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Autonomia e specialità nell’ordinamento repubblicano

di Matteo Cosulich

3 maggio 2024
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Il principio di autonomia, con specifico riferimento alla sua accezione territoriale, costituisce il fulcro delle riflessioni che si intendono proporre in questa sede. A sua volta, il principio di autonomia così inteso è una delle manifestazioni del pluralismo, anche istituzionale, su cui si fonda un ordinamento democratico. Il che trova puntuale conferma nella nostra Costituzione repubblicana, alla luce della collocazione nel novero dei princìpi fondamentali del principio di autonomia in senso territoriale (art. 5 Cost.), a sua volta specificazione del più generale principio pluralistico (art. 2 Cost), quale tratto distintivo della forma di Stato liberalde-mocratica. I princìpi ora richiamati possono essere più proficuamente esaminati se vengono inquadrati nel tipo di Stato che qualifica l’ordinamento repubblicano, vale a dire lo Stato regionale. La previsione costituzionale delle Regioni e la loro istituzione – precedente (Sicilia), contestuale (Sardegna, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta) o decisamente successiva (Friuli Venezia Giulia e soprattutto le Regioni ordinarie), a seconda delle varie condizioni politico-istituzionali – corrispondono infatti a una realizzazione particolarmente intensa del principio di autonomia territoriale; al riguardo, basti richiamare il riconoscimento alle Regioni dell’autonomia legislativa, equivalente, almeno in linea di principio, a un grado particolarmente elevato di autonomia politica.

Matteo Cosulich è professore presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Trento

Dalla premessa (pagg. XIII-XIV)

[...] La struttura regionale della Repubblica influenza significativamente le modalità con le quali il principio di autonomia viene realizzato a livello subregionale, in ragione delle relazioni che si instaurano fra ciascuna Regione e il corrispondente “sistema regionale delle autonomie locali” (per riprendere letteralmente la rubrica dell’art. 4 TUEL). Dette relazioni, naturalmente, possono presentare diversi gradi di intensità; sono assai intense nelle (sole) Regioni ad autonomia speciale, in quanto in ciascuna di esse l’ordinamento degli enti locali è rimesso dalle rispettive disposizioni statutarie alla legislazione regionale primaria.

Il richiamo alla specialità ora proposto evidenzia le diverse caratteristiche che il sistema regionale (delle autonomie locali, ma non solo) assume rispettivamente nelle Regioni a Statuto ordinario e nelle Regioni a Statuto speciale. Peraltro le differenze in discorso, quando si concretano nel riconoscimento della specialità, debbono essere orientate alla compiuta realizzazione del principio autonomistico in contesti culturali e geografici peculiari, che a tal fine richiedono “forme e condizioni particolari di autonomia” (art. 116, co. 1 Cost.).

Le considerazioni qui svolte possono essere riproposte in chiave allegorica: stiamo osservando un quadro, la cui cornice corrisponde al tipo di Stato regionale, nell’ambito della forma di Stato liberaldemocratica; il colore dominante della tela è quello dell’autonomia, con diverse sfumature, più marcate in corrispondenza delle varie esperienze di specialità. Il tutto risulterà tanto più gradevole alla vista, quanto più le sue parti (la cornice, il colore e le sue sfumature) saranno state sapientemente armonizzate fra di loro. Questo è l’obiettivo che il nostro ordinamento è costantemente chiamato a perseguire.

Per gentile concessione della Casa editrice Giappichelli