Chiarezza e pertinenza, qualità, applicabilità e impatto industriale e socioeconomico. Questi i criteri sulla base dei quali il progetto di Martina Cortese (Dipartimento di Biologia Cellulare, Computazionale e Integrata, Cibio) è stato ritenuto meritevole di ricevere uno dei quattro premi attribuiti tra le oltre cento candidature arrivate da tutta Italia per la borsa di studio 2026 promossa da Airi (Associazione italiana per la ricerca industriale), Farmindustria e Fondazione Bracco e intitolata alla memoria di Renato Ugo, chimico di rilievo internazionale e presidente di Airi dal 1983 al 2019. La cerimonia si è svolta alla Fondazione Luigi Einaudi di Roma il 10 giugno in occasione della giornata Airi per l’innovazione industriale.
Il lavoro di Martina Cortese (EV-based patient stratification to target TRPM8-PSMA double positive prostate cancer) è incentrato sull’individuazione di nuovi bersagli terapeutici per il carcinoma prostatico, mediante l’utilizzo di tecniche avanzate di stratificazione dei pazienti. «L’obiettivo è rendere le terapie sempre più personalizzate e mirate», commenta la giovane incaricata di ricerca al Cibio.
«Già durante la laurea triennale ho avuto l’opportunità di avvicinarmi allo studio del cancro e sono rimasta affascinata dalla complessità dei meccanismi molecolari che ne sono alla base. Per questo motivo, durante la magistrale in Biotecnologie cellulari e molecolari dell’Università di Trento, ho scelto il percorso dedicato alle neoplasie e di svolgere il tirocinio nel laboratorio del professor Andrea Lunardi (Armenise-Harvard Cancer Biology & Genetics). Mi ha colpito il suo approccio fortemente orientato alla clinica per tradurre le scoperte in possibili applicazioni per i pazienti», racconta.
«Attualmente lavoro in un altro laboratorio dell’Università di Trento (Laboratory of Artificial Biology del professor Martin Hanczyc, in collaborazione con l’Armenise-Harvard Laboratory of Brain Disorders and Cancer guidato dal professor Luca Tiberi). Vorrei rimanere nell’ambito della ricerca biomedica e traslazionale, contribuendo allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche e di modelli sempre più avanzati per lo studio delle malattie. Sto valutando anche la possibilità di fare un’esperienza nel mondo industriale per mettere a frutto in un contesto diverso le competenze acquisite in ambito accademico.
Mi piacerebbe inoltre poter mettere le mie conoscenze al servizio della diagnosi e della ricerca sulle malattie all’estero, in contesti con risorse sanitarie più limitate.
Sono consapevole che nessuno, da solo, può pensare di sconfiggere malattie complesse come il cancro, ma spero è di poter dare il mio contributo, anche piccolo, al progresso della ricerca. Per me la soddisfazione più grande sarebbe sapere di aver preso parte alla scoperta di soluzioni capaci di avere un impatto concreto sulla vita delle persone», conclude.




