Vista laterale in sezione che illustra la grotta individuata sotto la superficie di Venere ©RSLab, Università di Trento

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Anche Venere ha i suoi tunnel

L’Università di Trento ha dimostrato per la prima volta l’esistenza di un tubo di lava svuotato nel sottosuolo del pianeta

9 febbraio 2026
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di Elisabetta Brunelli
giornalista, Ufficio Stampa e Relazioni esterne

L’attività vulcanica non è un’esclusiva della Terra. Tracce di vulcanismo, come i tunnel generati dal magma, sono state individuate su Marte e sulla Luna. E ora l’Università di Trento ha dimostrato l’esistenza di un tubo di lava svuotato anche nelle profondità di Venere, un pianeta la cui superficie e la cui geologia sono state in gran parte plasmate da intensi processi vulcanici. Il risultato è stato raggiunto nell'ambito di un progetto finanziato da Agenzia spaziale italiana. A dare notizia dell'identificazione, attraverso l’analisi di dati radar, del tunnel nel sottosuolo di Venere è la rivista scientifica Nature Communications.

«Le nostre conoscenze su Venere sono ancora limitate e, fino a oggi, non abbiamo mai avuto l’opportunità di osservare direttamente i processi che avvengono sotto la superficie del “pianeta gemello” della Terra. L’identificazione e la prova dell’esistenza di una cavità di origine vulcanica assumono quindi una particolare importanza e permettono di verificare le teorie che per molti anni ne hanno soltanto ipotizzato l’esistenza», spiega il coordinatore della ricerca, Lorenzo Bruzzone, professore ordinario di Telecomunicazioni e responsabile del Remote Sensing Laboratory al Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università di Trento. «Questa scoperta contribuisce a una comprensione più profonda dei processi che hanno plasmato l’evoluzione di Venere e apre nuove prospettive per lo studio del pianeta».

L’identificazione di tubi di lava al di fuori della Terra non è semplice. Poiché si formano sottoterra, queste grotte rimangono di solito nascoste e possono essere individuate solo quando parte del loro tetto crolla, creando un pozzo visibile sulla superficie del pianeta. Questi crolli possono rivelare sia la presenza di un tubo di lava sia un possibile accesso al suo interno. Nel caso venusiano la cosa è resa più complessa dal fatto che la fitta coltre di nubi che caratterizza l’atmosfera del pianeta impedisce di osservare direttamente la superficie con normali fotocamere, costringendo gli scienziati a fare affidamento sulle immagini radar.

Tra il 1990 e il 1992, un radar ad apertura sintetica (Synthetic Aperture Radar), strumento a bordo della sonda spaziale Magellan della Nasa, ha mappato la superficie venusiana. «Abbiamo analizzato le immagini radar di Magellan nelle aree dove sono presenti segni di crolli localizzati della superficie, utilizzando una tecnica di imaging che abbiamo sviluppato per rilevare e caratterizzare condotti sotterranei vicino ai lucernari. Le nostre analisi hanno rivelato l'esistenza di un grande condotto sotterraneo nella regione di Nyx Mons, il rilievo geologico che prende il nome dalla dea greca della Notte. Interpretiamo la struttura come un possibile tubo di lava (pirodotto), con un diametro stimato di circa un chilometro, uno spessore del tetto di almeno 150 metri e che si estende nel sottosuolo per una profondità di almeno 375 metri», spiega Bruzzone.

I parametri fisici e atmosferici di Venere potrebbero favorire la formazione di tubi di lava. Infatti, Venere ha una gravità leggermente più bassa e un'atmosfera più densa rispetto alla Terra, condizioni che favorirebbero la rapida creazione di una spessa crosta isolante subito dopo che il magma fuoriesce dal suo condotto.

Il tubo di lava individuato sembra essere più largo e più alto rispetto a quelli osservati sulla Terra o previsti per Marte. Si colloca al limite superiore di quanto gli scienziati hanno ipotizzato (e in un caso addirittura osservato) sulla Luna. Non è sorprendente, considerando che Venere presenta canali di lava più grandi e più lunghi rispetto a quelli osservati sugli altri pianeti.

«I dati a nostra disposizione permettono di confermare e misurare solo la parte della cavità vicina al lucernario. Tuttavia, l’analisi della morfologia e dell’altimetria del territorio circostante, insieme alla presenza di altre aperture del terreno allineate a quella studiata, portano a formulare l’ipotesi che il tunnel nel sottosuolo venusiano potrebbe estendersi per almeno 45 chilometri. Per confermare questa ipotesi e identificare altri possibili tubi di lava servono però nuove immagini a più alta risoluzione e dati acquisiti da sistemi radar capaci di penetrare la superficie. I risultati di questo studio sono quindi molto promettenti in vista delle prossime missioni su Venere, come Envision (missione dell’Agenzia Spaziale Europea) e Veritas (missione della Nasa). Entrambe le navicelle saranno dotate di sistemi di imaging radar in grado di migliorare l’identificazione e lo studio dei lucernari. Inoltre, Envision trasporterà un radar orbitale a penetrazione del suolo (Subsurface Radar Sounder) capace di sondare il sottosuolo venusiano per alcune centinaia di metri e potenzialmente di rivelare la presenza dei tunnel anche in assenza di aperture superficiali. La nostra scoperta sui tubi di lava di Venere rappresenta quindi solo l’inizio di una lunga e affascinante attività di ricerca», conclude.

L’articolo - A firmare l’articolo è Lorenzo Bruzzone con Leonardo Carrer ed Elena Diana. L’articolo “Radar-Based Observation of a Lava Tube on Venus” (doi: 10.1038/s41467-026-68643-6) è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications ed è disponibile su: https://www.nature.com/articles/s41467-026-68643-6


Evidence of a Subsurface Lava Tube on Venus

The University of Trento has demonstrated for the first time the existence of an empty lava tube beneath the planet’s surface

Volcanic activity is not unique to Earth: traces of volcanic activity, such as lava tubes, have been found on Mars and the Moon. Now, the University of Trento has demonstrated the existence of an empty lava tube even in the depths of Venus, a planet whose surface and geology have been largely shaped by volcanic processes. The cave was identified through radar data analysis as part of a project funded by the Italian Space Agency. The discovery was published by Nature Communications.

"Our knowledge of Venus is still limited, and until now we have never had the opportunity to directly observe processes occurring beneath the surface of Earth’s twin planet. The identification of a volcanic cavity is therefore of particular importance, as it allows us to validate theories that for many years have only hypothesized their existence," explains Lorenzo Bruzzone, the coordinator of the research, full professor of Telecommunications and head of the Remote Sensing Laboratory at the Department of Information Engineering and Computer Science of the University of Trento. "This discovery contributes to a deeper understanding of the processes that have shaped Venus’s evolution and opens new perspectives for the study of the planet," he adds.

Finding lava tubes outside the Earth is not easy. Because they form underground, these caves usually remain hidden and can only be spotted when part of their roof collapses, creating a pit visible on the planet’s surface. These collapses may reveal both the presence of a lava tube and a possible entrance to it. On Venus, the search is even more challenging, since the planet is covered by thick clouds that block direct views of the surface with standard cameras, forcing scientists to rely on radar images.

Between 1990 and 1992, a Synthetic Aperture Radar, an instrument aboard NASA's Magellan spacecraft, mapped the surface of Venus. "We analyzed Magellan's radar images where there are signs of localized surface collapses using an imaging technique that we have developed to detect and characterize underground conduits near skylights. Our analyses revealed the existence of a large subsurface conduit in the region of Nyx Mons, the area named after the Greek goddess of the night. We interpret the structure as a possible lava tube (pyroduct), with an estimated diameter of approximately one kilometer, a roof thickness of at least 150 meters and an empty void deep of no less than 375 meters," says Bruzzone.

The physical and atmospheric parameters of Venus could favor the formation of lava tubes. In fact, Venus has a lower gravity and a denser atmosphere than Earth, which would favor the rapid creation of a thick insulating crust immediately after the lava flow leaves the vent.

The lava tube that has been identified appears to be wider and taller than those seen on Earth or predicted for Mars. It falls at the upper end of what scientists have suggested (and in one case actually observed) on the Moon. This is not surprising, since Venus has lava channels that are larger and longer than those observed on other planets.

"The available data allow us to confirm and measure only the portion of the cavity close to the skylight. However, analysis of the morphology and elevation of the surrounding terrain, together with the presence of other pits similar with the one studied, supports the hypothesis that the subsurface conduits may extend for at least 45 kilometers. To test this hypothesis and identify additional lava tubes, new higher-resolution images and data acquired by radar systems capable of penetrating the surface will be required. The results of this study are therefore very important for future missions to Venus, such as the European Space Agency’s Envision and NASA’s Veritas. Both spacecraft will carry advanced radar systems capable of capturing higher-resolution images, allowing scientists to study small surface pits in greater detail. In addition, Envision will carry an orbital ground penetrating radar (Subsurface Radar Sounder) capable of probing Venus’s subsurface to depths of several hundred meters and potentially detecting conduits even in the absence of surface openings. Our discovery therefore represents only the beginning of a long and fascinating research activity," he concludes.

About the article - The article by Lorenzo Bruzzone with Leonardo Carrer and Elena Diana "Radar-Based Observation of a Lava Tube on Venus" (doi: 10.1038/s41467-026-68643-6) was published in Nature Communications and is available at: https://www.nature.com/articles/s41467-026-68643-6