Quando la ricerca pura esce dalle aule e dai laboratori universitari per entrare in reparto, le ipotesi, i dati, i protocolli elaborati diventano decisioni concrete, esiti sanitari e soprattutto interventi clinici tempestivi. È proprio in questo passaggio di competenze che si colloca il progetto ‘Eeg neonatale per il depistaggio precoce dei disturbi del neurosviluppo’ dell’Università di Trento, vincitore del bando Future of Work della Fondazione valorizzazione ricerca trentina (Vrt).
Il nuovo elettroencefalografo, che serve per la registrazione dell’attività cerebrale elettrica, è un modello particolarmente adatto ai bambini più piccoli per comfort e rapidità di utilizzo, e sarà installato nelle prossime settimane negli spazi della Neuropsichiatria infantile dell’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino (Asuit). «L’obiettivo del progetto – spiegano Manuela Piazza, responsabile scientifica del lavoro e docente di Neuropsicologia e neuroscienze cognitive al Centro interdipartimentale Mente e Cervello dell’Università di Trento e Marco Buiatti, responsabile tecnico del lavoro e già Lab manager della Neonatal Neuroimaging Unit del Cimec – è riuscire a identificare biomarcatori di disturbi del neurosviluppo visivo e sociale, così da poter intervenire tempestivamente già nei primi anni di vita». L’impianto in arrivo nella struttura ospedaliera di Trento è un modello standard, adattato per testare i più piccoli. Quello che cambia è il modo in cui verrà utilizzato nonché la successiva raccolta e analisi dei dati.
A fare la differenza è il lavoro del team di ricerca dell’Università di Trento che ha sviluppato protocolli all’avanguardia, pionieristici e unici al mondo, in grado di testare i neonati durante quei pochi minuti di veglia. «In un primo studio, ai neonati verranno mostrate due immagini, tra loro invertite – racconta la studiosa – che raffigurano in maniera schematica il volto umano. L’ipotesi è che pochi minuti di registrazione dell’attività encefalografica del neonato potrebbero essere utili per segnalare una fragilità, ben prima della comparsa di sintomi comportamentali».
I protocolli saranno applicati a neonati a rischio, individuati grazie al progetto ‘Network italiano per il riconoscimento precoce dei disturbi dello spettro autistico’ (Nida) di cui fa parte il reparto trentino di neuropsichiatria infantile, una rete nazionale che coinvolge fratellini o sorelline di soggetti con disturbi dello spettro autistico, neonati prematuri oppure nati a termine ma a basso peso. «Il tempo è un fattore cruciale nell’identificazione della fragilità del neurosviluppo. Essere in grado di intervenire nei primi anni di vita significa garantire maggiori opportunità di sviluppo e sostenere le famiglie con strumenti mirati», chiarisce la professoressa.
La prima tappa del progetto sarà dunque quella di confrontare bambini non a rischio con quelli a rischio per verificare che questi ultimi, a seguito delle misurazioni Eeg, presentano una risposta neurale inferiore o diversa rispetti ai primi. Lo studio avrà inoltre un carattere longitudinale, i bambini a rischio saranno quindi monitorati nei mesi seguenti a molteplici riprese per verificare se i dati raccolti alla nascita nonché le loro traiettorie nel tempo siano in grado di segnalare accuratamente una fragilità del neurosviluppo successivamente conclamata a livello comportamentale.
«L’iniziativa è frutto della volontà di portare le competenze sviluppate in università direttamente in reparto e aprire nuove frontiere per la rilevazione precoce delle fragilità. Un’opportunità unica per i ricercatori dell’Università di Trento che permetterà loro di lavorare in prima linea nell’Unità operativa», sottolinea Manuela Piazza.
Il ponte tra ricerca e clinica è stato costruito dalla collaborazione tra la docente, i cui studi riguardano i bambini affetti da difficoltà di apprendimento, il responsabile tecnico della Neonatal Neuroimaging Unit del Cimec Marco Buiatti, specializzato nello sviluppo dei protocolli visivi per neonati svegli, la direttrice dell’Unità operativa di neuropsichiatria infantile di Asuit Anna Rosati e Alessandro Iodice, dirigente medico della stessa Unità operativa, entrambi partner clinici del progetto. Il lavoro coinvolgerà inoltre Silvia Graziani, direttrice facente funzioni dell'Unità operativa di Neonatologia, e il direttore dell’Unità operativa di ostetricia e ginecologia Fabrizio Taddei.
Fondamentale per l’operatività del progetto è il contributo della Fondazione valorizzazione ricerca trentina. Un aiuto non solo economico, che ha permesso di acquistare il sistema Eeg, ma anche una vera e propria validazione esterna dell’efficienza e solidità scientifica del progetto. Il contributo deriva dal Bando Future of Work. Obiettivo della Fondazione è quello di facilitare l’avvio e la diffusione di progetti sviluppati nel territorio trentino in grado di rispondere a esigenze concrete delle persone. Valore aggiunto del bando è che la collaborazione si estenderà oltre al tempo necessario per l’installazione del macchinario, permettendo al gruppo di ricercatori di condividere i dati raccolti negli anni con la Fondazione.




