Quale ruolo ha la letteratura nella società contemporanea? È un bene comune da valorizzare e diffondere a pubblici diversi? E che cosa significano i termini Citizen Humanities, Public Literature, Public Engagement e Terza Missione per la letteratura? Il volume risponde a queste domande e presenta per la prima volta in Italia il Manifesto della Public Literature, così da avviare anche nell’ambito degli studi letterari quel dialogo tra specialisti e società che in altre discipline è già una realtà consolidata.
Ambra Carta è professoressa del Dipartimento di Scienze umanistiche all’Università di Palermo
Simone Giusti è professore del Dipartimento di Filologia e Critica delle Letterature Antiche e Moderne dell'Università di Siena
Tiziana Piras è professoressa del Dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Trieste
Lucia Rodler è professoressa del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell'Università di Trento
Dalla Premessa (di Lucia Rodler)
La lettura di questo volumetto potrebbe forse partire dalla fine, cioè dal Manifesto della Public Literature, che viene proposto per avviare un dialogo con chi crede nella letteratura perché legge, scrive, insegna, riflette, applica i testi di una tradizione passata e presente, che si vorrebbe pensare anche nel futuro.
Si è scelta l’espressione inglese Public Literature con l’intenzione esplicita di fare riferimento alla Public History e ad altre discipline che stanno riflettendo sulla propria identità pubblica, nella convinzione che anche chi si occupa di letteratura possa e debba ragionare in termini di accessibilità, transitività, adattamento e appropriazione del testo letterario.
Questa fiducia ha motivato Ambra Carta, Simone Giusti, Tiziana Piras e Lucia Rodler a fondare, qualche anno fa, il gruppo di ricerca “La comunicazione letteraria” nell’ AdI-Associazione degli italianisti, organizzando convegni e pubblicazioni nel segno della cura del patrimonio letterario. Il presente lavoro accompagna queste iniziative, muovendo da una riflessione su lettori e lettrici, e ancora più su non lettori e non lettrici, che sono la maggioranza degli individui in tutte le fasce di età. La «manutenzione» della lettura e della letteratura che Simone Giusti propone nel primo capitolo avviene oggi anzitutto dentro le attività di Citizen Humanities, un’espressione inglese, ancora una volta, perché i modelli di ricerca partecipata sono ancora in grande parte stranieri.
Soprattutto quando si parla di testi canonici, infatti, l’Italia è reticente a ogni cambiamento. A parole, tutti sosteniamo l’importanza di leggere i testi originali, senza rinunciare alla complessità del linguaggio. Eppure quanti lo fanno davvero? E quanti studenti e studentesse ricordano qualcosa a proposito di autori e autrici di un passato che risulta sempre più indistinto e sconosciuto? Nel secondo capitolo Lucia Rodler presenta alcuni casi di adattamento, da Dante a Manzoni. Gi esempi sono pochi, ma mostrano quanto ogni forma di riscrittura possa essere generativa e magari anche veicolare: basta che il testo originale venga considerato un punto di arrivo eventuale e non un punto di partenza imposto dagli addetti ai lavori.
Sempre più, d’altronde, i ricercatori e le ricercatrici (anche di area umanistica) sono invitati a uscire dai loro ruoli. La diffusione della cultura nei contesti extra-moenia trasforma l’università e la cittadinanza, sempre più coinvolta in esperienze di Public Engagement. Ed ecco che al proposito, nel terzo capitolo, Tiziana Piras offre anche un’espressione italiana, la Terza Missione, spiegando quanto essa sta modificando il rapporto tra università e territorio, e come e perché essa interessa la Public Literature.
Ma, alla fine, tutto questo è davvero necessario? Nel quarto capitolo Ambra Carta spiega che sì, che il terzo mestiere, cioè l’attenzione verso diversi pubblici, anche internazionali, è stato caro già a uno dei classici più amati e conosciuti nel mondo, cioè Primo Levi. Non per caso, dunque, il suo capolavoro è stato adattato presto per la radio, il teatro, i mercati esteri, le scuole, mentre Levi incontrava studenti e studentesse degli istituti medi e superiori. Uno scrittore modello di comunicazione plurimediale valido ancora oggi, in un mondo culturale in rapida trasformazione, in cui tutte e tutti possiamo aggiornare, situare, esporre, insomma, condividere un’esperienza autentica con la letteratura e la lettura.
Dal cap. 2. La Public Literature (di Lucia Rodler in collaborazione con Lorenzo Caviglia)
La Public Literature si fonda sul principio di realtà. La rivoluzione mediatica e digitale e l’intelligenza artificiale hanno trasformato il sistema della cultura e la letteratura non è più il fondamento del sistema educativo (Benvenuti, 2023). Lettori e lettrici, non solo giovani, trovano spesso noiosa la letteratura, soprattutto quella conosciuta a scuola, attraverso analisi del testo e storia letteraria. Così la letteratura viene spesso allontanata al primo incontro e mai più ricercata (Kramnick, 2023). In particolare la letteratura italiana presenta, ancora nel Novecento, difficoltà linguistiche che suonano più respingenti che stimolanti. È allora necessario sperimentare nuovi modi di leggere gli antichi, i moderni e i contemporanei: può il testo letterario originale essere un eventuale punto di arrivo invece che un punto di partenza imposto? Questa è la domanda centrale della Public Literature, che si affida a riscritture e adattamenti (Lefevere, 1992; Hutcheon, 2006) come strumenti - forse provvisori forse definitivi - per trasmettere la memoria di un patrimonio culturale ormai quasi perduto.
Nella convinzione che valga la pena conoscere la tradizione letteraria italiana, la Public Literature sostiene dunque una letteratura accessibile ed esposta (Citton, 2017), situata e transitiva (Rosenthal, Ruffel, 2010; 2018), che si cerca qui di fare conoscere in una brevissima storia delle riscritture, spesso pensate come avviamento a un’opera, pubblicate da editori riconosciuti o in collaborazione con l’Università, e diffuse grazie a relazioni crossmediali, multimediali, transmediali, intermediali (Zecca, 2020, p. 155-6) di rilevanza nazionale. Non è un repertorio completo, ma un elenco minimo che può essere punto di avvio di due direzioni di ricerca: una storiografia allargata alle riscritture, cioè a tutte le forme di mediazione tra testo e fruitore, secondo quanto Michele Sisto (2024a; 2024b) propone di fare con le traduzioni; una filologia della ricezione, cioè non una ricerca sull’originale, ma una ricostruzione storica delle diverse forme di appropriazione (termine che comprende anche gli adattamenti più sperimentali, Sanders, 2006), che risponde alla seguente domanda: come un’opera sopravvive nel tempo e nello spazio, in circostanze in cui la lettura diretta e integrale dell’originale è ormai un’eccezione?
Dall'Appendice. Proposte per un Manifesto della Public Literature (di Ambra Carta, Simone Giusti, Tiziana Piras e Lucia Rodler)
Secondo il Cambridge Dictionary ciò che è pubblico interessa, coinvolge, riguarda destinatari generici, non qualche gruppo particolare. Esistono ad esempio le Public Library, cioè le biblioteche pubbliche dove ogni utente può leggere libri senza doverli acquistare. Ma esistono anche alcune discipline accademiche che hanno di recente insistito sulla dimensione pubblica della loro ricerca: tra esse la Public History (https://aiph.hypotheses.org/3193) e, in questa sede, anche la Public Literature.
La Public Literature è un campo di ricerca e sperimentazione intorno al testo letterario, antico, moderno e contemporaneo. Il suo ruolo pubblico risiede nella valorizzazione patrimoniale della tradizione letteraria come bene comune.
La Public Literature si impegna a rendere il testo accessibile a pubblici diversi, attraverso riscritture e adattamenti, anche intermediali, multimediali, crossmediali, transmediali. Sostiene la necessità di aggiornare la lettura dei testi, nel linguaggio, nei contenuti e nelle modalità, pur promuovendo sempre la conoscenza degli originali.
La Public Literature appoggia il riuso dei testi e la loro transitività e perciò coinvolge autori e pubblici in processi di co-creazione, che aiutino la letteratura a essere situata in società ed esposta a circolare in eventi extra-scolastici ed extra-accademici.
In ambito accademico, la Public Literature è un campo di ricerca che interessa il Public Criticism, la Didattica della letteratura, la Storia della critica e le discipline che analizzano la ricezione e la trasmissione dei testi attraverso contesti, canali e codici in continua trasformazione. Fondata su un'idea di ricezione ampia e democratica, la Public Literature ha l’obiettivo di riportare i lettori al libro attraverso esperienze creative, partecipative e piacevoli.
In ambito scolastico, la Public Literature sostiene l’insegnare e l’imparare con la letteratura e la lettura, anche a voce alta, integrando il necessario apprendimento storico e testuale della letteratura. La Public Literature si fonda sull’open reading, cioè sulla lettura generativa di emozioni prima che di conoscenza, di vicinanza prima che di distanza critica, in un deciso cambio di paradigma rispetto alla letterarietà del testo novecentesco (close reading).
In ambito sociale, la Public Literature crede che la conoscenza dei testi sia indispensabile per un impegno civile consapevole nella complessità del mondo contemporaneo. Il suo ruolo pubblico risiede nella valorizzazione patrimoniale della tradizione letteraria, che esce dalla pagina e dalla classe per incontrare nuovi contesti e nuovi pubblici. La Public Literature rientra nel quadro più ampio delle Public Humanities, che coinvolgono attivamente le comunità nella cura, nella conoscenza e nella diffusione del patrimonio culturale, riconoscendo la centralità della ricerca accademica anche nelle attività di disseminazione.
La Public Literature è un campo di ricerca aperto a confronti e integrazioni. Scrivete a ambra.carta [at] unipa.it; simone.giusti [at] unisi.it; t.piras [at] units.it; lucia.rodler [at] unitn.it: saremo lieti di dialogare con voi.
Per gentile concessione della Casa editrice Carocci




