Un’analisi errata nel caso di Perugia, una misura sbagliata nel rilevamento di impronte a Garlasco, e ancora un autovelox tarato male all’incrocio della strada che ci porta a lavoro. L'elemento in comune? Tutti casi che hanno come protagoniste le prove scientifiche basate su misurazioni, che possono essere foriere di gravi errori giudiziari. Sono proprio questi errori che dimostrano che nessuna scienza sperimentale è in grado di fornire risultati “certi” e “verità assolute”. Ma conoscere l’incertezza intrinseca alla scienza e alle misurazioni, può cambiare l’esito di un processo. Ne parliamo con Gabriella Di Paolo, professoressa di Diritto processuale penale al Dipartimento Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento, principal investigator (PI) del progetto Prin “Verso una maggiore affidabilità della prova tecnico-scientifica per mezzo della metrologia forense. Un nuovo antidoto agli errori giudiziari”
Si chiama metrologia forense. Un’espressione tecnica che nasconde una questione decisiva: come evitare errori giudiziari quando le sentenze si fondano su prove tecnico-scientifiche basate su misurazioni. È questo il cuore del progetto coordinato da Di Paolo. Un lavoro interdisciplinare giunto a conclusione lo scorso settembre e raccolto oggi in un Libro bianco consultabile liberamente online sulla pagina web dedicata. La domanda di partenza è: se nessuna scienza può fornire certezze e risultati assoluti, come può il giudice evitare (o ridurre) il rischio di giudiziari nei processi basati su prove-tecnico-scientifiche? Il progetto si inserisce in questo contesto e mira ad offrire ai “fruitori delle prove scientifiche”, cioè chi opera nel settore giudiziario, uno strumento efficace per valutare l’affidabilità della prova: l’applicazione dei principi metrologici nei diversi settori delle scienze forensi. Difatti, la metrologia, essendosi posta, fin dalle sue origini, il problema di quantificare ed esprimere l’incertezza insita in ogni risultato di misura, consente di individuare l’incertezza intrinsecamente associata anche alle misurazioni e alle indagini eseguite nel contesto giudiziario, per l’accertamento di fatti penalmente rilevanti.
L’approccio metrologico garantisce insomma maggiore affidabilità ai risultati delle indagini scientifiche, contribuendo a prevenire, o quantomeno limitare, gli errori giudiziari. Tale studio è stato condotto in collaborazione con il Politecnico di Milano e l’Università dell’Insubria e ambisce a far entrare la scienza delle misure nelle aule di tribunali.
L’insegnamento principale della metrologia è il concetto di “incertezza di misura”. «Nel mondo della scienza un dato non è mai soltanto un numero – spiega la professoressa – ma è un insieme di valori, caratterizzato dall’incertezza di misura, che determina la probabilità con cui si suppone che il valore cercato appartenga a tale insieme e, quindi, l’attendibilità del dato. Il che, come può intuirsi, può incidere in modo significativo sulla decisione del giudice di assolvere o condannare l’imputato». La docente chiarisce questo concetto fornendoci un esempio pratico: la multa da autovelox per eccesso di velocità. «Se il limite di velocità è fissato in 90 km/h, per esprimere correttamente la velocità rilevata dall’autovelox si dovrebbe dire, ad esempio, che essa si colloca nell’intervallo [85-92 Km/h], con una probabilità del 43% di essere sotto la soglia dei 90 Km/h. In casi come questo – prosegue – la probabilità che l’automobilista non abbia superato davvero la soglia legale è alta e potrebbe indurre il giudice ad annullare la multa da autovelox. Possiamo quindi dire che il margine di incertezza è un elemento fondamentale per il giudice, per capire se il suo dubbio è ragionevole oppure no, e per minimizzare il rischio di possibili errori giudiziari», conclude Di Paolo. Lo stesso vale per gli accertamenti svolti con l’etilometro, per l’identificazione basata su dati biometrici o genetici, o per le misurazioni in indagini complesse come quelle relative al crollo del ponte Morandi.
I casi giudiziari recenti mostrano quanto la questione sia cruciale. Dalle note vicende di Garlasco e Perugia fino al caso Yara Gambirasio, molti processi indiziari si fondano quasi esclusivamente su prove tecnico-scientifiche. Una misurazione eseguita o interpretata in modo scorretto può orientare l’intero esito processuale. «Nel caso di Perugia – ricorda Di Paolo – ci si è concentrati sull’estrazione del DNA da una traccia senza prima verificare se quella traccia fosse davvero materiale biologico. In questo modo si è distrutto il campione, senza possibilità di ulteriori analisi. Anche un’errata impostazione dell’indagine può generare errori giudiziari». Il problema non riguarda solo l’Italia. Negli Stati Uniti, durante l’amministrazione Obama, una commissione federale ha denunciato la scarsa affidabilità di alcune prove forensi tradizionalmente considerate infallibili, come il confronto di impronte digitali o morsi. Nei report non si parla esplicitamente di metrologia, ma i principi richiamati – taratura degli strumenti, ripetibilità, valutazione dell’incertezza – appartengono di fatto a questa disciplina.
Il lavoro di UniTrento rappresenta uno dei primi tentativi sistematici, in Italia, di portare questi concetti all’interno del dibattito giuridico. Il Libro bianco propone linee guida rivolte sia ai giuristi sia agli esperti forensi, con indicazioni pratiche su come comunicare l’incertezza delle misurazioni in modo comprensibile al giudice. «Conoscere l’incertezza aiuta a stabilire se esiste o meno un ragionevole dubbio, quindi se si debba assolvere o condannare. Ma servono strumenti culturali che oggi mancano quasi del tutto», sottolinea la professoressa. La sfida ora è far conoscere i risultati. «Abbiamo ricevuto riscontri molto positivi da avvocati, magistrati e scienziati forensi», racconta Di Paolo. «Ma il vero nodo è la diffusione: senza una formazione adeguata, soprattutto nel mondo giuridico, il rischio è che tutto resti sulla carta». Il passo successivo è riuscire a comunicare al giudice il margine di incertezza del risultato scientifico in un modo a lui comprensibile. Serve costruire un “ponte linguistico” tra la scienza giuridica e la scienza delle misure. «La scienza non dà certezze assolute – ricorda Di Paolo – ma conoscere i suoi margini di incertezza è un primo passo verso una giustizia più affidabile».




