La Consulta del Pta al suo insediamento ©UniTrento ph. Federico Nardelli

Vita universitaria

Nella stanza dei bottoni

Esploriamo il ruolo propositivo della Consulta del personale in UniTrento

2 luglio 2026
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di Alessandra Saletti
giornalista e direttrice UniTrentoMag

Che cosa fa concretamente la Consulta del personale e in che cosa si differenzia dall’azione dei sindacati? A un anno e mezzo dal suo insediamento, UniTrentoMag fa il punto sulla Consulta del Pta, organo statutario ed elettivo che prova ad accreditarsi come presidio consultivo e propositivo strategico, capace di intervenire "a monte" dei processi decisionali della governance, per contribuire a migliorare le procedure amministrative, innovare l’organizzazione degli uffici, delle strutture tecniche e dei servizi, valorizzare formazione e aggiornamento del personale.

Il timore, in questi casi, è quello di essere percepiti dai colleghi come un’operazione di facciata. Capita quando ci si propone come un’istituzione cornice, tutta da riempire in termini di contenuti, idee, proposte. I dodici componenti della Consulta (in rappresentanza di Pta e Cel) sanno che la fiducia si costruisce sul campo. Come previsto dallo Statuto di Ateneo, l'organo esprime pareri su documenti strategici, riforme e regolamenti, ma è nell’interpretazione attiva di queste funzioni che risiede la vera differenza. E forse anche in quei meccanismi che non sempre a distanza si colgono. «La nostra azione si sviluppa in parallelo a quella sindacale, senza accavallamenti o scontri», spiega la presidente Helga Franzoi. «Mentre i sindacati intervengono sulla contrattazione collettiva e sulle cifre, noi operiamo a un livello più alto, focalizzandoci sull’organizzazione, sulla formazione e valorizzazione del personale e sui miglioramenti strutturali. Non abbiamo un potere negoziale in senso stretto, ma possiamo contare su un forte potere propositivo. Forse questo aspetto è ciò che meno si sa di noi, ma è anche la nostra carta migliore».

Cerchiamo di capire meglio perché. «La nostra composizione riflette le diverse anime del personale. È grazie a questa pluralità di voci ed esigenze che riusciamo ad avanzare proposte concrete, da portare con credibilità all’attenzione degli organi di Ateneo. spiega la presidente. «Mentre i sindacati intervengono in una fase successiva, con la contrattazione e sulle cifre, noi abbiamo la possibilità, consentita dallo Statuto, di farci ascoltare a monte delle decisioni. Abbiamo quindi modo di aprire un dialogo costruttivo con gli organi di Ateneo e, in particolare, con il Consiglio di amministrazione, a cui possiamo presentare riflessioni e proposte. Abbiamo approfittato di questa opportunità di confronto proprio in occasione della definizione delle Linee di indirizzo per il Contratto collettivo integrativo 2025-27. In Consiglio di amministrazione abbiamo trovato ascolto e interesse e anche la disponibilità a rimandare le decisioni per approfondire i temi da noi sollevati. È una strada di collaborazione che funziona e che vorremmo proseguire in futuro, anche su altri temi di interesse».

Anche sul piano della formazione l'organo ha anticipato i tempi, elaborando una proposta organica prima della stesura definitiva del piano biennale di Ateneo. Molte soluzioni sono state recepite, come l’estensione dei corsi linguistici di approfondimento al personale senza incarichi di responsabilità e i webinar interni tra uffici per superare la frammentazione e valorizzare le competenze interne. «Lo scambio diretto risolve, a costo zero, il limite creato dalla frammentazione del lavoro quotidiano, che non ci permette di conoscere le attività reciproche. Sarebbe utile investire in una comunicazione interna più efficace», osserva Valeria Cataldo, rappresentante nella Consulta di Ateneo. Un intervento propositivo ha toccato anche il lavoro agile, per il quale è stata suggerita l’estensione della concessione in via prioritaria a chi ha figli fino ai 16 anni, misura poi integrata nel confronto con Cug e sindacati.

Obiettivo della Consulta è delineare un quadro d’azione interno e rispetto alle altre realtà universitarie analoghe. Con un’agenda chiara: ascoltare, creare una rete, misurarsi, accreditarsi. «Partecipare al primo convegno della rete nazionale delle Consulte del personale, ci ha permesso di capire come siamo messi rispetto agli altri atenei, almeno quelli del centro-nord, e dove possiamo migliorare», racconta Franzoi. «I dati che sono stati presentati raccontano UniTrento come un ateneo dotato di una governance orientata all'inclusione. A determinarlo sono soprattutto il riconoscimento solido della Consulta già nello Statuto di Ateneo, la possibilità di essere auditi in Cda o negli organi già in una fase precoce del processo decisionale e anche il peso del voto del Pta e Cel nelle elezioni del rettore o della rettrice. Sanato lo squilibrio di qualche anno fa, con il 15% ci collochiamo in linea con gli altri atenei. Ma ci sono atenei, come Pavia, che hanno previsto un peso del 25% del Pta e Cel e stanno lavorando per alzarlo al 30%. Questo esempio potrebbe aprire ulteriori spazi di discussione».

Il confronto ha mostrato la solidità istituzionale di UniTrento rispetto ad altri atenei e anche che si sta lavorando bene su temi come la sostenibilità e l’inclusione. Ma è stato utile anche per raccogliere spunti su welfare e servizi: «Ci sono state presentate alcune buone pratiche che potremmo provare a importare anche a Trento», aggiunge Cataldo. «Ad esempio, la possibilità di raccogliere i vari interventi di welfare per il personale in un’unica piattaforma integrata, come fanno alcuni atenei. Oppure la possibilità di stipulare accordi per ottenere convenzioni per le visite sanitarie di prevenzione o scontistiche per i trasporti o per alcuni tipi di utenze personali».

Il percorso avviato punta ora al consolidamento di una rete nazionale tra atenei, valutando anche l'orizzonte di un'associazione nazionale delle consulte. L'attenzione principale resta però focalizzata sull’ascolto della comunità interna. «La governance ci tiene in considerazione. E questo è un fatto non scontato rispetto ad altre realtà accademiche dove il dialogo è più faticoso», conclude Franzoi. «Vorremmo che la Consulta fosse percepita come luogo di partecipazione attiva e creativa, capace di anticipare le necessità e di incidere concretamente sulla qualità del lavoro in Ateneo». Ecco perché abbiamo deciso di raccogliere idee, feedback e critiche costruttive in un questionario, che potrà essere compilato dal personale entro il prossimo 10 luglio. «Le indicazioni emerse ci permetteranno di mettere più a fuoco il nostro ruolo e di costruirlo insieme in un percorso di fiducia condiviso e, speriamo, partecipato».