Molino Ruatti in Val di Rabbi, sede della mostra Idrografie ©UniTrento

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La memoria dell’acqua

Al Molino Ruatti, in Val di Rabbi, si può visitare la mostra “Idrografie” che descrive il territorio nel suo divenire

27 luglio 2026
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di Sara Carneri
Ufficio Eventi

La cartografia storica descrive come l’acqua abbia modellato nei secoli le valli di Peio e Rabbi, favorendo quel processo di territorializzazione che ha dato forma al paesaggio. L’acqua dei torrenti Noce e Rabbies ha rappresentato una risorsa per lo sviluppo economico e produttivo del territorio. Le carte storiche ne riportano molteplici dettagli: rogge, dighe, segherie, mulini, piccole fucine. E raccontano lo sviluppo agrosilvopastorale delle due valli nel tempo. Il percorso espositivo, allestito a Rabbi fino al 6 settembre, è frutto di un lavoro di ricerca condotto negli archivi storici trentini e in Austria. Si tratta di un progetto nato dalla collaborazione tra il Servizio Sviluppo Sostenibile e Aree Protette della Provincia autonoma di Trento, che l’ha interamente finanziato, e l’Università di Trento con il Centro geo-cartografico di studio e documentazione (Geco). Per capire com’è nata la mostra “Idrografie. Cartografia storica delle valli di Peio e Rabbi” abbiamo incontrato Elena Dai Prà e Angelo Besana, docenti rispettivamente di Geografia e di Geografia del paesaggio e dell'ambiente all’Università di Trento. E ancora, Chiara Lo Destro e Federico Gestri che hanno svolto la ricerca negli archivi storici e sul campo, nella parte trentina del Parco Nazionale dello Stelvio.

«Il lavoro di ricerca negli archivi del territorio ci ha portato a raccogliere circa 80 carte. Per la mostra ne abbiamo scelte 18, le più belle anche da un punto di vista stilistico. Dobbiamo ricordare infatti che la cartografia ha un valore di fonte e di patrimonio», precisa Federico Gestri. «Nella carta di Andrea Mattioli, ad esempio, viene riportato il dettaglio di un orso – attestando la presenta del plantigrado nel ‘500 – e ancora l’annotazione “qui si cava di ferro” che testimonia come in quell’area ci fossero alcune miniere che ebbero il massimo sviluppo tra ‘500 e ‘600, e furono sfruttate soprattutto per l’estrazione della magnetite e dunque della lavorazione del ferro. Ecco che la cartografia ci consente di ricostruire la geostoria di questo territorio». “Qui si cava di ferro” è un toponimo e un’indicazione. Le carte riportano «elementi semiologici: simboli, segni, linee, colori e toponimi, i nomi dei luoghi di queste due valli», osserva Elena Dai Prà. «Idrografie - il titolo della mostra – alla lettera significa disegnare l’acqua». “Il termine racchiude in sé due concetti: l’acqua (hydro), vero e proprio filo conduttore dell’intero percorso espositivo e il segno (graphos), inteso come linguaggio visivo attraverso cui le rappresentazioni iconografiche (e cartografiche, in particolare) misurano e descrivono il territorio nel suo divenire”, si legge nel catalogo della mostra.

In una carta del 1911 sui bacini montani si possono rintracciare i segni di una frana verificatasi nella zona di Rabbi. Una frana che ancora oggi insiste sullo stesso territorio e ha portato l’amministrazione locale a compiere opere di mitigazione del dissesto idrogeologico. «Questo è molto importante perché anche i tecnici, i geologi, gli amministratori possono trarre dalle carte storiche informazioni essenziali per progettare gli interventi», sottolinea la professoressa Dai Prà. «Il patrimonio digitale di carte e iconografie raccolte dal Geco è a disposizione di chiunque. E questo per noi è di grande interesse. Perché una delle mission con cui è nato il Centro geo-cartografico è proprio quella di fare geografia storica applicata alla gestione del territorio ed è quindi una geografia utile», dichiara Angelo Besana. «Attraverso sistemi informativi geografici possiamo sovrapporre la frana rappresentata nella carta del 1911 alla frana attuale per vedere, ad esempio, il livello di espansione che ha avuto o, viceversa, di riduzione. In questo caso il movimento franoso è cresciuto nell’arco dell’ultimo secolo e conoscerne l’evoluzione aiuta ad orientare gli interventi», afferma il professore.

«Dal raffronto tra le fonti catastali storiche del 1859 e lo studio sull’uso del suolo realizzato dalla Provincia nel 2003 abbiamo visto come in quest’arco temporale i ghiacciai che rappresentano il cuore del sistema idrico delle due valli siano calati del 58%. Quasi di 2/3 se si considera che lo studio del suolo ha oltre vent’anni», riferiscono i ricercatori che hanno lavorato al progetto. «Un progetto che nelle fasi iniziali ha coinvolto anche la popolazione e le associazioni locali in un processo partecipativo di scoperta e conoscenza dei luoghi. Nel 2025, all'interno della "Notte della Geografia" - un'iniziativa a scala europea che si svolge ogni anno in aprile – c’è stato un primo evento dal titolo "Noi siamo paesaggio" che ha coinvolto la popolazione locale nel ricostruire l'evoluzione del paesaggio tramite l'analisi di fotografie e cartoline storiche condivise dalle persone. Quindi con un lavoro di geolocalizzazione di questi materiali abbiamo confrontato il paesaggio che vediamo oggi e quello che si vedeva negli anni ’60, negli anni ’40 e a ritroso», spiega Chiara Lo Destro. La seconda edizione dell’iniziativa ha coinvolto maggiormente le associazioni locali che stanno ora lavorando per inserire un loro contributo in quello che sarà il primo atlante geografico–storico di un parco nazionale italiano. Un atlante pensato come un volume digitale aperto a ulteriori contributi delle associazioni locali e degli studiosi. In questo senso, le carte storiche e le iconografie territoriali sono estremamente importanti per attivare forme di coinvolgimento di chi abita quei luoghi. «La ricerca nelle valli di Rabbi e Peio si inserisce appieno nel campo della geografia pubblica (public geography) tesa a valorizzare la memoria dei luoghi e la conoscenza di un territorio, promuovendone una gestione responsabile e sostenibile», conclude Elena Dai Prà. La mostra “Idrografie”, aperta fino al 6 settembre, si colloca in questa cornice di divulgazione scientifica e avvicina il pubblico al tema dell’acqua e della tutela ambientale.