Un momento dell'iniziativa On unstable ground ©UniTrento ph. Marco Parisi 

Formazione

Diritto in quota: imparare a gestire l’imprevisto

Due giorni sul Bondone per affrontare l’incertezza della montagna e studiare le scienze giuridiche di domani

29 settembre 2026
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di Paola Siano
giornalista, Ufficio Stampa e Relazioni esterne

Imparare ad affrontare gli imprevisti che possono capitare durante un’arrampicata in quota. Per non cadere, certo. Ma anche per riuscire a orientarsi in un mondo, quello del diritto, che sta attraversando una fase di profondi cambiamenti. Due ambiti apparentemente distanti – la montagna e il diritto, appunto - ma che se visti dalla prospettiva giusta e considerando il tema dell’incertezza che li accomuna, possono offrire spunti di riflessione e strumenti utili per le diverse situazioni che entrambi i contesti presentano. Da questa convinzione prende forma l’iniziativa “On unstable ground. Il diritto in un mondo che cambia”: un minicorso innovativo pensato per studenti e studentesse del Dipartimento Facoltà di Giurisprudenza di UniTrento, ideato da Carlo Casonato e Marta Tomasi, entrambi docenti al Dipartimento di via Verdi.

Per due giorni, il 18 e 19 settembre scorsi, 21 giovani che frequentano Giurisprudenza hanno messo da parte le lezioni frontali e hanno vissuto un’esperienza immersiva al centro Aerat di Candriai sul Monte Bondone, insieme a Lorenzo Inzigneri, guida alpina e formatore. Un’occasione per confrontarsi con un ambiente in cui incertezza, limiti e capacità di decisione diventano esperienze concrete. Con loro c’erano anche Marta Fasan, ricercatrice in diritto pubblico comparato e Maria Vittoria Izzi, dottoranda in diritto pubblico comparato alla Scuola di dottorato in Studi giuridici comparati ed europei. Una serie di attività per capire come chi sceglie le professioni giuridiche può muoversi in contesti sempre più complessi, incerti e attraversati dall’innovazione e dalle nuove tecnologie. L’iniziativa nasce nel contesto del progetto Pot Vale Plus (Vocational Academic in Law Enhancement - Project for Law University Students, un piano nazionale di orientamento e tutorato promosso dal Ministero dell'Università e della Ricerca nell'ambito del Pnrr, ndr.), con l'idea di offrire momenti formativi a studenti e studentesse che possano aiutarli a sviluppare quelle soft skills che saranno utili in futuro a livello professionale, ma anche personale.

«É evidente – spiega Marta Fasan – che dal punto di vista formativo viviamo un periodo di incertezza. Il diritto sta cambiando in base a queste trasformazioni. Pensiamo all’intelligenza artificiale ma anche ai cambiamenti climatici o ai conflitti a livello internazionale. Ci è sembrato perciò che questa incertezza in montagna potesse trovare un contesto paradigmatico. L’idea era quindi di usare la montagna e le sue imprevedibilità per riflettere su un altro tipo di indeterminatezza che si potrebbe incontrare invece in un contesto lavorativo». «Si è creato fin da subito un bel gruppo – aggiunge Maria Vittoria Izzi – c’erano entusiasmo e collaborazione, nonostante i e le partecipanti non si conoscessero tra loro». Il percorso ha combinato attività esperienziali all’aperto con momenti strutturati di confronto e approfondimento teorico, concentrandosi su temi centrali come incertezza, responsabilità, lavoro di squadra e decisioni sotto pressione. Scorrendo il programma da svolgersi nello scenario naturale del Bondone, si legge di attività outdoor di gruppo, giochi di ruolo, momenti di riflessione individuale. E ancora, di attività relazionali di gruppo sul tema dell’incertezza e delle risorse scarse e di “cordata, come forma generativa e di potenziamento nelle relazioni”.

«Le attività erano tutte proposte in una dimensione di gioco simbolico e di simulazioni», illustra Fasan. «L'obiettivo – prosegue – era di mettere i ragazzi e le ragazze in situazioni, ovviamente sicure, ma che simulassero imprevisti che possono capitare in arrampicata o in cordata, per esempio, oppure nell’attraversamento di un fiume camminando sui sassi per non cadere in acqua. Questi esercizi servivano a far comprendere come, con un atteggiamento collaborativo e riflessivo rispetto alle sfide, potevano raggiungere l'obiettivo e superare la prova». Tra le attività all’aria aperta, la costruzione e l'attraversamento di un ponte tibetano ha rappresentato il momento di maggior successo. Un’esperienza altamente formativa e simbolica, in cui due squadre, corde alla mano, hanno messo alla prova coesione e fiducia reciproca, imparando a fare nodi e intrecciare funi, per superare una sfida che inizialmente sembrava fuori dalla loro portata. Come sottolinea Marta Fasan: «Entrambi i gruppi hanno costruito un ponte che hanno poi attraversato, cosa che neanche loro pensavano di poter fare. È stato un bel momento di confronto, rappresentativo di come si può vivere il percorso universitario: chiunque, capendo come e facendosi aiutare, può raggiungere e superare la prova finale».

Il valore educativo dell'esperienza è emerso con chiarezza nei momenti di briefing e riflessione di fine giornata. L'esercitazione pratica si è affiancata a una didattica non convenzionale orientata alle scienze giuridiche, includendo per esempio la simulazione di un caso legato all'uso dell'intelligenza artificiale e alla gestione di imprevisti normativi sul campo. Oltre al lavoro di squadra e alla gestione dello stress sotto vincoli temporali stringenti, la competenza chiave emersa è stata la prontezza nel reagire all'incertezza, capacità fondamentale sia nell'iter accademico sia nella futura professione.  Dai riscontri dei e delle partecipanti è emerso un grande entusiasmo, legato soprattutto al senso di comunità ritrovato. 

Giacomo Sasso, al quarto anno di Giurisprudenza, è entusiasta dell’esperienza: «Il corso è stato proprio come me lo aspettavo: un modo diverso dal solito per mettersi in gioco in un contesto di incertezza. Tra attività outdoor più “giocose” e simulazioni processuali, siamo riusciti a costruire un "legame" nel vero senso della parola, imparando a risolvere i problemi e a gestire le difficoltà insieme». Gi fa eco Francesca Scudellaro, collega del quinto anno: «Partecipare all'iniziativa è stata un'esperienza arricchente sia dal punto di vista personale che relazionale. Attraverso attività all'aperto e momenti di confronto, abbiamo riscoperto gli elementi, spesso trascurati, che rendono un gruppo di persone una comunità, come la fiducia, l'ascolto attivo, l'aiuto reciproco. A questi momenti si sono aggiunti anche spazi di riflessione sul nostro ruolo come giuristi e attività formative, con esempi pratici sull'incertezza del diritto e su come gestirne l'ambiguità». 
Archiviata, con successo, la prima edizione, si sta già pensando alla prossima. Non servono equipaggiamenti particolari: solo voglia di mettersi in gioco, di superare i propri limiti e di imparare a osservare le cose da altri punti di vista.