Il libro, che si inserisce nel filone inaugurato da Elementi di geoarcheologia. Minerali, sedimenti, suoli, uscito nel 2022, si propone di fornire le prime indicazioni per la descrizione di suoli e sedimenti archeologici, naturali o antropici. Nel volume si trova un elenco delle proprietà che caratterizzano i depositi archeologici – dalla granulometria al colore, dai componenti minerali e organici alla struttura – accompagnato dall’illustrazione dei parametri utili alla loro descrizione. Più che di una narrazione si tratta quindi di un vademecum che vuole fissare una prima norma descrittiva per gli archeologi e le archeologhe che operano in scavi e ricognizioni sul terreno, con la volontà di fornire un testo di riferimento, ma anche per gli studenti e le studentesse che volessero avvicinarsi alla lettura e all’interpretazione delle stratificazioni archeologiche.
Diego E. Angelucci è professore associato presso il Dipartimento di Lettere e filosofia dell’Università di Trento.
Dal Capitolo 1 Perché descrivere le stratificazioni archeologiche (pag. 13-17)
Per molto tempo i depositi archeologici sono stati considerati oggetti di scarso interesse, semplici contenitori di reperti, da estrarre dal sedimento e studiare tipologicamente, e di strutture, da mettere in luce e rilevare topograficamente. In realtà, le stratificazioni archeologiche sono entità complesse, che forniscono informazioni sul rapporto tra i gruppi umani del passato e il loro intorno in termini climatici, ambientali, ecologici, comportamentali, socioculturali ed economici. Ciò si deve al fatto che la genesi dei depositi archeologici dipende dall’azione di svariati processi, che possono essere di origine naturale, antropica o mista, che possono includere azioni di rimozione (erosione), accumulo (sedimentazione) o alterazione in situ (pedogenesi e diagenesi) e che possono operare secondo meccanismi che agiscono simultaneamente o in tempi diversi, durante o dopo l’occupazione del sito (altrimenti detto, sindeposizionali o postdeposizionali).
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L’approccio proposto in questa guida di campo per arrivare alla piena comprensione del deposito archeologico prevede essenzialmente tre tappe: 1. la descrizione sul terreno, attraverso la lettura e la definizione delle caratteristiche della stratificazione; 2. la spiegazione (o decodificazione, che dir si voglia) delle caratteristiche osservate, impiegando il bagaglio concettuale della geoarcheologia e delle discipline correlate (sedimentologia, pedologia, stratigrafia ecc.); 3. l’interpretazione del deposito archeologico e la sua messa in contesto in termini generali, archeologici in prima istanza, ma anche climatico-ambientali, socioculturali, storici e antropologici. Il libro si concentra principalmente sulla prima tappa del percorso ora esposto: quella relativa alla descrizione di campo. Non è questa la sede per entrare nel merito di questioni di carattere cognitivo, logico o epistemologico, ma risulta chiaro che senza la definizione di norme descrittive standardizzate o di linee guida condivise non è possibile creare né trasferire conoscenza. In molti settori scientifici la definizione di norme condivise è ormai consolidata; in altri casi, come è quello della geoarcheologia, disciplina relativamente recente, è ancora da perfezionare.
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Scopo del volume è quindi fornire a chi lavora nell’ambito della ricerca archeologica uno strumento per la descrizione di terreno dei suoli e dei sedimenti archeologici, al fine di una maggiore completezza del dato geoarcheologico e di una migliore comprensione dei processi di formazione del registro archeologico. Si tratta di uno strumento rivolto al personale che opera nella raccolta dei dati archeologici sul terreno, in ambito preventivo, di emergenza o di ricerca; contiene indicazioni su quali siano le caratteristiche rilevanti del deposito archeologico, su come descriverle e sul loro significato – pur partendo dal presupposto che non è un manuale di geoarcheologia e fornisce quindi informazioni limitate sui concetti relativi alla sedimentologia, alla pedologia, alla stratigrafia e all’archeologia.La descrizione presentata nei prossimi capitoli è organizzata, principalmente, a partire dalle caratteristiche dei suoli della fascia temperata e dei sedimenti continentali, con particolare attenzione ai sedimenti clastici, che compongono la maggioranza dei depositi archeologici; più scarsi sono invece i cenni ai materiali di origine evaporitica, organogena, biogena o piroclastica.
Il principio da cui prende origine questo lavoro […] è la consapevolezza che la manualistica recente, soprattutto di lingua inglese (ma non solo), tratta temi relativamente complessi risolti attraverso analisi accurate, ma tralascia talora le basi concettuali – nel caso specifico, le caratteristiche del sedimento o del suolo da cui è stato estratto il campione o la stessa evidenza registrata sul terreno. Da qui sorge l’esigenza, rimarcata più volte da studenti, collaboratori e colleghi, di fornire indicazioni chiare su che cosa e come descrivere quando ci si trova di fronte a una stratificazione archeologica durante lo scavo o nel corso di ricognizioni sul territorio.
Dal capitolo 2 Come descrivere (pagg. 27-28)
La descrizione delle successioni archeologiche sul terreno altro non è che l’osservazione autoptica dettagliata delle caratteristiche della stratificazione durante lo scavo o nel corso di ricognizioni. L’osservazione può essere eseguita a partire da una o più sezioni, profili o superfici di scavo, ma anche in affioramenti naturali o artificiali (scarpate, tagli, scassi o altro). […] La descrizione, in generale, è un’operazione lenta e laboriosa, ma necessaria, perché rappresenta la fase di raccolta dei dati (geo)archeologici. Va quindi svolta in modo rigoroso […].
Dal capitolo 6 Oltre la descrizione. Note finali (pag. 130)
La varietà delle caratteristiche dei depositi archeologici, e in particolare dei sedimenti e dei suoli in cui l’input antropico è prevalente, è amplissima. Per questa ragione […] sembra conveniente procedere con un approccio descrittivo normalizzato, piuttosto che con un orientamento interpretativo.
Gli apporti antropici in un qualsiasi deposito archeologico sono diversificati e possono includere materiali di vario tipo. Una lista speditiva e tutt’altro che esaustiva potrebbe comprendere: manufatti (litici, ceramici, metallici, in vetro, ma anche oggetti ottenuti a partire da materiali di origine vegetale o animale), ecofatti di origine vegetale (carbone, cenere, fitoliti ecc.), ecofatti di origine animale (ossa, denti, conchiglie, gusci ecc.), materia organica, fosfati, escrementi, ma anche strutture differenziate, che vanno dal semplice muro fino all’edificio monumentale.
Per gentile concessione della Casa editrice Carocci




