Particolare della copertina del libro

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Volta la carta. Il canto popolare in Trentino tra ’800 e ’900

di Guido Raschieri

7 novembre 2025
Versione stampabile

Il titolo del volume, “Volta la carta”, è preso a prestito da una nota filastrocca, documentata in Trentino e in altre aree del Nord-est. La formula, che marcava l’avvicendarsi di immagini al succedere delle strofe, è qui impiegata a rappresentare simbolicamente un altro passaggio decisivo: quello fra le locali pratiche di canto popolare già documentate nell’800 e le forme di nuova sperimentazione corale tracciate dagli anni ’20 del ’900, sul piano delle scelte di repertorio, linguaggio e contenuto ideale.
La prima parte del libro riunisce così le remote testimonianze sugli usi musicali tradizionali, riscoperte negli scritti degli studiosi di folklore operanti in Trentino. Dalla lettura attenta di quelle fonti emerge una seria applicazione agli studi, il ritratto di un panorama poetico-musicale certamente ricco ed articolato, nonché la volontà di evidenziare le proprietà culturali di un popolo, quale sostegno e stimolo collettivo alla causa irredentista e patriottica.
La seconda parte del libro tratta dell’ideazione e lancio della “coralità alpina”, un rivoluzionario modello di interpretazione polivocale di repertori connessi o ispirati alla tradizione orale del passato. Ecco allora la genesi dei “canti della montagna”, un genere musicale a tutti gli effetti, costruito sul confine tra l’espressione di un’appartenenza territoriale, l’incorporazione di una grammatica artistico-musicale, la ricerca di nuovi spazi d’applicazione compositiva, performativa, spettacolare e mediatica, alle porte della popular music.
Il lavoro vuole avviare allora un’inedita riflessione su una delle prime prove di folk music revival in Italia, anche al fine di comprenderne le direzioni contemporanee; allo stesso tempo, il caso di studio — affrontato con gli strumenti dell’indagine storico-antropologica e dell’etnomusicologia — si innesta nel più ampio dibattito internazionale sulle relazioni fra musica, creazione identitaria e rappresentazione nazionale.

Guido Raschieri professore associato presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento.

Dall'introduzione (pag. XIV, XIX-XX, XXVI, XXXII)

In Trentino, proprio l’esplorazione delle vallate montane, grazie all’affermazione ottocentesca dell’alpinismo moderno, rivestì un ruolo fondamentale anche per la scoperta di una “natura culturale”, prima d’allora ignota e misconosciuta. In molti degli scritti presi in esame emerge con evidenza la dimensione di un territorio vergine, inaccessibile ai più, ove riconoscere il crogiolo di un’alterità esistenziale ed espressiva.
[...]
una volta rivendicati e sanciti i tratti di un’identità etnica e culturale, anche in seguito al riconoscimento e definizione di particolari consuetudini musicali, la coltivazione di quel portato mutò radicalmente, generando nuove forme di espressione. Il tema della tradizione mantiene la sua posizione centrale, ma si trasforma il senso e il modo di rivolgersi ad essa. Per questo insieme di motivi ho rappresentato il percorso graduale di passaggio fra l’800 e il ‘900 come fase d’apertura di una “nuova pagina” nella pratica della musica popolare in Trentino.

La seconda parte del volume ripercorre […] le principali tappe fondative dell’ensemble corale che si costituì negli anni ’20 intorno alla Società degli Alpinisti Tridentini, a partire da un’origine che va ricercata nell’esperienza delle figure promotrici, ma anche in un’epoca e in un contesto che ne determinarono il terreno fertile. È il tempo della piena maturazione di spinte identitarie, di un’accelerazione degli eventi storici, della rottura di previgenti equilibri, di creazione di nuovi assetti politici, di un generale fermento culturale, nonché dell’affermazione diffusa di moderni gusti musicali. È così evidente che quel processo, con tanto di avvisaglie, volgesse ormai da decenni in una direzione prevedibile e necessaria, trovando approdo in un’occasione fortuita, presto virata in fortunata vicenda.
[...]
Da sempre le forme di autorappresentazione del Coro, e in successione la sfera di identificazione e adesione condivisa da parte dei molteplici gruppi epigoni si sono attestate su una considerazione del nuovo corso espressivo quale peculiare fenomeno interno ai confini nazionali. Non molto dissimile è stata l’immagine trasmessa dagli organi di comunicazione esterna, né l’apparato interpretativo fornito dal mondo della cultura anche nei suoi indirizzi di studio specialistici. Al contrario, sono convinto che il ‘caso italiano’ debba essere posto in stretta relazione con orientamenti e indirizzi operativi che si erano affermati in diverse parti d’Europa esattamente nel periodo a cavallo tra i due secoli.
[...]
Ecco allora che la questione del posizionamento contemporaneo […] si manifesta in una dimensione dialettica; da un lato la ricerca ha investito e prosegue il proprio impegno affinché le espressioni tradizionali di partenza, portatrici di vera alterità culturale, siano debitamente riconosciute e oggi anche storicizzate; dall’altro, l’atteggiamento verso le manifestazioni concrete e attuali di una rivendicata proprietà ereditaria si prefigge di essere altrettanto aperto, sempre attento, ma svincolato da rigidi schemi ideologici.
Con questo mio lavoro ho scelto di partire da lontano e di ripercorrere una pluralità di vicende umane e culturali; mi sono soffermato sulle visioni antitetiche scaturite dal transito fra sistemi espressivi e ancor più ha voluto ragionare sulle reali questioni dibattute, attraverso l’ordinamento e l’esame di tracce documentarie in gran parte inesplorate. Il risultato è un succedersi di tappe, caratterizzate da un processo dinamico: quello della costruzione dell’identità attraverso la musica. Questa però non è solo storia passata: concetto e mezzo, infatti, sono rimasti in opera e continuano ad animare il presente; semmai, nel nuovo orizzonte trasformativo e ramificato, voltare davvero la carta appare più difficile, tanto quanto complesso e stimolante è riconoscerne disegno e messaggio.

Dalla Prima parte. Per una raccolta delle canzoni popolari trentine (cap. 4, pag. 120)

[…] “Volta la carta”, è certo un gioco. Tuttavia, la sua esemplare semplicità è soltanto la prima apparenza, oltre la quale si svela un organismo radicato e alimentato da innesti sempre nuovi. È materia viva, plasmata dalla creatività del singolo, che inconsciamente rivive e si rinsalda in una proprietà collettiva. È un atto compositivo e funzionale in cui convergono gli elementi di base di una pratica poetica tutta orale e la parallela ispirazione pittografica. Siamo così al di fuori di una ristretta pratica professionistica, ma al centro di una distintiva e specializzata sfera di competenze comunitarie. Siamo di fronte infine alla raffigurazione di un presente, che di lì a poco comincerà ad essere avvertito come passato.

Dalla Seconda parte. Vecchio sistema e sistema moderno, (cap. 6, pag 156; cap.11, pag. 219)

[…] possiamo trarre alcune parziali conclusioni in merito alla costituzione di un genere e di un modello corale: un genere ‒ quello del “canto di montagna” ‒ in parte inscritto nella natura territoriale trentina, certamente corroborato dalla vocazione alpinistica, ereditato e rivissuto nelle fila della fanteria di montagna; un modello corale ‒ quello del “coro alpino” ‒ da un lato articolata combinazione delle prime componenti, dall’altro specifica emanazione di un’esperienza o di uno spirito militare e più ancora di corpo.
La genesi di questo complesso e organico sistema di espressione e autorappresentazione si configura come itinerario processuale, in un’elaborazione costante che, nella storia di un secolo e fino alla presenza oggi contemporanea, non si è mai realmente arrestata. Possiamo così identificare un più lontano lasso temporale di avvio e sperimentazione, corrispondente agli anni ’20 e punteggiato da quelle tappe fondative glorificate dalle cronache. È però il successivo decennio a rappresentare la vera fase di consolidamento e maturazione di una pratica in un primo momento istintiva e spontaneistica.
[...]
La voce canora di un umile soldato: la coltivazione dei canti militari alpini,
Questo libro parla […] di dinamiche spesso riconoscibili solo sottotraccia e analizza quell’orizzonte bilanciato fra continuità e cambiamento proprio a ogni cultura e cultura musicale.  Il tema rappresenta un importante laboratorio per indagare i meccanismi di creazione, rielaborazione e modificazione espressiva, nonché il loro scaturire in una sfera di accoglimento collettivo, in grado anche di far dimenticare un passato non lontano, quasi che le cose siano sempre state uguali a come le si vive e vede nel presente. Si tratta invece di equilibri momentanei, che oggi stesso paiono attendere una nuova rinegoziazione. Per queste ragioni ho deciso di affrontare una ‘descrizione densa’, di sviluppare uno studio culturale sulla musica in Trentino, fra indagine storica, esame dei linguaggi espressivi e lettura antropologica, proponendo così la mia voce “intorno al coro”.

Dalla Prefazione. Una Etnografia retrospettiva in Trentino, di Ignazio Macchiarella (pag. VIII e XI)

Ho ritenuto utile chiamare in causa queste basilari osservazioni sull’etnomusicologia storica per definire la portata delle pagine seguenti di Guido Raschieri. Un lavoro eccellente perché guidato da un impeccabile approccio metodologico, basato su una conoscenza di prima mano di un’amplissima bibliografia. Un volume destinato certamente ad un lettore specializzato – “un addetto ai lavori” come di solito si dice –, ma che credo possa essere fruito anche da un “lettore comune” interessato all’argomento, a patto che questi si affidi totalmente alla guida dell’autore, senza cercare “scappatoie” evitando la complessità delle diverse argomentazioni proposte. 

L’identità è un costrutto culturale dinamico e multidimensionale, che fa riferimento a tratti convenzionali mutevoli nel tempo e più o meno coerenti. Una problematica che si coglie bene tra le righe dell’ultima parte dello studio qui in questione. Uno studio per il quale Guido Raschieri, oltre che encomiato va certamente ringraziato, in attesa di prossimi ampliamenti del discorso in direzioni che si possono già intuire al termine di questo lavoro. 

Per gentile concessione della Casa editrice LIM - Libreria Musicale Italiana