Cinque giorni di laboratori scientifici, gite al lago, uscite didattiche, visite al museo. Un programma fitto e stimolante che anche quest’anno ha scandito le giornate di chi ha avuto l’opportunità di frequentare il Summer Camp, una delle iniziative proposte dall’Ateneo nell’ambito delle politiche per la conciliazione tra lavoro e famiglia (tra queste, il nido aziendale che si appresta a festeggiare i venti anni). L’organizzazione è in mano all’ Ufficio Welfare e Progetti Giovani della Divisione Sviluppo Risorse umane e Organizzazione, inserita nella Direzione Risorse umane e Organizzazione. Uno degli strumenti a disposizione dei genitori che lavorano in UniTrento, che hanno minori in famiglia e che in estate devono far fronte alla chiusura delle scuole. UniTrentoMag propone il diario di chi ha vissuto questa esperienza. I racconti sono quelli di due bambine, le parole di chi scrive sono quelle di una mamma.
L’emozione era tanta. E anche la curiosità. Nei giorni precedenti al Summer Camp le bambine continuavano a scorrere il programma, immaginando come sarebbe stato incontrare nuove persone. Tra le domande che si rincorrevano ce n’era una particolarmente curiosa: «Come si scriverà il mio nome in cinese?». E poi la challenge con i marshmallow, le gite, la mensa universitaria. Perché, diciamolo, mangiare alla mensa dell’Università «come i grandi» ha un certo fascino. Anche quest’anno le attività del Summer Camp si sono articolate in tre settimane: dal 15 al 19 giugno al Polo Rovereto, dal 29 giugno al 3 luglio al Polo Collina e, infine, dal 31 agosto al 4 settembre al Polo Città. Le mie figlie hanno partecipato a quest’ultima esperienza, insieme ad altri coetanei e coetanee della scuola primaria.
Il servizio, attivato nel 2016 dalla Direzione Risorse Umane e che si avvale anche della professionalità di educatori ed educatrici del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive della nostra Università, ha una caratteristica che lo distingue dalle tradizionali colonie estive: porta i bambini e le bambine dentro il mondo dell’Università, avvicinandoli alle attività di docenti e di chi fa ricerca attraverso laboratori scientifici e culturali pensati in forma giocosa. Un modo anche per farli entrare in contatto con il mondo del lavoro dei loro genitori. E così, il primo giorno, il ritrovo è in un’aula della School of Innovation per scoprire la lingua cinese con Agostino Sepe, ricercatore del Dipartimento di Lettere e Filosofia. Le mie “reporters speciali” mi hanno raccontato di caratteri cinesi, di pittogrammi e di quei segni che sembrano alberi, radici, legno e che, combinati tra loro, possono dare origine a parole e frasi. La cosa che mi colpisce, ascoltandole, è la quantità di domande e curiosità che ogni attività ha fatto nascere in loro.
Le giornate sono state un susseguirsi di esperienze diverse. Ci sono stati momenti di scrittura di poesie e racconti curati da Linda De Carli e Francesco Falchetti (entrambi del corso di dottorato in Economia e Finanza) colori e spazi per disegnare, ma anche laboratori di ingegneria con Stefano Turrini assegnista di ricerca al Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell'Informazione. In questo caso la sfida era di costruire la torre più alta e stabile possibile usando soltanto spaghetti, scotch, spago e marshmallow. Una sfida apparentemente semplice, ma che richiedeva collaborazione, progettazione e capacità di lavorare insieme. Peccato però, hanno lamentato, non aver potuto assaggiare uno di quei marshmallow! Non sono mancati momenti più seri, per imparare a essere cittadini e cittadine di domani. In una finta aula di tribunale, al Dipartimento facoltà di Giurisprudenza insieme alla ricercatrice Serena Tomasi, hanno simulato un vero e proprio processo. Il caso riguardava la sparizione di una carta Pokémon. C’erano tre persone sospettate del furto, ma un elemento dell’indagine non funzionava correttamente. La conclusione? Nessun colpevole. Prima di accusare qualcuno bisogna quindi controllare e avere le prove. Ma che emozione battere il martello del giudice a sentenza raggiunta. Poi è arrivato il momento della scienza e della natura. Alla fattoria didattica "CapraMundi CibiMundi" a Ravina hanno conosciuto cani, maiali, cavalli, porcellini d’India, conigli, la tartaruga Uga. Hanno accarezzato gli animali e, soprattutto, hanno munto una capretta. «La parte più bella e divertente», mi hanno raccontato. Sono tornate a casa con informazioni che non conoscevo: «Mamma lo sai che la gravidanza di un coniglio dura circa un mese mentre quella di un porcellino d’India circa due?». Adesso lo so.
Tra le esperienze più attese c’è stata sicuramente la giornata al lago di Caldonazzo. L’avventura a bordo del sup e del kayak, i tuffi in acqua. Remare insieme, coordinarsi, aiutarsi: stare in mezzo al lago ha trasformato il gioco in un esercizio di squadra. «Entusiasmo alle stelle!» è stato il loro commento. Al Museo delle Scienze – Muse di Trento spazio alla conoscenza del pianeta e dell’ambiente. Hanno ricostruito fiumi di montagna e pianura utilizzando tubi, affrontato giochi con legnetti e paletti. Hanno scoperto aspetti incredibili della natura. Come, ad esempio, che il maschio del pesce lanterna può essere cinquecento volte più piccolo della femmina. Alla fine di ogni attività hanno portato a casa un piccolo tassello di conoscenza tutto nuovo. L’ultimo giorno sono arrivati gli abbracci, i biglietti con i cuoricini e gli auguri di buon anno scolastico. Il Summer Camp si conclude così: con i cappellini personalizzati a mano, i palloncini colorati, saponette naturali realizzate da loro, arcobaleni di cartone e nuvole di lana, tanti racconti e la stanchezza felice di chi ha vissuto giornate piene.




