L’importanza strategica della ricerca. L’impatto sullo sviluppo del territorio. Le ricadute per la comunità locale. Credono in tutto questo e camminano insieme verso il futuro. Comune di Rovereto e Università di Trento hanno un legame forte, una visione condivisa. È emerso anche alla presentazione del nuovo programma biennale di interventi e attività nell’ambito dell’accordo quadro 2023-2027. L’incontro, il 6 maggio a palazzo Alberti Poja, ha visto al tavolo la sindaca della città della pace Giulia Robol, il rettore di UniTrento Flavio Deflorian e il direttore del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive Gianluca Esposito.
Rovereto è una città universitaria, dove comunità studentesca e cittadinanza s'incontrano, dove tanti palazzi antichi accolgono lezioni e convegni accademici, dove la storia s’intreccia con la ricerca di frontiera e la divulgazione scientifica. «Questo programma consolida il disegno dell’investimento dell’Università in città. C’è un occhio di riguardo alla tradizione della città, ma anche un confronto multiculturale e multinazionale che possa sviluppare presenze di studenti da fuori, guardando alla complessità del mondo. La cultura è il miglior antidoto per affrontare i problemi d’oggi», commenta la sindaca Giulia Robol.
Progetti di ricerca, attività di formazione e iniziative di terza missione si intrecciano con effetti positivi per la collettività. Il rettore dell’Università di Trento Flavio Deflorian si sofferma su impatto e ricadute per la comunità locale: «Abbiamo sempre creduto nella ricerca di alto livello come motore trainante delle attività universitarie anche per trasferire sviluppo al territorio. Le prospettive tracciate dall’accordo quadro lo confermano. Vediamo attività di ricerca molto importanti che vengono supportate e sostenute dal Comune di Rovereto che le considera strategiche per la città stessa».
L’Università di Trento lavora al nuovo assetto del polo di Rovereto che porterà il prossimo ottobre alla costituzione di un dipartimento unico in sostituzione delle attuali strutture (Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive e Cimec). In questa prospettiva, nella programmazione sono stati rafforzati gli ambiti di ricerca di interesse congiunto e si è data una maggiore attenzione alle attività di terza missione, come strumenti di relazione con il territorio e di coinvolgimento della cittadinanza. Si è poi introdotta una pianificazione biennale per rafforzare la fattibilità e la sostenibilità delle iniziative e consentire una programmazione più strutturata e coerente nel tempo.
Nel contesto dell’accordo quadro, il Comune di Rovereto ha investito 308.800 euro per attività con l’Università di Trento che partiranno nel 2026 e consolideranno la presenza dell’Ateneo in città. Una decisione – si è precisato - che la giunta comunale ha preso in continuità con un percorso strategico volto a rendere Rovereto un punto di riferimento per l'insediamento di ambiti universitari di rilievo. La convenzione dentro la quale si colloca questa programmazione, valida fino al 2027 con possibilità di proroga, stabilisce una forte alleanza tra l'ente pubblico e l'Ateneo di Trento e mira a una visione comune che superi i confini delle aule per influenzare l'intero tessuto sociale ed economico locale.
Il direttore del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive Gianluca Esposito aggiunge: «Le priorità individuate per i prossimi due anni rafforzano il ruolo centrale di Rovereto come polo di eccellenza nel campo della psicologia e delle neuroscienze, in dialogo costante con il Comune di Rovereto e la cittadinanza. Le attività si sviluppano in raccordo con il futuro Dipartimento di Psicologia e Neuroscienze e con il corso di laurea in Scienze della Formazione primaria, contribuendo a rafforzare il legame tra ricerca, educazione e territorio».
Il tema “Psicologia e Neuroscienze a Rovereto: ricerca, territorio ed eccellenze” rappresenta un asse strategico attraverso cui valorizzare competenze scientifiche di alto livello e il loro impatto concreto sulla comunità.
Accanto a questo, assume rilevanza il filone “Genere, Stereotipi ed Equità: dalla ricerca al cambiamento sociale”, che testimonia l’impegno dell’Ateneo nel tradurre i risultati della ricerca in azioni e strumenti utili a incidere sui contesti educativi, istituzionali e culturali e promuovere una società più equa e inclusiva.
Attenzione è poi dedicata al tema dell’“Educazione inclusiva nell’infanzia e adolescenza”, con focus specifico su pratiche, processi e strategie orientate al benessere e alla partecipazione di bambini/e e ragazzi/e. Qui si inseriscono le attività di formazione per operatori e operatrici degli asili nido, esempio di trasferimento delle conoscenze scientifiche nei servizi educativi del territorio.
Si rafforza inoltre la collaborazione di ricerca nell’area delle Scienze motorie con il Cerism – Centro Ricerca Sport, Montagna e Salute, a conferma di un approccio interdisciplinare che integra salute, benessere e qualità della vita, con ricadute dirette sulla comunità locale. A queste ricerche sono collegate attività varie di terza missione che si affiancano a quelle che si sono consolidate negli anni sulla figura e sulle opere di Antonio Rosmini. Iniziative di respiro internazionale e tutela dei diritti fondamentali riguardano il supporto a studiosi e studiose, studenti e studentesse provenienti da paesi a rischio con “Scholars At Risk” e quello alla frequenza del master in Diritto e Politiche delle Migrazioni con due borse di studio. Vengono finanziati due premi di laurea su innovazione e prototipazione. Prosegue il sostegno alla borsa di dottorato su “Forme e linguaggi della divulgazione” e la collaborazione di ricerca per il progetto “Sviluppo Seta biomedicale. Altre risorse vengono destinate al convegno dell’associazione degli Italianisti “La responsabilità della letteratura” e a ulteriori attività di interazione tra ricerca e territorio.




