Il volume raccoglie gli atti del convegno conclusivo del progetto PRIN-PNRR 2022 CriArcLi - Archivi e biblioteche dei penalisti italiani fra Otto e Novecento, tenutosi a Trento, presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dal 1° al 3 ottobre 2025, e dedicato allo studio dei fondi archivistici e bibliografici prodotti dai professori universitari di Diritto e procedura penale tra la metà del XIX e la metà del XX secolo.
Stefano Malfatti è ricercatore del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell'Università di Trento
Nicola Recchia è professore del Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell`Interpretazione e della Traduzione dell'Università di Trieste
Elio Tavilla è professore del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Modena e Reggio Emilia
Paolo Tinti è professore del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell'Università di Bologna
Da: Censire e descrivere. Verso una guida ai fondi personali dei docenti di Diritto penale (di Claudio Gino Li Chiavi, Silvia Piccinelli pagg. 81-84)
Tra aprile e giugno del 2018, a Firenze e a Roma, si svolse un convegno, articolato in due incontri, che vide la partecipazione di archivisti, bibliotecari e docenti universitari dell’area giuridica e politico-sociale, riuniti per confrontarsi su un tema comune: gli archivi dei giuristi e la loro tutela. Qualche anno prima, l’editore Il Mulino aveva dato alle stampe i due volumi del Dizionario biografico dei giuristi italiani e nello stesso periodo la Commissione nazionale biblioteche speciali, archivi e biblioteche d’autore, lavorava alla definizione delle Linee guida sul trattamento dei fondi personali, frutto di un percorso di riflessione ed elaborazione condiviso tra archivisti e bibliotecari, incoraggiato a livello nazionale dell’Associazione Italiana Biblioteche. Nell’incessante lavoro di censimento e di produzione di guide tematiche, si pose così l’accento su definizioni condivise e metodologie integrate al fine di restituire nel modo più adeguato il portato informativo della monade archivio-biblioteca edificata da un medesimo soggetto. Si è pertanto cercato di mettere in evidenza un “vincolo” esteso tra documentazione archivistica e bibliografica, all’interno di un complesso documentario unitario ma al tempo stesso eterogeneo per tipologia di materiali. Le esperienze di lavoro sui fondi di personalità mostravano infatti come lo studio dell’archivio possa giovarsi della conoscenza della biblioteca del medesimo soggetto, e viceversa. Pur concettualmente differente, anche la biblioteca, come l’archivio, assume infatti valenza documentale, se considerata nel suo insieme e nel dettaglio dei singoli esemplari. Le raccolte librarie private raccontano interessi, pratiche di studio, percorsi di formazione, attività di ricerca, rapporti professionali e di amicizia, tradiscono talvolta interessi meno noti, confidano letture. Così, se l’archivio rappresenta una forma di organizzazione della memoria, la biblioteca – selezione più o meno partigiana di riferimenti culturali – diventa un laboratorio documentario complementare, capace di ampliare il portato informativo e di restituire una conoscenza più completa del soggetto produttore e del contesto in cui egli visse e operò. L’approdo di queste riflessioni invita dunque a guardare oltre la natura tipologica del singolo elemento – il documento bibliografico, il documento archivistico – pur non tradendone le specificità, per cogliere da essi una eco documentale più ampia.
Queste suggestioni informano più o meno sottotraccia i vari interventi del convegno citato all’inizio, nei quali la domanda di fondo è: perché conservare e descrivere gli archivi dei giuristi? Studiare questi fondi personali significa addentrarsi nella complessità delle identità dei loro soggetti produttori: non solo docenti e autori, ma intellettuali, operatori nelle istituzioni dello Stato e partecipanti attivi alla vita pubblica. Gli archivi e le biblioteche che hanno costituito e utilizzato non sono meri depositi di testi e documenti: riflettono reti di relazioni, percorsi di formazione, scelte di studio, testimoniano dialoghi con le istituzioni, con l’opinione pubblica, con le norme stesse; ancorano il pensiero giuridico nel contesto della società e della storia. Attraverso la schedatura, la descrizione e l’inventariazione di questi fondi, gli studi possono giovarsi di nuove fonti primarie a cui attingere e la storia del diritto potrebbe colmare con nuove riflessioni quei vuoti tra l’involucro formale delle norme e le diversificate realtà che esse richiamano alla regola e ciò tramite la conoscenza di coloro i quali quelle norme le elaborano e le applicano: i giuristi.
Proprio partendo da queste considerazioni, il PRIN ha scelto di dedicare attenzione specifica al censimento e alla descrizione dei fondi archivistici e bibliografici dei giuristi, segnatamente dei docenti italiani di Diritto e procedura penale, rilevando come, a differenza di quanto fatto per personalità attive in altri campi, non esistesse ancora un’iniziativa che mirasse a un lavoro organico e sistematico dedicato a questa categoria. La focalizzazione sui penalisti risulta tanto più significativa se si considera che il diritto penale è – forse più di ogni altro ambito giuridico – il luogo in cui si incontrano individuo, corpo sociale e Stato, dove si misura la distanza tra ordine e libertà, tra potere e persona. Nelle parole e nelle opere dei giuristi penalisti si rispecchiano così le inquietudini e le trasformazioni della società: esplorarne i lasciti documentari significa dare voce a una disciplina che, nel tempo, ha saputo cogliere le tensioni più profonde della civiltà giuridica e ha spesso costituito bacino privilegiato da cui lo Stato e la politica hanno attinto, talvolta per via di semplificazioni, concetti e parole con cui hanno gestito la criminalità, il dissenso, i conflitti sociali.
Libro pubblicato in Open Access e scaricabile da Iris UniTrento




