Sasso Marconi, estate 1895. Un colpo secco di fucile squarcia il silenzio della campagna bolognese. Non è una battuta di caccia né un crimine: è il segnale che inaugura una nuova era, quella della comunicazione senza fili. Guglielmo Marconi ha poco più di vent’anni quando, dalla casa di famiglia a Villa Griffone, riesce a trasmettere un segnale telegrafico oltre una collina, fino a un ricevitore posizionato a circa 2,5 chilometri di distanza, nei pressi del Colle dei Celestini. Lo sparo, esploso dal fratello, è il codice concordato per dire: il messaggio è arrivato. In quell’istante nasce la comunicazione wireless. E con essa, il mondo come lo conosciamo oggi.
Sasso Marconi, inverno 2026. Centotrent’anni dopo, Villa Griffone e la campagna bolognese tornano a ospitare un nuovo capitolo dello sviluppo tecnologico nel settore delle comunicazioni. Venerdì 9 gennaio lo storico esperimento di Marconi è stato riproposto in chiave contemporanea durante il “Metacelestini Demo Day”. L’iniziativa, che ha intrecciato dimensione scientifica, educativa e culturale, ha segnato la conclusione ufficiale dei progetti F9-Moss ed Ems-mmdv, realizzati nell’ambito del programma Pnrr Restart, il più ampio piano nazionale dedicato alla ricerca e innovazione nelle telecomunicazioni.
Parlare di rievocazione, però, sarebbe riduttivo, perché la dimostrazione è stata un vero e proprio test funzionale sul campo di un collegamento wireless, realizzato grazie all’impiego di tecnologie 5G avanzate. Tecnologie che portano anche la firma dell’Università di Trento: nell’esperimento è stato utilizzato un prototipo di Electromagnetic skin (Ems) progettato e realizzato dal gruppo di ricerca ELEDIA@UniTN tramite il progetto Ems-mmdv (Electromagnetic skin macroscopic modeling, design, optimization, and validation), coordinato da Giacomo Oliveri, docente del Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica.
«Durante il Metacelestini Demo Day – spiega Oliveri – siamo riusciti a ricreare il collegamento wireless ‘attraverso’ la collina dei Celestini, una barriera naturale alla propagazione del segnale ieri come oggi. Ma con una differenza sostanziale: al posto del segnale ottocentesco, abbiamo trasmesso con successo un flusso 5G a banda larga, grazie a un prototipo di Static Passive Electromagnetic Skin sviluppato dal nostro gruppo, che ha curato anche le attività di modellazione, progettazione e validazione sperimentale».
Chissà se Marconi avrebbe mai immaginato uno sviluppo di questo tipo, o cosa avrebbe detto sentendo parlare delle Electromagnetic skins, protagoniste assolute dell’esperimento. Ma cosa sono le Ems? «Note anche come Superfici intelligenti riconfigurabili o Smart skins – precisa Oliveri – le Ems sono superfici artificiali capaci di modificare in modo controllato la propagazione delle onde elettromagnetiche. Grazie alla possibilità di superare i limiti delle leggi di riflessione e trasmissione naturali, le Ems permettono di migliorare copertura, affidabilità e qualità dei collegamenti wireless, riducendo al tempo stesso i consumi e aumentando l’efficienza dei sistemi di comunicazione e sensing. Soprattutto negli scenari più complessi, trasformano l’ambiente da semplice sfondo a elemento attivo della rete wireless».
Il Metacelestini Demo Day ha mostrato in azione il vero potenziale delle Electromagnetic skins, capaci di potenziare copertura e prestazioni delle reti wireless di nuova generazione. Ma non è solo tecnologia: l’evento ha anche evidenziato la forza della collaborazione tra università, centri di ricerca e imprese. Tra i partner coinvolti, oltre all’Università di Trento, figurano la Fondazione Marconi, Telebit e l’Università di Siena per Ems-mmdv, mentre F9-moss ha visto il contributo dell’Università di Bologna e dell’Università di Roma Tor Vergata.
E per chi si sta chiedendo se anche questa volta ci sia stato uno sparo a celebrare il successo… «Sì - conferma Oliveri - una volta stabilito il collegamento wireless tramite la Ems, c’è stato uno sparo, proprio come nel celebre esperimento di Marconi».




