Un quaderno. Raccoglie le lettere che una scuola lettone e una italiana si sono scambiate sul risparmio delle risorse naturali. Inizia da qui il progetto pilota di educazione ambientale che in questi giorni ha fatto incontrare a Trento alcuni bambini e alcune bambine delle classi coinvolte. Storia di amicizia, impegno e responsabilità. All’orizzonte c’è un curriculum sulla sostenibilità che parta dalle prime classi per proseguire poi lungo tutto il percorso scolastico fino a sfociare nell’università. Sette giorni di brainstorming. Tra giochi ed esperimenti per alunni e alunne, lezioni di professori e professoresse dell’Università di Trento e di altri atenei, interventi di esponenti istituzionali, seminari e visite.
Protagoniste sono alcune classi di istituti aderenti all’esperienza: Collegio Arcivescovile di Trento (Italia), Babite School (Lettonia), Scoala Gimnasiala n. 30 Timisoara, Liceul Tehnologic Ion I.C. Bratianu Timisoara e Colegiul Tehnic Batthyany Ignac, Gheorgheni (Romania). Da bambini e bambine delle primarie arrivano soprattutto domande sul risparmio di risorse, mentre gli interrogativi posti da studenti e studentesse delle superiori riguardano in particolare le innovazioni tecnologiche. L’evento in presenza di Trento, tra sedi scolastiche, universitarie, città e dintorni, non si è ancora concluso. Ma già ci si dà appuntamento al follow-up a distanza di settembre. Si tratta, infatti, di un programma intensivo misto (Blended Intensive Programme, Bip), che prevede momenti in presenza e online.
Il progetto è coordinato dall’Università di Trento in collaborazione con Riga Technical University (Lettonia) e Politehnica University of Timisoara (Romania) ed è cofinanziato dall’Unione europea. La sostenibilità ambientale intercetta l’interesse di età diverse. Materia di studio e di ricerca per la comunità studentesca universitaria. Area tematica inserita nei programmi scolastici, come accade con l’insegnamento di educazione alla cittadinanza.
«L’obiettivo è avviare un processo che possa portare alla creazione di un curriculum di sostenibilità che parta dalla scuola primaria e arrivi alla fine della scuola secondaria, per valorizzare tutte le iniziative già in atto e pensare a quelle future», spiega il coordinatore del progetto Luca Adami, ricercatore del Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica dell’Ateneo trentino.
«La nostra attività si allinea perfettamente con i percorsi di educazione alla cittadinanza che gli istituti stanno sviluppando e che possono trarre vantaggio dalle interazioni con le università coinvolte», aggiunge.
Marco Ragazzi, delegato del rettore alla Sostenibilità ambientale, ricorda: «La storia del Blended Intensive Programme on Environmental Sustainability (kid+) è cominciata nel 2023 con un collegamento via internet tra una classe primaria lettone (Scuola Babite) e una del Collegio Arcivescovile. Si parlava di ambiente e i bambini spiegavano la raccolta differenziata a scuola e l’uso delle borracce per acqua per evitare bottiglie di plastica. Da quell’incontro è nata l’idea di un quaderno per raccogliere lo scambio di lettere tra le due classi su vari argomenti. L’anno scorso, durante la settimana di cooperazione Lettonia/Italia, in cui una bambina dell’Arcivescovile è stata invitata a presentare il quaderno, è nata l’idea del Blended Intensive Programme».
Lo schema però è risultato quasi subito troppo stretto e quindi si è decisa un’estensione verticale con il coinvolgimento, oltre che di studenti e studentesse dell’università, anche di alunni e alunne della scuola, fin dalla primaria. «Il coinvolgimento delle scuole primarie è stato favorito dall’esperienza pedagogica pratica e teorica del ricercatore dell’Università di Trento, coordinatore del Bip, Luca Adami, e della docente dell’Università dell’Insubria, Elena Cristina Rada, coordinatrice delle relazioni internazionali nell’ambito del comitato scientifico consultivo interuniversitario dell’iniziativa».
Si è anche voluta un’estensione spaziale con partner non solo dell’Unione europea, ma anche di altre parti del mondo.
La settimana in corso a Trento si è aperta il 21 luglio all’Arcivescovile, dove tra l’altro bambini e bambine di varie nazionalità hanno anche dato il benvenuto all’ambasciatrice della Lettonia in Italia, Elita Gavele.
«Quella con l'Arcivescovile è una collaborazione progressiva, finalizzata alla formalizzazione di un progetto che sia calibrato sulle esigenze di allievi e studenti, senza essere calato dall’alto con approcci teorici», riferisce Ragazzi.
«Il concetto di “curriculum verticale” è stato introdotto proprio dal rettore del Collegio Arcivescovile di Trento, Bruno Daves, per indicare l’esigenza di una visione armonizzata delle singole attività che le varie classi di un qualunque istituto possono portare avanti grazie al contributo di insegnanti, che potrebbero non essere in contatto tra livelli didattici diversi», precisa.
Le prossime edizioni dell’iniziativa pilota si terranno nel 2026 in Lettonia e nel 2027 in Romania. «Alla fine di questo percorso si potrà valutare quale modello di curriculum sulla sostenibilità è più vicino alle esigenze o quali caratteristiche deve avere invece un nuovo modello», conclude Ragazzi.




