C’è un momento, alla vigilia dei grandi eventi, in cui l’attesa smette di essere solo organizzazione e diventa sentimento collettivo. All’Università di Trento quel momento è arrivato. Le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali Milano Cortina 2026 sono ormai alle porte e anche in Ateneo si avverte un clima diverso, fatto di curiosità e consapevolezza dell’impegno degli ultimi anni. Un lavoro meno visibile rispetto ai cantieri e alle infrastrutture sportive, ma non per questo meno decisivo. Ne parliamo con Paolo Bouquet, delegato del rettore allo Sport con delega speciale alle Olimpiadi invernali 2026. Un articolo che apre lo speciale che UniTrentoMag dedica ai Giochi olimpici.
«Man mano che ci si avvicina al momento, cresce l’entusiasmo», racconta il docente. «All’inizio ci si è concentrati soprattutto sui problemi, ora invece c’è una percezione diffusa che stia per succedere qualcosa di grande per il Trentino». Tra i colleghi, spiega, le domande si moltiplicano: si chiede se tutto è pronto, come stanno andando i progetti, quale sarà l’impatto reale di questo grande evento. Il Trentino dei Giochi a cinque cerchi ospita le competizioni di sci nordico (fondo, salto, combinata nordica) e le relative discipline paralimpiche, principalmente in Val di Fiemme, a Lago di Tesero e Predazzo, dove solo pochi giorni fa è stato inaugurato il villaggio olimpico. Le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali Milano Cortina 2026 si terranno rispettivamente dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo. 
Il ruolo dell’Università di Trento a Milano Cortina 2026 non è mai stato pensato in termini di gestione dell’evento. La sua funzione, piuttosto, è quella di contribuire alla costruzione di una legacy duratura per il territorio. Un’impostazione che affonda le radici nell’esperienza delle Universiadi invernali del 2013, quando l’Ateneo partecipò direttamente al comitato organizzatore e avviò alcuni dei primi progetti di ricerca legati a sport e innovazione. «Quella esperienza ha dimostrato che l’Università può avere un impatto non solo pratico, ma anche culturale», sottolinea Bouquet. «Ha aperto un filone nuovo, quello dell’innovazione negli eventi sportivi».
È anche grazie a questo precedente che l’Università è stata coinvolta nel coordinamento olimpico istituito dalla Provincia autonoma di Trento. In quel contesto l’Ateneo ha messo sul tavolo una serie di progetti pensati non tanto per l’urgenza dei Giochi, ma per il “dopo”. Tra questi spicca lo sviluppo di un ecosistema digitale avanzato per gli impianti olimpici della Val di Fiemme: il Centro del Fondo di Lago di Tesero e lo Stadio del salto di Predazzo. La visione è chiara: trasformare questi impianti in poli di eccellenza mondiale per le discipline nordiche, capaci di unire sport, ricerca, innovazione e sostenibilità. «L’idea», spiega Bouquet, «è che non siano strutture utilizzate solo per pochi grandi eventi, ma che diventino veri e propri laboratori permanenti di ricerca scientifica, a disposizione dell’Università». Da qui la scelta di dotarli di infrastrutture tecnologiche persistenti: reti di telecamere, sensori IoT, dispositivi indossabili biometrici, laboratori per l’analisi dei dati e sistemi software di gestione. La digitalizzazione dei trampolini, inoltre, consentirà lo studio della dinamica dei salti in collaborazione con il Cerism di Rovereto.
«La vera novità è che l’infrastruttura resta lì», chiarisce. «Non è più necessario portarsi ogni volta telecamere, computer e tecnici. Diventa una piattaforma pronta all’uso, disponibile per federazioni, chi pratica sport, aziende e si occupa di ricerca». I test possibili spaziano dall’analisi della performance atletica alla sperimentazione sui materiali, dalla biomeccanica alla fisiologia, fino a nuove forme di racconto sportivo per i media, con applicazioni di realtà aumentata e virtuale.
Lo sguardo dell’Università, però, va anche oltre i confini provinciali. Proprio nel percorso verso le Olimpiadi è nata l’idea di una rete internazionale delle Università di montagna, promossa da Sport4Impact, che sarà coordinata proprio da Trento. «Non esiste al mondo una rete di atenei che hanno sede in montagna», spiega Bouquet. «E questo significa condividere problemi e opportunità molto specifici». Dall’Himalaya alle Ande, dall’Atlante ai Carpazi, l’obiettivo è sviluppare ricerca congiunta, mobilità, eventi scientifici e riflessioni comuni sullo sviluppo economico e sociale dei territori montani.
Infine, la vocazione per lo sport fa parte del DNA dell’Università di Trento che porta avanti da oltre quindici anni il progetto della dual career per studentesse e studenti che praticano attività sportiva a livello agonistico. Primo in Italia dal 2009 con il programma Top Sport che oggi conta 59 atlete e atleti (mentre sono una cinquantina le università italiane che negli anni a seguire hanno avviato progetto), l’Ateneo ha contribuito a portare questo tema anche a livello politico nazionale. «Oggi la dual career è entrata ufficialmente nella legacy di Milano Cortina», ricorda Bouquet, «ed è stata riconosciuta anche con un decreto ministeriale che delinea le caratteristiche del programma ispirate al nostro modello». Quando i Giochi si spegneranno, resteranno i riflettori spenti sugli impianti, ma accesi su un patrimonio di competenze, reti e infrastrutture. «Queste sono le opportunità che ci portiamo a casa e ora la sfida è farle crescere nel tempo», riflette Bouquet. Che però ammette: «Resta la sensazione che, tutti insieme, si sarebbe potuto fare qualcosa di più, ma – conclude – resta comunque una grande opportunità e sarà una grande festa anche per l’Università».




