il gruppo protagonista con il professor Giacomo Oliveri (quinto da sinistra)

Storie

Da Marconi al 5G

Una nuova pagina della storia del wireless scritta con il contributo di UniTrento

29 gennaio 2026
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di Lorenza Liandru
Supporto alle Relazioni istituzionali

Sasso Marconi, estate 1895. Un colpo secco di fucile squarcia il silenzio della campagna bolognese. Non è una battuta di caccia né un crimine: è il segnale che inaugura una nuova era, quella della comunicazione senza fili. Guglielmo Marconi ha poco più di vent’anni quando, dalla casa di famiglia a Villa Griffone, riesce a trasmettere un segnale telegrafico oltre una collina, fino a un ricevitore posizionato a circa 2,5 chilometri di distanza, nei pressi del Colle dei Celestini. Lo sparo, esploso dal fratello, è il codice concordato per dire: il messaggio è arrivato. In quell’istante nasce la comunicazione wireless. E con essa, il mondo come lo conosciamo oggi.

Sasso Marconi, inverno 2026. Centotrent’anni dopo, Villa Griffone e la campagna bolognese tornano a ospitare un nuovo capitolo dello sviluppo tecnologico nel settore delle comunicazioni. Venerdì 9 gennaio lo storico esperimento di Marconi è stato riproposto in chiave contemporanea durante il “Metacelestini Demo Day”. L’iniziativa, che ha intrecciato dimensione scientifica, educativa e culturale, ha segnato la conclusione ufficiale dei progetti F9-Moss ed Ems-mmdv, realizzati nell’ambito del programma Pnrr Restart, il più ampio piano nazionale dedicato alla ricerca e innovazione nelle telecomunicazioni.

Parlare di rievocazione, però, sarebbe riduttivo, perché la dimostrazione è stata un vero e proprio test funzionale sul campo di un collegamento wireless, realizzato grazie all’impiego di tecnologie 5G avanzate. Tecnologie che portano anche la firma dell’Università di Trento: nell’esperimento è stato utilizzato un prototipo di Electromagnetic skin (Ems) progettato e realizzato dal gruppo di ricerca ELEDIA@UniTN tramite il progetto Ems-mmdv (Electromagnetic skin macroscopic modeling, design, optimization, and validation), coordinato da Giacomo Oliveri, docente del Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica.

«Durante il Metacelestini Demo Day – spiega Oliveri – siamo riusciti a ricreare il collegamento wireless ‘attraverso’ la collina dei Celestini, una barriera naturale alla propagazione del segnale ieri come oggi. Ma con una differenza sostanziale: al posto del segnale ottocentesco, abbiamo trasmesso con successo un flusso 5G a banda larga, grazie a un prototipo di Static Passive Electromagnetic Skin sviluppato dal nostro gruppo, che ha curato anche le attività di modellazione, progettazione e validazione sperimentale».

Chissà se Marconi avrebbe mai immaginato uno sviluppo di questo tipo, o cosa avrebbe detto sentendo parlare delle Electromagnetic skins, protagoniste assolute dell’esperimento. Ma cosa sono le Ems? «Note anche come Superfici intelligenti riconfigurabili o Smart skins – precisa Oliveri – le Ems sono superfici artificiali capaci di modificare in modo controllato la propagazione delle onde elettromagnetiche. Grazie alla possibilità di superare i limiti delle leggi di riflessione e trasmissione naturali, le Ems permettono di migliorare copertura, affidabilità e qualità dei collegamenti wireless, riducendo al tempo stesso i consumi e aumentando l’efficienza dei sistemi di comunicazione e sensing. Soprattutto negli scenari più complessi, trasformano l’ambiente da semplice sfondo a elemento attivo della rete wireless».

Il Metacelestini Demo Day ha mostrato in azione il vero potenziale delle Electromagnetic skins, capaci di potenziare copertura e prestazioni delle reti wireless di nuova generazione. Ma non è solo tecnologia: l’evento ha anche evidenziato la forza della collaborazione tra università, centri di ricerca e imprese. Tra i partner coinvolti, oltre all’Università di Trento, figurano la Fondazione Marconi, Telebit e l’Università di Siena per Ems-mmdv, mentre F9-moss ha visto il contributo dell’Università di Bologna e dell’Università di Roma Tor Vergata.

E per chi si sta chiedendo se anche questa volta ci sia stato uno sparo a celebrare il successo… «Sì - conferma Oliveri - una volta stabilito il collegamento wireless tramite la Ems, c’è stato uno sparo, proprio come nel celebre esperimento di Marconi».