partenze in aeroporto ©LaPresse ph.Cecilia Fabiano

Ricerca

Truffe d’estate

Tra diritti, consapevolezza e strategia difensiva. Come riconoscere i rischi e affrontare le disavventure con strumenti efficaci

30 luglio 2025
Versione stampabile
Paola Siano
Ufficio Stampa e Relazioni esterne

L’estate, stagione per eccellenza della spensieratezza, si rivela spesso un periodo ad alta vulnerabilità contrattuale. Le disavventure legate ai viaggi e alle vacanze molto spesso non sono meri disguidi o episodi sfortunati, ma rilevanti sotto il profilo giuridico in quanto integrano violazioni del principio di buona fede contrattuale, del dovere di informazione e, nei casi più gravi, possono nascondere vere e proprie condotte fraudolente. Come evitare spiacevoli situazioni e quali strumenti offre la giurisprudenza? Ne parliamo con Gian Antonio Benacchio, ordinario di Diritto privato comparato al Dipartimento Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento. «È un dato noto a chi studia i rapporti contrattuali nei mercati del turismo – spiega il docente – la disattenzione del momento, l’asimmetria informativa e la crescente mediazione digitale rendono più frequente l’insorgere di problemi gravi, quali strutture inesistenti o fatiscenti, servizi non corrispondenti, offerte ingannevoli».     

Professore, come viene tutelata la persona vittima di truffa?

«Il diritto dei consumatori, tanto a livello nazionale che europeo, offre un arsenale normativo di tutto rispetto che oltre a vietare pubblicità ingannevoli e clausole vessatorie impone, innanzitutto, massima trasparenza precontrattuale e vieta pratiche commerciali scorrette. Eppure, nonostante la complessità e la raffinatezza del sistema normativo, molti consumatori si trovano disarmati di fronte a esperienze vacanziere ben lontane dalle aspettative generate dalla pubblicità. Il problema, dunque, non è tanto nell’assenza di norme, quanto nella distanza tra la “dogmatica” della tutela e la sua concreta fruibilità. Da un lato, l’asimmetria informativa e la standardizzazione dei contratti online; dall’altro, la riluttanza culturale ad esercitare il proprio diritto, in modo assertivo, ad una informazione precisa, dettagliata, esaustiva magari per timore di apparire eccessivamente puntigliosi nel chiedere chiarimenti o spiegazioni. Non da ultimo, gioca un ruolo importante una diffusa sensazione di sfiducia nella possibilità di ottenere giustizia».

A cosa prestare attenzione per evitare brutte sorprese?

«È necessario, oggi più che mai, un cambio di paradigma: il consumatore deve acquisire piena consapevolezza della propria posizione giuridica e sentirsi legittimato – anzi incoraggiato – ad agire in modo proattivo. Pretendere la trasmissione scritta delle condizioni contrattuali, richiedere la conferma di servizi promessi, documentare ogni aspetto rilevante della prenotazione o dell’alloggio non è un atto di diffidenza, ma una forma di autotutela doverosa e perfettamente coerente con il sistema».

Qual è il contributo che la ricerca accademica può offrire in questo ambito?

«In questo senso, è interessante notare come il diritto positivo valorizzi proprio il comportamento diligente del consumatore sia nella fase precontrattuale sia in quella dell’esecuzione: la giurisprudenza, ad esempio, è sempre più attenta a distinguere tra meri disagi fisiologici del viaggio e inadempimenti oggettivamente valutabili alla luce delle informazioni prestate al momento della conclusione del contratto. Quando poi il danno si è già verificato, diventa essenziale evitare scorciatoie emotive o improvvisazioni. Il ricorso ad associazioni di consumatori qualificate si rivela spesso più efficace del contenzioso individuale, non solo per ragioni di economicità e rapidità, ma anche per la competenza acquisita da questi soggetti nella gestione di controversie seriali. In molti casi, l’intervento di una struttura collettiva consente di attivare forme di risoluzione delle controversie veloci, rapide e con costi estremamente contenuti o addirittura inesistenti».

Possiamo dire che anche in vacanza è bene non abbassare troppo la guardia?

«Certo, l’estate non è una “zona franca” del diritto. Al contrario, proprio nei momenti di apparente disimpegno, è necessario ricordare che la qualità del consumo turistico è parte integrante della cittadinanza economica. Non basta raccomandare di “leggere bene” o di “fare attenzione”: occorre interiorizzare una nuova etica della contrattazione, fondata sulla consapevolezza, sulla documentazione e sull’attivazione strategica degli strumenti di tutela, individuali e collettivi. In conclusione, anche in vacanza il consumatore è titolare di diritti pienamente esigibili; ma la loro efficacia non si misura solo sulla carta: dipende molto anche dalla nostra capacità di riconoscerli, di pretenderli, di difenderli per attivare una forma di esercizio consapevole della legalità».