Josep Borrell ©UniTrento ph. Marco Parisi 

Internazionale

L’Occidente non esiste più

L’analisi di Josep Borrell oggi ospite per la ‘Targetti Lecture’ che apre le attività della Scuola di Studi internazionali

23 settembre 2025
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Alessandra Saletti
Direttrice responsabile UniTrentoMag

«Il mondo che conosciamo è finito. Quell’Occidente, che è stato da sempre punto di riferimento globale, non esiste più. Dobbiamo abituarci all’idea che le cose sono profondamente cambiate e che quel potere lo abbiamo perso. Come europei dobbiamo unire le forze per contare ancora qualcosa in questo nuovo ordine mondiale». Non usa giri di parole e non fa sconti Josep Borrell, già Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea (2019-2024), che è intervenuto oggi alla Scuola di Studi internazionali.

Parole spiazzanti che sono risuonate nella Sala conferenze di Economia, gremita di studenti e studentesse, oltre che di docenti della Scuola di Studi internazionali e dell’Ateneo. L’occasione era l’avvio delle attività della Scuola, tradizionalmente accompagnato da una lezione di alto profilo. E Borrell ha offerto un’analisi lucida di geopolitica internazionale, toccando tutti i nodi più scottanti: la fine dell’egemonia politica e culturale dell’Occidente, la virata autoritaria degli Stati Uniti, il cambiamento degli assetti globali, il ruolo, ancora da definire, dell’Unione europea e la difesa comune. E poi le due drammatiche questioni aperte: Ucraina e Palestina.

«Qui a Trento, in mezzo a queste belle montagne, abbiamo un bell’esempio del ‘modo europeo’ di vivere. Ma la realtà a cui siamo così abituati può cambiare in fretta. Se pensiamo agli ultimi anni, del resto, il cambiamento è stato molto più veloce di quanto avremmo mai potuto immaginare. Dobbiamo ricercare le tracce di questo terremoto politico perché, anche se i segnali ci sono da tempo, le cose negli ultimi mesi sono precipitate. E l’incertezza è destinata a proseguire in futuro». 
Per Borrell, l’origine dello spaesamento occidentale è da ricercare nel crollo dei punti di riferimento economici e finanziari tradizionali: «Le istituzioni regolatrici e i meccanismi che conoscevamo sono saltati, a partire dal concetto di concorrenza leale. L’idea stessa dell’Occidente, campione di libertà, è crollata sotto il peso di un mondo non più multilaterale – regolamentato e con pesi ben definiti – ma multipolare. Spezzettato e confuso attorno a due nuovi grandi poli: gli Stati Uniti e la Cina, ormai la vera, grande potenza industriale del mondo». Una revisione degli assetti che scrive una nuova geopolitica mondiale.

Borrell si è soffermato sul potere economico e la crescente influenza geopolitica cinese: «Il loro pil è passato dai 300 dollari pro capite del 1989 ai 13mila di oggi. Le esportazioni volano e il potere industriale è in costante crescita. Stanno iniziando a investire in energia pulita. Il nostro vecchio alleato a Washington, invece, ci chiede di comprare petrolio, gas e armi». Proprio sullo storico alleato statunitense Borrell ha molto da dire: «Con il progetto Maga, Trump ha gettato i nuovi pilastri Usa: smantellamento del sistema liberale americano; alleanze e transazioni con regimi illiberali; costruzione di una fortezza impenetrabile entro i propri confini». Borrell lo dichiara senza mezzi termini: «Gli Usa non sono più i nostri amici. Molti ormai temono che la protezione degli europei non sia più per loro una priorità. E hanno ragione».

Per Borrell la capacità degli europei di difendersi nel caso di una vera guerra è minima: «La guerra è una prospettiva che abbiamo espulso dalla nostra capacità di immaginazione. Ecco perché non abbiamo un esercito comune. E siamo stati colti di sorpresa quando Trump ci ha imposto di raggiungere quota 5% nelle spese militari. Se non ci adeguiamo, Trump avrà buon gioco a sottrarsi dall’impegno di difenderci. Una prospettiva che diventa ancora più drammatica se guardiamo al supporto all’Ucraina. La questione ora è trovare il modo di continuare a supportare Zelensky o risolverci a dirgli di arrendersi. Perché questa è una guerra dai costi enormi, in termini di vite, non solo di risorse. Con il bombardamento di Kiev, la storia ha voltato pagina».

Infine, Borrell ha dedicato un riferimento forte e chiaro alla reazione spropositata di Israele nei confronti del popolo palestinese: «Stiamo assistendo a un crimine di guerra totale. Lo vediamo chiaramente anche nei telegiornali delle televisioni arabe. Ma in questa situazione noi europei ci muoviamo ancora troppo divisi. Alcuni sottolineano la drammatica situazione della popolazione palestinese, ma altri guardano invece alle colpe di Hamas. Abbiamo fatto dei passi avanti, ma è ancora troppo poco. Il riconoscimento dello stato palestinese porta sulle spalle il costo delle migliaia di persone uccise. Come europei ci illudiamo di fare i buoni samaritani, ma la nostra reazione si limita a sanzioni di soli 220milioni. Ci vuole ben altro per far preoccupare Netanyahu».

Una via di uscita però per Borrell esiste e va perseguita: «Non dobbiamo dimenticarci di quello che abbiamo attraversato pochi anni fa con la pandemia da Covid 19. Quella emergenza ci ha dimostrato che, uniti, noi europei sappiamo affrontare minacce importanti. Ora, di nuovo insieme, dobbiamo superare la nostra dipendenza dagli Stati Uniti e lavorare per costruire la nostra capacità di difesa comune. Altrimenti la Ue è destinata a diventare un museo di storia».