Dinamica, intessuta di relazioni, aperta alla mobilità internazionale. La ricerca va oltre le frontiere dei paesi. Il problema dell’Italia, però, è il saldo negativo più pesante rispetto al resto dell’Unione europea tra coloro che vanno a fare ricerca altrove e chi invece arriva (o ritorna). Il fenomeno è stato approfondito nel convegno “La Fondazione Giovanni Armenise Harvard: 30 anni di scienza senza confini. Come creare ponti ed ecosistemi per attrarre in Italia i talenti della ricerca internazionale”, il 24 giugno 2026 a Roma. Si è discusso di politiche a sostegno dello sviluppo scientifico e del progresso della ricerca biomedica. Si sono presentati volti e storie di successo. Sheref S. Mansy, Marie-Laure Baudet, Andrea Lunardi, Luca Tiberi e Luca Fava – winners in attività al Dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata (Cibio) di UniTrento - raccontano come vincere il premio sia stata una svolta importante.
Sheref S. Mansy è stato il primo docente ad arrivare all’Università di Trento con il finanziamento messo a disposizione dalla Fondazione Armenise Harvard per il programma Career Development Awards. Proveniva dall’Università di Denver in Colorado. Si occupava di replicazione cellulare e di origine della vita sulla Terra. Era il 2009. Ricorda che il Cibio muoveva i primi passi, non era ancora dipartimento e aveva sede a Mattarello. Ritiene che il premio gli abbia fornito le risorse e i contatti necessari per costituire il suo gruppo e avviare un programma di ricerca in un luogo che, all’epoca, non si era ancora guadagnato una reputazione di eccellenza. «Mi ha fornito le risorse per sperimentare nuove idee senza timore di fallire. È raro disporre di risorse del genere in Italia. Ho potuto portare avanti contemporaneamente diversi progetti ad alto rischio per poi concentrarmi su quelli che mostravano i primi segnali di successo. È stata un’esperienza straordinaria», afferma.
«Grazie alla Fondazione Armenise Harvard, ho potuto costruire il mio gruppo indipendente in Italia e sviluppare la mia linea di ricerca di base», dichiara la biologa Marie-Laure Baudet che nel 2012 ha ricevuto il Career Development Award e si è trasferita a Trento dopo aver lavorato in Canada e Regno Unito. È stata anche la vincitrice della prima edizione, nel 2021, del Mid-Career Award. «Il Mid-Career Award sostiene chi guida un gruppo indipendente in uno snodo tanto delicato quanto decisivo. Questo riconoscimento mi ha permesso di far fruttare l'investimento iniziale e di dare continuità e respiro a ciò che avevo costruito con il mio team». Durante la sua carriera al Dipartimento Cibio ha identificato processi cruciali nella formazione delle connessioni neuronali per lo sviluppo del sistema nervoso. Con il suo gruppo di ricerca studia nei neuroni una classe di molecole, chiamate RNA circolari, e sviluppa strumenti innovativi come CircTracker, alla base dell’idea imprenditoriale premiata nel 2026 alla StartUp Academy Life Science.
Il biologo Andrea Lunardi ha ottenuto il finanziamento nel 2014 e ha deciso di trasferirsi dal Cancer Research Institute di Boston all’Università di Trento per sviluppare ulteriormente i suoi studi sul tumore alla prostata. «Ricevere un Career Development Award della Fondazione Armenise Harvard è stato fondamentale per aprire il mio laboratorio all'interno del Dipartimento Cibio e lanciare le mie linee di ricerca sul tumore prostatico», dichiara. «La Fondazione Giovanni Armenise Harvard ha senza dubbio rappresentato un punto di svolta per la mia carriera. Oltre a essere stata fondamentale per il mio rientro in Italia dopo l'esperienza statunitense, l'impegno costante della Fondazione per migliorare la ricerca scientifica nel nostro paese tramite meeting annuali, incontri con le forze politiche ed eventi di divulgazione rappresenta un eccellente volano per la crescita professionale», afferma.
Il vincitore del Career Development Award nel 2016 è stato Luca Tiberi, che dal Belgio ha scelto il Dipartimento Cibio dell’Università di Trento come sede dove avviare il suo laboratorio. «Abbiamo usato il finanziamento dell'Armenise Harvard per studiare i tumori pediatrici al cervello e creare i primi modelli di organoidi di questo tumore», spiega. La sua attività di ricerca è finalizzata a identificare i meccanismi cellulari e molecolari dei tumori cerebrali pediatrici maligni più comuni e aggressivi e testare l’efficacia delle terapie negli organoidi invece che su bambini e bambine malate. «Senza l'Armenise non sarei ritornato in Italia, ha rappresentato un punto importante», commenta.
«Ho ricevuto il finanziamento Armenise Harvard nel 2017, a 33 anni», ricorda Luca Fava. «È stato determinante per avviare il mio laboratorio indipendente al Cibio. Grazie alle infrastrutture già presenti, il contributo è stato impiegato principalmente per reclutare i primi collaboratori del gruppo e sostenere le spese per avviare un progetto di ricerca che ho portato con me dall'Università di Innsbruck, dove avevo svolto il post-dottorato. Per la mia carriera ha rappresentato un vero punto di svolta. Mi ha dato l'opportunità di sviluppare in Italia una linea di ricerca di base sui meccanismi con cui le nostre cellule rispondono a difetti della proliferazione cellulare, un ambito fondamentale ma spesso difficile da finanziare perché privo di applicazioni cliniche o tecnologiche immediate. Da quel progetto sono poi nate nuove linee di ricerca, orientate allo studio degli stessi meccanismi nei tumori e nelle malattie genetiche ereditarie, che hanno ottenuto successivamente sostegno da altre istituzioni».




