First aid medical station in Val di Fiemme ©UniTrento 

Sport

Ai Giochi la cura diventa formazione

Dall’emergenza alla riabilitazione paralimpica, l’Ateneo di Trento prepara sul campo la sanità del futuro

3 febbraio 2026
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Paola Siano
giornalista Ufficio Stampa e Relazioni esterne

Non solo medaglie, record e grandi eventi sportivi. Le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 sono anche un banco di prova per il sistema sanitario e un’occasione formativa irripetibile per chi si prepara a lavorare in prima linea nelle emergenze. In questo scenario complesso, l’Università di Trento diventa protagonista: quattro specializzandi in Medicina d’emergenza-urgenza vivranno i Giochi olimpici dall’interno, partecipando a un modello di assistenza sanitaria unica sul territorio alpino, dove si intrecciano didattica, organizzazione e cura. Ne parliamo con Vito Racanelli, professore di Medicina interna e direttore della Scuola di specializzazione in Medicina d'emergenza urgenza del nostro Ateneo e medical care manager per il cluster trentino dei Giochi.

Se le ricorderanno, eccome, queste Olimpiadi e Paralimpiadi invernali gli specializzandi che frequentano la Scuola di specializzazione in Medicina d’emergenza-urgenza dell’Università di Trento. Quattro giovani medici che, durante Milano-Cortina 2026, avranno la possibilità di vivere un’esperienza formativa senza precedenti, immersi in una delle più complesse macchine sanitarie mai introdotte sul territorio alpino. Accanto a loro, sono coinvolti anche studenti e studentesse del corso di laurea in Medicina e Chirurgia e delle professioni sanitarie, principalmente come volontari
I Giochi non rappresentano solo un evento sportivo di altissimo livello, ma anche una sfida medica, organizzativa e didattica che coinvolge in modo diretto l’Ateneo trentino. Per chi si forma in ambito medico – e in particolare nell’emergenza-urgenza – le Olimpiadi diventano un’opportunità di formazione sul campo, dove competenze cliniche, decisionali e organizzative vengono apprese in un contesto reale, difficilmente riproducibile in aula.

«L’organizzazione sanitaria dei Giochi olimpici ha costituito e costituisce ancora adesso una palestra formativa incredibile, senza precedenti», spiega Racanelli. Per la prima volta nella storia, infatti, le Olimpiadi invernali si svolgono su un’area vastissima e interregionale, che coinvolge Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige per oltre 22 mila chilometri quadrati. Il professore snocciola i dati che fotografano la portata dell’evento: 1500 le persone coinvolte fra personale medico e infermieristico, soccorritori, autisti. Cento di loro in contemporanea saranno in servizio nelle giornate di picco. 12mila i volontari e le volontarie che garantiranno il loro supporto. E poi il potenziale bacino di utenza. «Un numero preciso non c’è – chiarisce il professore – ma se consideriamo che la popolazione della Val di Fiemme conta circa 20 mila individui e proviamo a sommare turisti, spettatori, residenti, atleti, soccorritori, potremmo arrivare più o meno al doppio». L’assistenza sanitaria sarà interamente garantita dal servizio sanitario pubblico e si baserà su un modello integrato, capace di rispondere sia agli standard olimpici internazionali sia ai bisogni di atleti, staff, pubblico, residenti e ospiti.

«I principi guida sono universalità ed equità – sottolinea – con un’attenzione forte all’inclusività, soprattutto in vista delle Paralimpiadi». Dal punto di vista operativo, l’organizzazione si articola su tre livelli. Il primo è quello dell’assistenza sui campi di gara, al Cross Country Stadium di Tesero e al Predazzo Ski Jumping Stadium, con medical stations, squadre di soccorso, ambulanze, mezzi speciali e un elicottero dedicato e per l’occasione permanente a Cavalese. Il secondo livello è rappresentato dal Policlinico olimpico allestito all’interno del villaggio di Predazzo, ospitato nel padiglione Macchi della Scuola alpina della Guardia di Finanza. Comprende un mini-poliambulatorio con farmacia, ambulatori specialistici, area emergenze e osservazione, attivo 24 ore su 24. Il terzo livello è quello ospedaliero, con Cavalese come primo riferimento e Trento per i casi più complessi. In questo sistema così organizzato si inserisce anche il percorso formativo degli specializzandi. «Parteciperanno affiancando il personale sanitario strutturato dell’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino – spiega Racanelli – e potranno prendere parte a tutte le attività». Un’esperienza che va oltre l’aspetto clinico. «La gestione di servizi sanitari complessi secondo degli standard internazionali – ci tiene a sottolineare il direttore della Scuola di specializzazione – contribuisce a formare proprio una nuova generazione di professionisti, con capacità manageriali sanitarie. Il personale medico, infermieristico, tecnico e volontario acquisisce delle competenze in project management, crisis management, risk assessment. Si tratta di professionisti che una volta rientrati nelle loro strutture di appartenenza potranno sfruttare queste competenze e diventare agenti di cambiamento. Potranno diffondere un metodo di lavoro che è basato sulla pianificazione accurata, sulla capacità di cooperazione anche tra le istituzioni».

Un contributo che rafforza quella che Racanelli definisce «l’eredità immateriale delle Olimpiadi: non solo infrastrutture e tecnologie, ma competenze, metodo e cultura organizzativa». In questa prospettiva si inserisce anche Villa Rosa di Pergine, destinata a diventare uno dei più importanti centri paralimpici di riferimento a livello nazionale. Una struttura di eccellenza che rappresenta un’eredità strategica per il territorio e una risorsa preziosa anche per l’Università di Trento. «L’inclusività non è uno slogan – chiarisce Racanelli – ma si traduce nella capacità di prendersi cura delle persone con disabilità, comprendendone esigenze, ausili, patologie e percorsi di cura. Le competenze sviluppate in ambito paralimpico, dalla riabilitazione alla presa in carico sanitaria, sono destinate a rafforzare la sanità ordinaria e ad aprire nuove opportunità di ricerca, formazione e didattica per l’Ateneo». La preparazione ai Giochi è iniziata da tempo, tra simulazioni, test event, esercitazioni proposte dal Comitato olimpico internazionale e l’osservazione diretta delle Olimpiadi di Parigi. Un lavoro che ha coinvolto anche la sanità pubblica, dall’igiene alla prevenzione, in un’ottica one health che tiene insieme salute umana, ambiente e territorio montano. «Sono entusiasta – conclude Vito Racanelli – l’adrenalina mi permette di superare la stanchezza e le difficoltà quotidiane». Un entusiasmo che attraversa anche l’Ateneo di Trento, chiamato a giocare un ruolo centrale in una delle esperienze formative e sanitarie più ambiziose degli ultimi anni