovereto. Valentino Braitemberg, Massimo Egidi, Rino Rumiati e Remo Job posano a Palazzo Todeschi sotto la lapide che ricorda il rifiuto patriottico che nel 1904 la città espresse all’offerta austriaca di farsi sede di un’università italiana. Foto ©Fulvio Fiorini

Eventi

Veicoli pensanti, farfalle e un violino

L'eredità visionaria di Valentino Braitenberg ripercorsa a Rovereto nel centenario dalla nascita in un simposio e in una mostra

24 giugno 2026
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di Alessandra Saletti
giornalista e direttrice UniTrentoMag

Rileggere la storia delle neuroscienze computazionali significa imbattersi in intuizioni che hanno anticipato di decenni l'attuale dibattito tecnologico e aperto a tutte le riflessioni che oggi ci appassionano sull’intelligenza artificiale. Tra i protagonisti di quella stagione scientifica, la figura di Valentino Braitenberg spicca per la capacità di superare i confini disciplinari, coniugando lo studio dei sistemi biologici minimi con i primi modelli della cibernetica. A cento anni dalla nascita, l'Università di Trento e la città di Rovereto con la Fondazione Museo Civico promuovono varie iniziative per ripercorrere il contributo accademico dello scienziato, la sua indole eclettica, l’indipendenza intellettuale e il profondo legame con Rovereto.

Una serie di raffinate tabacchiere. Un microscopio storico che gelosamente custodiva al Max-Planck-Institut. Una lettera manoscritta al sindaco di Rovereto per il conferimento della cittadinanza onoraria nel 2002. C’è un violino, costruito dal liutaio Umberto Lanaro utilizzando un'asse di legno secolare recuperata dalla sua stanza, perché lui era convinto che risalisse all'epoca e alla qualità acustica del legno usato da Stradivari. Ci sono persino i suoi “veicoli pensanti”, finalmente realizzati. E una collezione di fotografie di farfalle, catturate nei loro colori, inconsapevoli e vitali "messaggi di sopravvivenza" rivolti ai predatori, che lui leggeva come straordinaria arte figurativa e astratta. È un filo continuo tra lo scienziato, l’intellettuale libero e determinato e l’uomo curioso, appassionato di vita e natura, quello che avvolge il ricordo di Valentino Braitenberg in chi lo ha conosciuto. Una memoria che si cerca di ricostruire in un simposio e in una mostra, in programma nei prossimi giorni a Rovereto, dedicati al grande medico e neuroscienziato, figura che ha plasmato la Rovereto universitaria, ad un secolo dalla sua nascita.

La carriera scientifica e accademica di Valentino Braitenberg è stata un percorso di respiro internazionale, marcato dalla volontà di leggere il presente e il futuro attraverso una prospettiva interdisciplinare. Dopo aver completato gli studi in medicina, neurologia e psichiatria a Innsbruck e Roma (1945-1954), inizia la sua attività di ricerca alla Yale School of Medicine negli Stati Uniti, dove si avvicina per la prima volta ai pionieri della cibernetica. Rientrato in Italia, nel 1958 dirige uno dei primi gruppi di biocibernetica all'Università di Napoli, insegnandovi per dieci anni. Nel 1968 si trasferisce in Germania per co-fondare e co-dirigere l'Istituto Max-Planck per la Cibernetica biologica a Tübingen, fino al pensionamento nel 1994.

Una mente illuminata, un mentore, un visionario. Uno che le cose le vedeva arrivare prima degli altri. Il legame tra lo studioso e Rovereto affonda le sue radici nel 1998, quando l'allora rettore Massimo Egidi lo chiama a guidare il neonato Laboratorio di Scienze cognitive, primo nucleo scientifico attorno a cui poi svilupperà l'intero polo universitario roveretano.

A Braitenberg l’Università di Trento, il Museo Civico e il Comune di Rovereto dedicano un tributo e un ringraziamento che avrà il suo cuore nel simposio internazionale “I veicoli pensanti: cent’anni dalla nascita di Valentino Braitenberg” che si apre giovedì 25 giugno nella sede del Museo. Organizzato dal Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive e dal Cimec (Centro interdipartimentale Mente/Cervello) dell’Università di Trento, l'incontro riunisce studiose e studiosi provenienti da importanti istituzioni scientifiche europee per riflettere su un'eredità teorica che spazia dalla robotica all'intelligenza artificiale. L'evento sarà arricchito dalla proiezione di estratti del documentario sulla sua vita realizzato dal regista Stefan Nicolini e da un racconto corale a più voci con colleghi e figure chiave del territorio. Un omaggio che, in linea con la personalità multiforme di Braitenberg, non si esaurisce nella dimensione accademica e nel ricordo del passato. L'Ateneo ha annunciato per l’autunno l'intitolazione allo scienziato dei nuovi spazi di ricerca degli edifici 10 e 14 della Manifattura di Rovereto. Il polo raccoglierà idealmente sotto il nome di Braitenberg le attività di ricerca nell’ambito della psicologia, delle scienze cognitive e delle neuroscienze, consolidando il ruolo di Rovereto come punto di riferimento universitario per lo studio della mente e del comportamento.

«Valentino Braitenberg è stato un assoluto anticipatore dei tempi» racconta Gianluca Esposito, direttore del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive. «I suoi studi e i suoi discorsi sulla cibernetica, sviluppati a partire dal funzionamento dei cervelli degli insetti come modelli biologici, hanno precorso i dibattiti odierni sull’intelligenza artificiale. A Rovereto ha saputo creare un'autentica opportunità di incontro, un polo capace di attrarre ricercatrici e ricercatori da tutto il mondo, il cui fermento ha gettato il seme per la nascita dell’allora Facoltà di Scienze cognitive e del Cimec. Accanto alla straordinaria caratura scientifica e alla naturale apertura verso la componente studentesca, di lui colpisce l'assoluta indipendenza intellettuale. Era un pensatore autentico e anticonformista, che amava mettere in discussione il contesto in cui si confrontava. Come quando — altoatesino di origine — scelse di presentare provocatoriamente in lingua italiana al governo provinciale di Bolzano la prima proposta per un museo delle scienze cognitive. Racconta chi l’ha conosciuto, che spesso nelle riunioni accademiche prendeva la parola per contestare, argomentare, ribattere, ragionare insieme agli altri, da eccezionale pensatore libero e indipendente quale era. Oggi cerchiamo di tenere viva questa sua eredità, il suo entusiasmo, la sua intelligenza, per continuare a promuovere un approccio collegiale, interdisciplinare, aperto».

La mostra “Valentino Braitenberg. Dalla cibernetica alle neuroscienze”

Al racconto attraverso altri oggetti scientifici e privati è invece dedicata la mostra temporanea che sarà inaugurata in concomitanza con il simposio, dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto. L’esposizione intende mostrare come le idee dei grandi scienziati non nascano dal nulla, bensì siano strettamente radicate nelle loro personalità, che a loro volta sono composte dai vissuti, dalle relazioni e dai rapporti.

«La prima parte della mostra – spiega il curatore Gionata Stancher, biologo e responsabile della sezione Zoologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto – è dedicata alla dimensione umana e privata. Sono esposti oggetti, fotografie e documenti che rappresentano tracce di una personalità eclettica, originale e autoironica, alla quale stavano stretti i confini e le barriere: una persona il grado di risolvere più di cent'anni di conflitti linguistici e nazionalistici della sua terra natale, l'Alto Adige, con la frase "Sono cittadino d'Europa e del mondo e la questione della nazionalità non mi riguarda". Era una persona capace di coniugare discipline così distanti come arte e scienza e di unire entrambe alla dimensione sociale circondandosi di colleghi, amici e affetti coi quali condividere pensieri, intuizioni e visioni della vita».

Nel suo ufficio a Tübingen, al Max-Planck-Institut, Braitenberg concepì i celebri "veicoli pensanti", consacrati nel 1984 in un libro che dedicò, in italiano, "Alle mie creature". I veicoli pensanti, realizzati al Museo Civico a partire dalle sue teorie, sono macchinine elementari, dotate solo di sensori e motori, ma in grado di reagire a stimoli esterni. Il paradosso affascinante, che chi visita la mostra potrà sperimentare di persona in speciali postazioni interattive, è che queste macchine generano comportamenti che noi umani non possiamo fare a meno di interpretare come vere e proprie emozioni: amore, aggressività, paura e simpatia. Una provocazione filosofica sottile e potente che oggi, nell'era dell'Intelligenza artificiale, risuona più attuale che mai. Braitenberg, d'altronde, l'aveva previsto con largo anticipo: “Scommetto che entro vent’anni riusciremo a costruire calcolatori in grado di parlare, di capire la nostra voce e di rispondere a tono. Ci arriveremo”.