Laboratorio Dipartimento Cibio ©UniTrento ph. Federico Nardelli

Ricerca

La ricerca che fa paura

Scure dell’amministrazione americana sui finanziamenti alla tecnologia mRNA. Conseguenze globali per il virologo Massimo Pizzato

1 ottobre 2025
Versione stampabile
Paola Siano
Ufficio Stampa e Relazioni esterne

La tecnologia dei vaccini a mRNA ha contribuito a cambiare il corso della pandemia di Covid-19, salvando milioni di vite. È stata ricompensata con un Premio Nobel. È alla base di promettenti studi contro malattie come l’Aids, causata dal virus Hiv, da altre infezioni e tumori. Oggi però è finita nel mirino della seconda amministrazione di Donald Trump. Nel suo staff c’è chi la ritiene inefficace e pericolosa. Gli Stati Uniti, con i tagli alla ricerca decisi dal governo, rischiano di perdere la leadership. E le conseguenze possono essere mondiali. Tanto per chi fa ricerca, quanto per chi spera in una cura. Ne parliamo con Massimo Pizzato, professore di Microbiologia al Dipartimento Cibio.

C’è chi, nella comunità scientifica, parla di oscurantismo, chi di follia, chi di periodo nero. Chi, ancora, cita le parole di Goya per esprimere la preoccupazione che in questi mesi attanaglia il settore della ricerca: «Il sonno della ragione genera mostri». Dove per mostri si intendono patologie che rischiano di non vedere mai rimedi, vaccini, terapie. Esagerazioni? No di certo, se consideriamo il ridimensionamento dei progetti di ricerca, i tagli al budget, i ritardi negli investimenti e i licenziamenti che da inizio anno sta conoscendo il mondo della scienza biomedica statunitense. Soltanto poche settimane fa il segretario alla Salute statunitense Robert Kennedy Jr., noto per le sue tesi antiscientifiche, ha cancellato mezzo miliardo di dollari di fondi federali per lo sviluppo di vaccini a mRNA contro le malattie infettive. «Non finanziare questa ricerca vuol dire fermare il suo sviluppo sia in ambito accademico che in ambito industriale», commenta Pizzato. «Gli Stati Uniti – prosegue – sono sempre stati il fulcro della ricerca scientifica degli ultimi cinquant’ anni. Questo vuol dire mettere un freno significativo a livello globale».

L’mRNA – abbreviazione di RNA (acido ribonucleico) messaggero – è una molecola che contiene al suo interno un insieme di istruzioni per codificare un trascritto genico e la tecnologia che lo sfrutta è la stessa dei vaccini contro il Covid-19. Ma oggi ci sono prospettive inimmaginabili fino a pochi anni fa. Pensate cosa significherebbe trovare un vaccino contro il tumore (oggi sono allo studio quelli contro neoplasie al seno, al pancreas, il melanoma e altri), contro l’Hiv. Sono studi in fase di sperimentazione, certo. Ma che senza un sostegno convinto, economico e morale, rischiano di non poter andare avanti. E il problema è anche questo: tali prese di posizione rischiano di minare la fiducia nella scienza. Una mossa che può impedire di affrontare future pandemie. Ne è convinto il docente. «Adesso abbiamo un'arma che, come abbiamo visto con il Covid, può essere dispiegata con una facilità e una velocità molto elevate. Quindi ci stiamo privando di fatto di uno strumento che potrebbe essere molto utile in caso di emergenze pandemiche».

La demonizzazione dell’mRNA, basata su disinformazione e complottismo ma priva di fondamenti validi, è tale da spingere molti gruppi di studio a rinominare i propri progetti cancellando dai titoli la parola mRNA. Ridicolo, secondo il virologo. «Ci sono anche dei casi riportati abbastanza comici. Siccome l'RNA svolge una funzione fondamentale nel processo di formazione delle proteine a partire dal DNA, addirittura è diventato pericoloso anche solo dire che lo si studia come meccanismo di base della cellula. Per cui la nomenclatura diventa importante perché attrae l'attenzione di chi dovrebbe tagliare i finanziamenti. Alcune università stanno suggerendo ai dipendenti di non introdurre la parola RNA nelle applicazioni dei finanziamenti. Un livello davvero ridicolo direi». Qualcuno pensa che questa fase storica potrebbe rappresentare un'occasione di rafforzamento della leadership nel mondo della ricerca per l'Europa e per l'Italia, pronte ad accogliere ricercatori e ricercatrici che dovessero lasciare gli Usa. Ma è molto difficile trasferire altrove un intero centro di ricerca, con il suo personale e le sofisticate strumentazioni di laboratorio. Oltre a questo, c’è anche un problema di budget. 

I tagli dell'amministrazione Trump nei confronti del finanziamento federale sono riduzioni del venti, trenta per cento di una risorsa che noi in Italia non abbiamo e non abbiamo mai avuto. Senza considerare la lentezza burocratica italiana per esempio nell'acquisizione delle risorse, negli acquisti delle attrezzature o dei reagenti», specifica Pizzato. Chi potrebbe approfittarne invece è la Cina. «Abbiamo assistito a un aumento esponenziale della qualità e della quantità della ricerca nei paesi asiatici. Lo dimostrano le numerose pubblicazioni e i tanti breakthrough (scoperte, ndr.). Quella cinese potrebbe diventare una potenza anche scientifica». Nei laboratori del Dipartimento Cibio si fa molta ricerca sulla tecnologia mRNA.  C’è preoccupazione? «Ovviamente questa è una situazione abbastanza confinata agli Stati Uniti che però, come detto, sono un traino», risponde Massimo Pizzato. «Nel mio caso, per esempio, nel mio laboratorio abbiamo scoperto una proteina dieci anni fa e lavoriamo anche in collaborazione con enti di ricerca in America. Adesso queste collaborazioni diventano di fatto impossibili, almeno quando sono finanziate dal Governo federale. Occorrerà quindi trovare altre risorse».