Sorrisi, strette di mano, sguardi emozionati davanti al gonfalone per una fotografia ricordo. E poi calici tintinnanti, chiacchiere e saluti che si intrecciano a ricordi e nuovi progetti. Sono piccoli frammenti della cerimonia che l’Ateneo ha dedicato, mercoledì 13 maggio, a chi nel 2025 ha concluso il proprio percorso professionale, raggiungendo il traguardo della pensione.
Una cerimonia semplice ma sentita, alla quale hanno partecipato docenti, ricercatori, ricercatrici e personale tecnico-amministrativo. In totale, nel corso del 2025, sono ventinove le persone che hanno maturato i requisiti per il pensionamento. I loro nomi raccontano, in filigrana, un pezzo di storia dell’Ateneo: Salvatore Abbruzzese, Marco Ballerini, Edoardo Ballico, Gian Antonio Benacchio, Paolo Bonfatti, Giuliano Brunori, Maria Cantiani, Lorenza Dallapiccola, Elvira D'Amato, Alessandra Di Ricco, Silvia Nicoletta Fargion, Fulvio Ferrari, Diana Giovanaz, Fabrizio Gottardi, Sandra Iob, Mary Lunardi, Maria Caterina Mione, Luigi Mittone, Alberto Molinari, Antonella Motta, Enrico Pagani, Roberto Poli, Lucia Pretti, Federica Ricci Garotti, Elizabeth Riley Catherine, Marco Sabatini, Giuseppe Scaglione, Monica Sosi, Patrizia Stanchina.
Ad aprire la cerimonia è stato il rettore Flavio Deflorian, con parole che hanno alternato riconoscenza e ironia: «Oggi vogliamo soprattutto dirvi grazie per aver fatto crescere il nostro Ateneo. Vedo tra voi persone con le quali ho condiviso molto, compresi i docenti di quando ero studente». E poi, guardando la platea con un sorriso: «Con tutti gli aneddoti che mi vengono in mente su di voi, rischiamo di far durare ore questa cerimonia». Il direttore generale Alex Pellacani ha voluto sottolineare il valore del lavoro spesso meno visibile: «Il contributo che hanno dato in tanti anni anche i colleghi del pta è stato fondamentale, specialmente durante il Covid. Auguro a tutte e tutti voi un futuro di pace e salute». Due brani eseguiti dal trombettista Fabio Turra dell’Orchestra dell’Università di Trento hanno accompagnato la cerimonia con sensibilità e partecipazione.
Poi, archiviata la parte più ufficiale – quella un po’ impettita degli eventi istituzionali – è arrivato il momento dei brindisi. Tra i tavoli, un dettaglio piuttosto curioso ha attirato l’attenzione di molti: una spilla color porpora che recitava con orgoglio: “VIP pensionata 2025 – non è più un mio problema”. La proprietaria del gadget, Lorenza Dallapiccola, ha spiegato ridendo: «È il regalo delle mie colleghe per la festa del pensionamento».
Accanto a lei Mary Lunardi ripercorre con il pensiero più di quarant’anni di vita in Ateneo: «Ho iniziato a lavorare qui nel 1984. È stata una bellissima esperienza, dentro una comunità cresciuta negli anni. All’inizio eravamo pochi e ci conoscevamo tutti. Nell’ultimo periodo sono stata al Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive, dove ho apprezzato i temi della ricerca e le tante belle persone che ho incontrato». Le fa eco Sandra Iob: «Era il 1989 quando sono arrivata in Ateneo. Ho tanti ricordi di questo percorso, ma soprattutto mi resta la sensazione di aver vissuto un’esperienza arricchente. Lavorare a contatto con il mondo della ricerca e della didattica è un valore aggiunto rispetto allo stesso ruolo in altre amministrazioni pubbliche».
Il tema dell’Università che cambia, cresce e si trasforma ritorna anche nelle parole di Enrico Pagani: «Quando sono arrivato, nel 1983, l’Ateneo contava circa 1600 persone tra studenti, docenti e personale amministrativo. I corsi di laurea erano pochi: sociologia, economia, matematica, fisica e il biennio di ingegneria. Oggi siamo quasi 20mila». E poi il ricordo personale che strappa un sorriso: «Tra i miei studenti ricordo anche il magnifico rettore Flavio Deflorian. Ha superato l’esame di meccanica razionale ed è diventato ingegnere. Poi mi ha superato ampiamente nella carriera!».
Più che un ricordo personale, quella di Salvatore Abbruzzese è una riflessione sull'università come osservatorio privilegiato dei cambiamenti della società. «L'università è un luogo di estrema verità: registra i mutamenti del mondo e ne rivela le dinamiche profonde. Negli ultimi decenni il nostro Ateneo ha portato sulle spalle il peso di una società in trasformazione, dentro un orizzonte di grande incertezza». E tornando al periodo del Covid aggiunge: «Quando le luci si sono spente e tutto è diventato distanza, ci siamo resi conto che all'università è in gioco qualcosa di più di un semplice percorso formativo. Qui prende forma una parte fondamentale del nostro futuro. Ogni giovane arriva da noi con un progetto personale e l'università ne diventa parte integrante. Siamo partecipi del loro desiderio di una vita professionalmente realizzata».
Se per migliaia di studenti e studentesse l’Ateneo rappresenta il trampolino verso il domani, per centinaia di persone è stato un luogo di lavoro. Dedicare un tributo speciale a chi conclude la propria carriera non è solo una formalità, ma un atto di riconoscimento necessario. Ne è convinto Franco Fraccaroli, prorettore al benessere organizzativo e ai rapporti con il personale: «Un’istituzione deve restituire qualcosa a chi ne ha fatto parte, talvolta per più di quarant'anni. È un gesto per sancire che non si tratta solo di mansioni, ma di una comunità animata da scambi umani, emozioni e affetti. Celebrare questo momento significa onorare quel sistema di valori che abita, da sempre, i nostri uffici».
Intanto è calata la sera. Gli ospiti, poco alla volta, lasciano il rinfresco e tra i tavoli si comincia a sparecchiare. Chi ha partecipato porta con sé il ricordo di un bell’incontro e un piccolo omaggio appositamente realizzato dalla giovane artista trentina Giorgia Pallaoro: una stampa del portale di Palazzo Sardagna, sede del Rettorato. Un’immagine scelta non a caso, simbolo di passaggio e di nuovi inizi, di ciò che si lascia alle spalle e di ciò che ancora attende: tempo, passioni, progetti, affetti, libertà.




