Cinque giorni senza smartphone, o quasi, per riscoprire il valore del confronto, della condivisione e del tempo offline. A Grumes si è svolta la Social Media Detox Challenge promossa da Eciu University insieme alla School of Innovation dell’Università di Trento e alla piattaforma Social Media Detox dell'associazione Econtrovertia APS impegnata sui temi dell’educazione ambientale e dell’equilibrio digitale. Ventotto studenti e studentesse da quattordici Paesi del mondo – dalla Colombia al Pakistan, dalla Norvegia agli Stati Uniti solo per citarne alcuni - si sono messi alla prova con una sola regola: usare il telefono per non più di quindici minuti al giorno. L’obiettivo? Proporre soluzioni concrete per costruire un rapporto più sano e consapevole con il digitale.
Per incoraggiare questa “disintossicazione” dagli smartphone sono state proposte numerose attività. Dagli sport all’aria aperta come il trekking in montagna, alle gare di geocaching, fino a un torneo di brännbol, famoso gioco svedese con palla e mazza pensato proprio per incentivare il movimento e la collaborazione. Sono stati organizzati anche workshop tenuti da persone esperte per affrontare temi come il cyberbullismo, la gestione delle emozioni online e la corretta comunicazione sui social. Ma anche tanto divertimento sotto forma di serate passate guardando un film tutti insieme, cantando al karaoke, scatenandosi in discoteca o semplicemente stando seduti ad osservare il cielo stellato.
Lo scopo ultimo della challenge era però quello di chiedere ai/alle partecipanti di mettere insieme le loro conoscenze e, lavorando in gruppi, proporre soluzioni pratiche per trovare un equilibrio duraturo con i social media e avere un rapporto più sano con gli strumenti digitali.
«All’inizio c’è stato il timore, vista la presenza di giovani provenienti da Stati che oggi sono in conflitto tra loro, che potessero emergere delle tensioni. Per questo, almeno nelle prime fasi, abbiamo cercato di monitorare la situazione. Nel corso dell’esperienza però non c’è stato nessun attrito legato alla provenienza o alla situazione geopolitica. Questo, secondo me, dimostra quanto esperienze condivise di questo tipo possano aiutare a superare divisioni che nel mondo spesso restano irrisolte», racconta Mark Miller, referente dell’iniziativa per Econtrovertia.
Anche i momenti di difficoltà che non sono mancati, però, si sono trasformati in occasioni di crescita. «Per noi è importante anche che durante queste esperienze i ragazzi e le ragazze attraversino momenti di frustrazione, ovviamente entro certi limiti. Più una challenge viene vissuta in modo partecipato e sentito, più questa diventa significativa. Non perché sia importante vincere, ma perché conta mettersi in gioco e migliorarsi» racconta Roberto Napoli, responsabile dell’Ufficio Supporto della School of Innovation.
Il progetto vincitore è stato il “Detox Diary”: un diario pensato per accompagnare chi partecipa a camp detox attraverso schemi, esercizi e passaggi strutturati secondo una metodologia costruita anche con il supporto di psicologi e sociologi. L’idea è quella di monitorare i cambiamenti vissuti durante l’esperienza, ma anche dopo, proseguendo autonomamente il percorso di detox digitale e valutandone l’impatto nel tempo. Un’altra delle idee proposte è stata la creazione di un’applicazione in grado di tenere traccia del tempo trascorso senza telefono. In base alle ore “offline” gli utenti ricevono delle ricompense come buoni sconto spendibili in punti vendita convenzionati. «Il risultato finale è stato decisamente migliore di quanto mi aspettassi, soprattutto considerando il poco tempo a disposizione. Loro stessi dicevano che il fatto di non avere il cellulare li portava naturalmente ad immergersi nella sfida e collaborare tra loro e di questo ne ha beneficiato il lavoro», commenta Napoli.
In un contesto sempre più segnato dalla presenza dell’intelligenza artificiale, l’assenza di strumenti digitali ha inciso anche sul modo stesso di lavorare. «Uno studente ci ha raccontato che, nella sua esperienza universitaria, capita spesso che nei lavori di gruppo si ricorra a piattaforme come Chatgtp per arrivare rapidamente a una soluzione. Durante la challenge, invece, gli studenti hanno dovuto fare affidamento solo sulle proprie risorse e su quelle dei compagni». Un risultato più lento e, a tratti, più faticoso ma sicuramente più autentico e soddisfacente.




